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18 Giu 2026 [9:11]

BMW, la sconfitta per soli 10 secondi
Ma ora la M Hybrid V8 è competitiva

Michele Montesano - Foto DPPI

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? La 24 Ore di Le Mans 2026 si è conclusa per BMW tra tanto orgoglio e un grande rimpianto. Dopo 27 anni di attesa, la casa bavarese ha sfiorato il successo assoluto nella corsa più importante dell’Endurance mondiale chiudendo, per poco più di dieci secondi, al secondo posto con la BMW M Hybrid V8 LMDh affidata a René Rast, Robin Frijns e Sheldon van der Linde. Un risultato che rappresenta il miglior piazzamento del marchio tedesco sul Circuit de La Sarthe dalla vittoria del 1999, ma che lascia inevitabilmente l'amaro in bocca per una vittoria mancata per appena 10"913 dopo 24 ore di battaglia.

Per gran parte della gara la BMW è stata infatti l'avversaria più temibile della Toyota vincitrice. Dopo aver conquistato la prima storica pole position della propria avventura nell'era Hypercar, il costruttore tedesco si è presentato a Le Mans con la consapevolezza di poter lottare per il successo. Se la vettura numero 15 di Dries Vanthoor, Raffaele Marciello e Kevin Magnussen è stata progressivamente estromessa dalla lotta a causa di problemi e di una gara complicata, tutte le speranze si sono concentrate sulla numero 20 del Team WRT.

Fin dalle prime fasi Rast ha imposto un ritmo elevatissimo, portandosi subito al comando e dimostrando che la BMW possedeva la velocità necessaria per giocarsi il successo assoluto. La M Hybrid V8 LMDh è rimasta costantemente nel gruppo di testa, alternandosi nelle posizioni di vertice e confermando quanto già mostrato nelle precedenti gare della stagione del FIA WEC, come la doppietta ottenuta nella 6 Ore di Spa-Francorchamps di inizio maggio.



Con il passare delle ore la corsa si è trasformata in un confronto serrato tra BMW, Toyota e Cadillac. La Hypercar tedesca sembrava avere tutte le carte in regola per interrompere il lungo digiuno sul circuito francese, soprattutto nella mattinata di domenica quando il vantaggio accumulato appariva consistente. Frijns era riuscito a costruire circa 30 secondi di margine sulla Cadillac V-Series.R LMDh di Jota e addirittura 45 sulla Toyota TR010 Hybrid di Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck de Vries.

L'episodio destinato a cambiare il volto della gara è arrivato però a meno di sei ore dalla conclusione, quando il violento incidente della Porsche LMGT3 di Ayhancan Güven ha provocato una neutralizzazione con annesso intervento della safety-car. Il vantaggio costruito con pazienza dalla BMW è stato completamente cancellato e la corsa è ripartita praticamente da zero. In quel momento, oltre alla perdita della posizione acquisita in pista, il team tedesco si è ritrovato anche in una situazione meno favorevole dal punto di vista energetico, un elemento che avrebbe pesato notevolmente nella fase finale.

“Eravamo nel gruppo di testa per tutta la gara fino alla seconda safety car, che ha un po' rovinato la nostra strategia e ci ha fatto perdere terreno - ha spiegato a fine gara Rast - sono le corse e a Le Mans può succedere di tutto. A volte sei fortunato, a volte sfortunato. Sentiamo spesso dire che è Le Mans a scegliere il vincitore, ed è vero. Questa volta non siamo stati noi. Senza la seconda safety car saremmo stati in un'ottima posizione”.



Anche Frijns ha individuato nella neutralizzazione il momento decisivo della corsa: “La delusione è un po' più forte della felicità. Eravamo stati molto forti all'inizio, prendendo subito il comando e riuscendo anche a creare un piccolo margine. Poi il nostro ritmo è leggermente calato, ma durante la notte siamo tornati competitivi, ma la Toyota era sempre lì. L’epilogo è stato doloroso. La safety car finale ha rimesso in gioco le Toyota e sapevamo che avevano un ottimo passo”.

Nel finale l'olandese ha comunque tentato il tutto per tutto. Dopo un sorpasso spettacolare sulla Toyota di Sébastien Buemi nelle curve Porsche, Frijns si è lanciato all'inseguimento di Kobayashi, riducendo progressivamente il distacco ma senza riuscire a completare la rimonta. Il traguardo ha sancito uno degli arrivi più combattuti della storia recente della 24 Ore di Le Mans, con poco più di dieci secondi a separare il vincitore dal secondo classificato.

Sentimenti contrastanti anche per van der Linde, che ha vissuto il risultato oscillando tra soddisfazione e rimpianto: “All'inizio non sapevo davvero se ridere o piangere. Quando finisci a soli dieci secondi dal vincitore dopo 24 ore non è facile accettarlo immediatamente. Ma se guardiamo agli ultimi due anni e ai progressi enormi che abbiamo compiuto, possiamo essere molto orgogliosi”.



Se i piloti hanno faticato a nascondere l'amarezza, il Team Principal Vincent Vosse ha preferito concentrarsi sugli aspetti positivi di una prestazione praticamente impeccabile: “Non c'è alcuna ragione per essere delusi. Abbiamo disputato una gara molto solida, una corsa senza errori. Piloti, meccanici, strategia, ingegneri: tutto ha funzionato alla perfezione. Ci sono gare in cui il secondo posto è difficile da digerire, soprattutto quando perdi per dieci secondi. Ma in questo caso è facile accettarlo perché non abbiamo alcun rimpianto”.

La stessa analisi è stata condivisa dal direttore di BMW M Motorsport Andreas Roos, che ha sottolineato come il secondo ingresso della vettura di sicurezza abbia cancellato il vantaggio accumulato dalla Hypercar bavarese. La neutralizzazione ha azzerato il margine costruito in pista e lasciato la BMW in una posizione meno favorevole rispetto agli avversari nella gestione dell'energia, costringendo il team a rincorrere fino alla bandiera a scacchi.

Nonostante la sconfitta, Le Mans rappresenta un punto di svolta per il programma Hypercar della BMW. La M Hybrid V8 LMDh si è confermata veloce in ogni condizione, competitiva sia sul giro secco che sul passo gara e capace di lottare fino all'ultimo contro avversari del calibro di Toyota e Cadillac. Il secondo posto ottenuto sul circuito più prestigioso del mondo endurance, unito alla doppietta conquistata a Spa poche settimane prima, dimostra come il progetto abbia raggiunto finalmente una buona maturità.