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11 Nov 2009 [23:20]

Alla Ferrari si va in cassa integrazione

A distanza di 16 anni dall’ultimo stop forzato, i lavoratori della Ferrari sono tornati in cassa integrazione guadagni a turno per una settimana: 500 operai di fonderia, motori e verniciature, e 100 impiegati. La crisi internazionale e il calo di produzione della “gemella” Maserati si sono tradotte in una flessione da 130 milioni di euro di ricavi e 4680 auto vendute (-6,9 per cento) nei primi nove mesi del 2009. Ma anche la gestione sportiva, dove ieri Luca Cordero di Montezemolo si è recato in visita per parlare del “nuovo modello di Formula Uno”, non può dirsi tranquilla alla luce del regolamento FIA: “Rispetto al tetto previsto per i team oggi avremmo circa 150, 200 addetti in sovrannumero – calcola la Fiom Cgil – l’azienda però non risponde alla nostra richiesta d’incontro”.

Il Cavallino rampante era stato l’unico finora a non rallentare nel comparto metalmeccanico, motore dell’industria emiliana assieme a ceramiche, tessile e abbigliamento, oggi funestati dalla crisi. Dalla Bonfiglioli motoriduttori (1500 addetti tra Bologna, Vignola e Forlì e fabbriche in Slovacchia, India e Vietnam) alla Berco di Ferrara della Thyssen Krupp (2500 dipendenti) ai trattori targati Fiat della Casa New Holland di Imola: nessuno è escluso. A Maranello l’ultimo utilizzo degli ammortizzatori risale al 1993, quando furono interessati mille dipendenti per sei settimane. Oggi i vertici della Ferrari non negano il momento difficile ma lo considerano un pit stop, dovuto a una crisi internazionale senza precedenti e al calo di produzione della Maserati, che nei mesi scorsi aveva già fatto partire la cassa integrazione ed evitato di rinnovare 112 precari. “La flessione è in riferimento all’anno record del 2008 – fa sapere l’ufficio stampa di Maranello – ma l’ultimo trimestre conferma l’andamento dei primi nove mesi indicando una tendenza stazionaria
per il 2010”.

In un contesto che vede la Ferrari volare nei mercati orientali e aumentare del 10 per cento la fetta di mercato mondiale falcidiato dalla crisi. “Il problema è il crollo di richieste di motori dalla Maserati, da 9000 a 4200 auto nell’ultimo anno – spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil Giordano Fiorani – ma anche Ferrari oggi è in sofferenza. Se così non fosse, non si spiegherebbe perché non applichino un’integrazione di stipendio ai lavoratori in cassa che questa settimana percepiscono il 60 per cento del salario. Chiederemo all’azienda un piano industriale di prospettiva: siamo preoccupati per le ricadute occupazionali, e per il centinaio di lavoratori a tempo determinato sparsi nelle varie aree”.

Articolo tratto da Il Fatto Quotidiano
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