Michele Montesano
Ci sono campionati che si vincono dominando dall'inizio alla fine, con una superiorità schiacciante, e altri che vengono conquistati sul filo del rasoio imparando a convivere con la pressione e con l'imprevedibilità che solamente gli E-Prix di
Formula E sono in grado di offrire. Il
secondo titolo iridato nella categoria elettrica di
Pascal Wehrlein appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Tra colpi di scena e ribaltamenti di fronte, la gara di
Londra è stata la perfetta sintesi del
campionato 2025-26 di Formula E con l’assegnazione del
titolo piloti che si è
deciso solamente negli ultimi chilometri del tracciato cittadino dell’ExCel. Wehrlein era arrivato all'appuntamento conclusivo inseguendo Jake Dennis e Mitch Evans, ma il successo ottenuto nella gara del sabato ha completamente ribaltato la situazione, permettendogli di presentarsi all'ultima corsa con cinque punti di vantaggio sul britannico dell'Andretti.
Eppure, sarebbe un errore pensare che il campionato si sia deciso soltanto nell'ultimo fine settimana. Lo stesso alfiere Porsche ha voluto sottolineare come il titolo sia stato costruito nel corso dell'intera stagione: "La
base di questo
successo è stata
costruita nelle precedenti 16 gare. L'intera stagione è stata un continuo alternarsi di alti e bassi. Quando la pressione aumenta e conta davvero ottenere il risultato, noi riusciamo a essere molto competitivi".
Wehrlein ha alternato prestazioni straordinarie a fine settimana più complicati, ma è sempre riuscito a limitare i danni. In una categoria come la Formula E, dove regna l'equilibrio tra i concorrenti e le gare possono cambiare nel giro di pochi minuti, la
continuità è spesso l'arma più importante. Le vittorie conquistate a Jeddah, Shanghai e soprattutto nella prima gara del fine settimana londinese hanno rappresentato i pilastri della sua corsa verso il titolo.
Oltre a essere l’unico a centrare
tre successi in questa stagione, il tedesco ha firmato anche
quattro pole position oltre ad avere una notevole capacità di gestione. Qualità che hanno permesso all’alfiere Porsche di rimanere costantemente nella lotta per il campionato anche quando Evans e Dennis sembravano avere qualcosa in più.
Il finale di Londra si è trasformato in duello psicologico. La
lotta tra Porsche e Jaguar è andata ben oltre la semplice sfida tra i piloti. I giochi di squadra hanno assunto un ruolo determinante, con entrambi i team impegnati a proteggere i rispettivi candidati al titolo. Già nella gara del sabato, Nico Müller aveva aiutato Wehrlein rallentando
Evans. Una strategia che non è passata inosservata all'interno del paddock e che ha inevitabilmente alimentato la tensione in vista della gara decisiva.

La risposta della Jaguar è arrivata ventiquattr'ore più tardi attraverso
Antonio Felix da Costa, che ha svolto un ruolo fondamentale nel tentativo di favorire il compagno di squadra Evans. Il portoghese ha deliberatamente rallentato Wehrlein per diversi giri, difendendo la posizione con grande aggressività fino ad arrivare a spingere il portacolori della Porsche quasi contro le barriere facendolo uscire dalla zona punti.
La rivalità tra Wehrlein e da Costa,
ex compagni di squadra proprio per la Casa si Weissach, ha reso la situazione ancora più esplosiva. Il rapporto tra i due si era già deteriorato nelle stagioni precedenti e il confronto di Londra ha rappresentato il punto più alto di una tensione che covava da tempo.
Al termine della gara,
Wehrlein non ha nascosto il proprio disappunto: "È stata la cosa più ingiusta che abbia mai vissuto. Da Costa ha cercato per tutta la gara di
rovinare la mia corsa. Mi ha rallentato, mi ha spinto e ha provato in tutti i modi a compromettere il mio campionato. Anche quando Evans era ormai davanti, Da Costa continuava a bloccarmi e a portarmi fuori traiettoria. È una delle cose più antisportive e scorrette che abbia mai visto".

Naturalmente, la
versione di da Costa è stata diametralmente opposta. Il pilota portoghese ha sostenuto che Jaguar si sia semplicemente limitata a rispondere alle strategie utilizzate da Porsche nel corso del fine settimana: “Abbiamo trovato una strategia per contrastare le loro tattiche. Non abbiamo fatto nulla che loro non avessero già iniziato a fare".
Nel mezzo di questa battaglia si è infilato anche
Dennis. Il britannico sembrava essere rientrato improvvisamente nella lotta per il titolo quando Wehrlein è scivolato fuori dalla zona punti. Tuttavia, un contatto nelle fasi finali ha compromesso definitivamente le possibilità del pilota dell'Andretti di bissare il titolo in Formula E.
Il paradosso è che
Wehrlein ha conquistato il titolo senza raccogliere nemmeno un punto nell'ultima gara della stagione. Tutto è dipeso dalla prestazione di Evans che, con il quarto posto finale, non è riuscito a recuperare il distacco necessario per ribaltare la classifica.

Una situazione che ha reso il successo del tedesco ancora più particolare: "Il primo
titolo è sempre più emozionante, ma questo
ha un sapore davvero speciale. È stata una gara durissima. Non mi sarei mai aspettato quello che è successo. Alla fine, però, ce l'abbiamo fatta".
Con il titolo conquistato a Londra, il pilota della Porsche ha chiuso nel migliore dei modi l'era delle
monoposto Gen3 Evo. Un ciclo tecnico che ha visto il costruttore tedesco imporsi come il punto di riferimento della categoria grazie a una straordinaria continuità di risultati.
"Quello che abbiamo fatto in questa stagione è stato eccezionale - ha sottolineato il tedesco - Forse
avremmo potuto semplificarci la vita e
chiudere il campionato prima, ma probabilmente sarebbe stato meno divertente. Nell’ultimo E-Prix ci sono stati molti giochi di squadra, forse anche oltre il limite, ma siamo riusciti a mantenere la calma e a raggiungere il nostro obiettivo".
Il fresco neo campione del mondo di Formula E ha quindi concluso: "
Questo titolo è per il team. Io do tutto per loro e so che loro fanno lo stesso per me. È stato un percorso straordinario e non potrei essere più orgoglioso".