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19 Giu 2026 [11:22]

Cadillac, nuova occasione sfumata
per l’eterna incompiuta di Le Mans

Michele Montesano - Foto DPPI

Sembrava la volta buona nella 24 Ore di Le Mans e invece Cadillac ha nuovamente dovuto ingoiare un boccone amaro. Dopo anni di apprendistato, crescita e sviluppo nella classe regina del FIA WEC, il marchio americano si era presentata sul Circuit de La Sarthe con un pacchetto finalmente competitivo e in grado di lottare per la vittoria assoluta. Le V-Series.R LMDh hanno dominato buona parte della settimana, imponendosi fin dalle sessioni del Test Day e confermando il proprio potenziale sia sul giro secco che sul passo gara. Eppure, ancora una volta, la Cadillac è uscita da Le Mans con un pugno di mosche in mano.

Il quarto posto finale della Hypercar del team Jota di Will Stevens, Norman Nato e Louis Delétraz non è la vera cartina tornasole di una corsa che avrebbe meritato un epilogo diverso. La vettura anglo-americana ha infatti guidato per 128 giri, più di qualsiasi altra Hypercar in gara, rimanendo stabilmente nelle posizioni di vertice e contendendosi il successo con Toyota e BMW. Una presenza costante al comando che ha confermato quanto il lavoro svolto negli ultimi mesi da Cadillac abbia finalmente colmato alcune delle lacune emerse nelle precedenti apparizioni francesi.

Rispetto al passato, infatti, la V-Series.R LMDh si è mostrata particolarmente efficace sui lunghi rettilinei de la Sarthe, uno dei punti deboli evidenziati negli scossi anni. Grazie agli interventi mirati, la vettura americana non solo è parsa estremamente veloce sui rettifili ma anche efficace in curva e ben bilanciata con le gomme, soprattutto durante le ore notturne. Proprio in quella fase della corsa, la Cadillac è riuscita a costruire il margine che le ha consentito di controllare la gara fino alla tarda mattinata di domenica.



La sensazione, però, è che Cadillac non sia riuscita a trasformare la superiorità mostrata nella notte in un vantaggio sufficiente per affrontare le fasi decisive della corsa. Con l’aumento delle temperature nella giornata di domenica, infatti, le Toyota hanno progressivamente recuperato terreno. Lo stesso Delétraz ha ammesso che il comportamento della vettura era meno efficace nelle ore più calde: “Siamo stati molto forti per tutta la gara e abbiamo guidato per gran parte della corsa fino alla tarda mattinata. Non posso negare che l’immagine della vittoria stesse iniziando a materializzarsi nella mia testa, anche se cercavo di ignorarla. Il quarto posto dopo tutto questo è sicuramente deludente”.

Il pilota svizzero ha riconosciuto come la squadra giapponese sia riuscita a fare la differenza proprio nel momento decisivo: “Le Toyota sono state forti per tutta la gara, ma durante la notte avevamo costruito un margine sufficiente per controllarle. Abbiamo continuato a spingere senza mai arrenderci, ma alla fine avevano qualcosa in più e non siamo riusciti a recuperare dopo l’ultimo ingresso della safety-car”.

A complicare ulteriormente la situazione è arrivato il fattore che spesso decide le sorti della maratona francese: il tempismo. Una Full Course Yellow nelle fasi finali della corsa si è rivelata particolarmente penalizzante per la Cadillac numero 12. Costretta a effettuare un pit-stop d’emergenza prima e una sosta completa successivamente, la vettura di Nato, Stevens e Delétraz ha perso secondi preziosi proprio mentre la Toyota vincitrice riusciva a sfruttare al meglio la neutralizzazione. Un episodio che ha compromesso la strategia costruita durante l’intera notte.



“Abbiamo avuto sfortuna con il timing delle Full Course Yellow perché abbiamo dovuto effettuare tre soste d’emergenza - ha spiegato Delétraz - Nell’ultima abbiamo perso molto tempo perché l’azione in pista è ripresa mentre eravamo ancora ai box. È lì che abbiamo perso contatto con i leader. La nostra strategia era mantenere la posizione in pista e gestire la gara, ma Le Mans aveva altri piani per noi”.

Anche Stevens non ha nascosto l’amarezza per un risultato considerato inferiore al reale potenziale espresso dalla squadra: “È piuttosto deludente tornare a casa con un quarto posto. Onestamente credo che meritassimo qualcosa di più. Con il ritmo che abbiamo mostrato avremmo dovuto essere almeno sul podio. Siamo stati molto più competitivi rispetto allo scorso anno, ed è un aspetto positivo, ma eravamo arrivati qui con aspettative più alte”.

Se la Hypercar numero 12 ha almeno visto il traguardo, ancora più dolorosa è stata la sorte dell’altra Cadillac del team Jota. La vettura affidata a Sébastien Bourdais, Earl Bamber e Jack Aitken è stata probabilmente una delle grandi protagoniste della corsa fino al momento del ritiro. Stabilmente inserita nella lotta per la vittoria, la V-Series.R LMDh è stata tradita da un guasto al servosterzo che ha posto fine alla sua gara dopo 218 giri.



Per Bourdais, tre volte secondo assoluto a Le Mans e vincitore della classe GTE Pro nel 2016, il colpo è stato particolarmente duro. Il francese sapeva di avere davanti una delle migliori occasioni della carriera per conquistare finalmente il successo assoluto nella corsa di casa. “Probabilmente intorno al 2020 avevo quasi rinunciato all’idea di avere ancora questa opportunità. Quest’anno invece c’era ma, per un componente che forse vale due dollari, tutto è finito. Non voglio minimizzare, ma è stato un colpo durissimo”.

Anche la terza Cadillac presente in griglia, quella gestita dal team Wayne Taylor Racing e condivisa da Ricky Taylor, Jordan Taylor e Filipe Albuquerque, ha mostrato un potenziale superiore rispetto al risultato finale. Per gran parte della settimana la vettura americana aveva dimostrato di poter ambire alla top-5, ma una serie di penalità per infrazioni durante le Full Course Yellow e nelle Slow Zone ha compromesso irrimediabilmente la gara.

Jordan Taylor ha individuato proprio nella perdita delle posizioni in pista il momento chiave della corsa: “Avevamo il passo all’inizio della gara e durante la notte. Abbiamo commesso un piccolo errore che ci ha fatto perdere terreno e in una corsa come questa, una volta perse le posizioni, tutto diventa più difficile. Se poi sommi il traffico e le neutralizzazioni nel momento sbagliato, la situazione peggiora rapidamente”.



Alla fine la Cadillac del Wayne Taylor Racing ha chiuso nona assoluta, a due giri dalla Toyota vincitrice, un risultato che non riflette il potenziale mostrato durante l’intera settimana. Ma, ad eccezione della doppietta nella 6 Ore di San Paolo dello scorso anno, la 24 Ore di Le Mans 2026 rappresenta probabilmente il punto più alto raggiunto finora dal progetto Cadillac nel WEC. Le V-Series.R hanno guidato complessivamente per 178 giri dimostrando di possedere finalmente velocità, affidabilità e consistenza per puntare al successo assoluto.

Lo ha sottolineato anche Jeremy Moore, capo ingegnere di Cadillac Racing: “Nel complesso siamo soddisfatti della nostra prestazione. Abbiamo portato una vettura competitiva e avevamo certamente più di una possibilità di vincere. Ma come sempre è Le Mans a scegliere chi taglia per primo il traguardo”.