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24 Lug 2013 [16:02]

La F.1? E’ ricca perché non paga le tasse

Stefano Semeraro

Il segreto del successo (commerciale) della Formula 1? Semplice, non paga le tasse. Lo sostiene il quotidiano inglese The Independent, in un articolo dove è rivelato che la società che gestisce il Circus nel 2011 avrebbe versato in tasse appena 945.663 sterline (circa 1,1 milioni di euro), a fronte di un incasso di 980 milioni di pound, ovvero poco più di un miliardo e 100 milioni di euro. Questo grazie ad un complesso meccanismo legale, basato sulla deducibilità di alcuni prestiti effettuati ad altre società, che peraltro sarebbe concordato con il fisco inglese. Un argomento che qualche tempo fa aveva fatto gridare allo scandalo il Premier inglese David Cameron, indignato dai “trucchi” legali che consentono alle grandi multinazionali di evadere sostanzialmente le tasse.

La percentuale di tasse dovute all’ HMRC, il fisco britannico, per le aziende è di norma del 24 per cento, mentre – sempre secondo The Independent - tutto l’indotto affaristico riconducibile alla F.1, più la F.1 stessa, nel 2011 avrebbe versato appena 1,9 milioni di sterline a fronte di un guadagno di oltre mille volte superiore. A possedere la F.1 è come noto il fondo di investimento CVC Capital, che ha sede in Lussemburgo, ma la holding che gestisce la parte fiscale legata alla F.1 è la FOWC (Formula One World Championships), che ha sede nel Regno Unito come 13 delle 30 aziende comprese nel gruppo. Schematizzando al massimo un dispositivo molto complesso, quello che si ottiene è che la FOWC utilizzerebbe proprio le aziende del suo pacchetto che hanno sede off-shore per effettuare “prestiti” non tassabili, che così abbassarebbero drasticamente la massa dell’imponibile.

Dallo studio del quotidiano inglese risultano peraltro 13,21 miliardi di dollari pagati dalla F.1 in tasse all’estero, e va detto inoltre che l’economia britannica beneficia non poco delle attività economiche in qualche modo connesse alla F.1 che si svolgono in patria. Qualcosa negli ultimi tempi sta cambiando in Gran Bretagna, ci sono iniziative di organizzazione volte proprio a ridurre queste scappatoie legali messe a disposizione dei grandi gruppi industriali e finanziari, ma da parte loro le compagnie ribattono che si tratta di un meccanismo perfettamente lecito, e che loro compito è rispondere alle esigenze degli azionisti che chiedono di risurre al minimo le tasse da pagare. Da tutta la complessa faccenda si può per ora tirare una sola morale certa: Bernie Ecclestone ha 82 anni e adotta metodi più che discutibili, ma il suo mestiere lo sa fare ancora benissimo.

Nella foto, la bandiera della F1 (Photo 4)
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