Davide Attanasio - Red Bull Content Pool, Dutch Photo, Fotocar
Quella di
Mattia Colnaghi è una storia dal sapore di una favola, ma anche nelle favole più memorabili non deve mai mancare la volontà di fare del proprio meglio, perché anche e specialmente in tali favole le situazioni difficili sono dietro l'angolo, gli avversari che ti studiano sono pronti a vedere come te la cavi, e se cadi una, due, tre volte la forza di rimetterti in piedi deve esserti fidata compagna per proseguire il cammino uno, due, tre volte e anche di più.
Italiaracing ha seguito da vicino la trafila in monoposto dell'italo-argentino, 18enne da qualche settimana, che in un soffio di vento si è ritrovato a correre in Formula 3 travolto da attenzioni alle quali poco a poco si sta abituando sempre più. Ma può non essere facile.
Dalla selezione Richard Mille di fine 2023, che gli permise di ottenere un sedile gratis in
Formula 4 spagnola, passando per
la prima pole sul Circuito del Jarama,
il primo successo a Le Castellet e i due titoli, prima (appunto)
lo spagnolo nel 2024, e poi
l'Eurocup-3 nel 2025, sempre con una squadra, MP Motorsport, che lo ha accompagnato fino alla F3 con il supporto della
Red Bull, che accorgendosi delle qualità di questo ragazzo se lo è assicurato dall'estate scorsa senza esitare più di tanto.

Per la prima volta da quando corre in monoposto, Mattia dovrà rinunciare all'idea di vincere al primo colpo. La stagione 2026 gli ha riservato qualche difficoltà, ma tra Spa-Francorchamps e Budapest qualche segnale è arrivato, e concludere con il piede giusto a
Monza, laddove è nato, e Madrid è l'obiettivo nel mirino del classe 2008. Prima di guardare al futuro c'è da scrivere il presente, e ricordarsi del passato potrebbe aiutare in questo senso.
Chi è Mattia Colnaghi?
"Sono un ragazzo italo-argentino, con padre italiano e madre argentina. A cinque anni, dall'Italia, mi sono trasferito con mia madre e mio fratello a Singapore. Mio padre lavorava in Cina, quindi per stargli più vicino e per provare qualcosa di diverso abbiamo preso questa decisione. Lì ho imparato bene l'inglese frequentando una scuola australiana".
Come è nata la tua passione per il motorsport?
"Da piccolo ho sempre guardato la Formula 1; principalmente, è stato mio padre a farmi appassionare. Mi è sempre piaciuto stare davanti alla TV e vedere assieme le gare. I miei primi ricordi risalgono all'epoca di Sebastian Vettel. Fino ai dieci anni ho continuato a vivere come un ragazzo normale. Il primo contatto con un kart è avvenuto in quel periodo lì: i miei mi portarono sulla pista KF1 di Singapore, e da quel momento sapevo che da grande avrei voluto fare il pilota".
E poi?
"A Singapore non c'è una vera e propria cultura del motorsport, quindi ho dovuto aspettare di tornare in Italia per mettermici più seriamente. Nel 2019 mio padre mi comprò un kart DR Rotax che mi permise di fare pratica tutto l'anno, fino a quando, nel 2020, entrammo nel mondo delle competizioni. A metà anno ebbe luogo la mia prima gara nella categoria Easykart, e da lì è stato un progredire senza sosta: X30, OK-Junior e, nel 2023, mio ultimo anno nel karting, in OK Senior con il team CRG con il quale ho disputato europeo e mondiale".
La vittoria del Richard Mille Young Talent Academy a fine 2023 ti permise di debuttare in monoposto l'anno successivo. Hai qualche retroscena da svelarci?
"Durante i primi mesi/metà anno del 2023 un nostro amico di famiglia ci condivise un link che rimandava a questo concorso, alludendo al fatto che fosse una buona opportunità per progredire in F4 con una squadra vincente come MP Motorsport. La prima cosa da fare era mandare un video nel quale ci si doveva presentare, spiegare quali fossero le tue ambizioni e descrivere la tua carriera fino a quel momento. In base a questo, se chi seleziona - la All Road Management - dimostra un certo interesse nei tuoi confronti, si tiene un meeting; successivamente, vengono selezionati i migliori otto. Quando l'ho fatto io, se non sbaglio, la quota di iscritti era tra le 100 e le 200".
In entrambe le stagioni che ti hanno portato alla vittoria, per certi versi molto simili in come si sono sviluppate, ci sono state delle fasi difficili. Su cosa hai dovuto lavorare per fare quel salto di qualità?
"È vero, sono state due stagioni similari in termini di 'progressione', ma al loro interno hanno nascosto sfide diverse. Nel caso della Formula 4 è stata una questione di esperienza; a inizio anno facevo molti errori, mi mancava ancora qualcosa in termini di come gestire la qualifica, come trovare la scia giusta, cosa fare in gara... e questo l'ho pagato nei primi round, ad esempio quello di Jarama, dove feci la pole ma persi tanti punti. Pian piano ho iniziato a capire, e a Le Castellet c'è stato il click. Ho capito che Al Azhari (Keanu, lo sfidante al titolo; ndr) sentiva di non essere da solo, e poi essere attaccante è meglio che essere difensore, e questo ha un po' giocato a mio favore".
E in Eurocup-3?
È stato un po' l'opposto: ero io a dovermi difendere e gli altri che tentavano di recuperare. Il primo round al Red Bull Ring fu molto buono, tanto da avere 21 punti di vantaggio sul secondo, ma a Portimão Rivera (Ernesto; nrd) reagì molto bene tanto da superarci. Quella portoghese fu la tappa più difficile con quella di Le Castellet. In Francia vinsi anche una gara, ma sentivo che il passo non c'era".
"Avevamo un po' perso il metodo, la struttura. In Eurocup ci sono tanti test, e noi non riuscivamo a massimizzare il nostro tempo in pista come invece stava riuscendo al team Campos. A Monza siamo riusciti a trovare la quadra. In qualifica abbiamo giocato bene con le scie e da lì le cose si sono messe in discesa, tanto che a Jerez il vantaggio era tale per cui riuscii a vincere con un round di anticipo, il che mi permise di non disputare le due ultime gare a Montmeló per andare a Macao per la Coppa del Mondo con PHM. Me ne ero innamorato l'anno prima ed era il mio obiettivo ritornarci".
Guardiamo al presente, e quindi alla Formula 3. Sei rimasto fedele a MP, ma sin da Melbourne le cose non sono andate a meraviglia...
"Melbourne ha rappresentato l'inizio di un periodo difficile per la squadra. In qualifica feci un bel giro e riuscii a qualificarmi tra i primi, ma altri piloti avrebbero tranquillamente potuto starci davanti. Nelle gare, invece, abbiamo fatto fatica con il degrado delle gomme; non riuscivamo a tenerle nella giusta finestra di utilizzo, si formava il graining e perdevamo grip. Da quel momento avevamo capito che ci sarebbe stato molto da lavorare, ma ci siamo un po' illusi dal risultato della qualifica. Pensavamo di essere messi un po' meglio, anche considerando i test che erano andati bene, quindi abbiamo considerato Melbourne come round no".
Dopodiché...
"Al test del Red Bull Ring, un paio di mesi dopo, abbiamo provato soluzioni differenti a livello di settaggi, ma anche in quel caso - forse anche per via delle temperature, più fredde rispetto alla norma - non siamo riusciti totalmente a capire i problemi, andando incontro a una serie di appuntamenti complicati, per me e per i miei compagni, tra Monte Carlo e Silverstone".
"In quanto rookie, penso altresì di aver commesso qualche errore nella gestione del weekend. Ho imparato molto sia da Sandro (Giusti; ndr) che da Tuukka (Taponen; ndr), a mio avviso due ottimi piloti che rispetto molto, fino ad arrivare a Spa e poi Budapest dove siamo riusciti a capire un attimo di più cosa c'era che non andasse, mettendoci in una posizione migliore per gli ultimi due round di Monza e Madrid".
In cosa è diverso guidare una F4 da una "Regional" e da una F3? Cosa serve per andare forte?
"Per quanto sia un formula, l'aerodinamica di un Formula 4 è molto minimale, perciò si guida in maniera diversa rispetto a una macchina con tanto carico; devi portare la velocità minima, ma il tempo si fa maggiormente usando bene il freno, oltre all'importanza della scia specie su piste grandi".

"Circa la Tatuus Eurocup-3, rispetto a quella che adottava la Regional (il riferimento è al 2025; ndr) è stata concepita con più aerodinamica per preparare i piloti alla F3; quindi, bisognava spingere in entrata per massimizzare il downforce a disposizione. Questo ha cambiato un po' il mio stile di guida durante quell'anno".
"La F3, invece, ha un livello di carico simile rispetto all'Eurocup, ma con molta più potenza, e soprattutto le gomme sono molto diverse. È richiesto, in sintesi, uno stile più preciso. Qualsiasi errore ti costa molto di più, devi curare proprio il dettaglio; c'è una procedura, per andare forte devi usare quella e non puoi inventarti granché. Puoi affinare la guida e perfezionarti in quei punti dove non sei perfetto, ma non di più perché lo puoi pagare a caro prezzo".
Com'è il Madring al simulatore e come te lo aspetti nella "vita reale"?
"Mi sembra una pista interessante, molto diversa da tutte le altre provate fino ad ora. Non sono mai stato a Jeddah, ma per certi versi mi sembra simile: un layout tortuoso, con poche frenate forti. Sarà difficile sorpassare, quindi la qualifica sarà importante, ma non lo sarà prendere la scia perché ci sono pochi tratti rettilinei. Vedremo quando la proverò nei test del 24 e del 25 agosto, spero che il mio modello simulativo sia accurato..."
Sui tuoi social uno dei tuoi hashtag è #stayhumble. Cos'è l'umiltà per te?
"L'umiltà è alla base di tutto. Mi ritrovo a guidare in Formula 3 dopo un percorso di apprendimento velocissimo, però allo stesso tempo mi ritengo un ragazzo normalissimo; non mi paragono a nessuno, per me è importante rispettare tutti, se vengo rispettato rispetto. Il ragazzo che sei anni fa era in Easykart non avrebbe mai pensato di trovarsi in questa posizione, perciò per me è importantissimo rimanere umile e stare con i piedi per terra".
Cosa si prospetta nel futuro di Mattia Colnaghi?
"Molto probabilmente un altro anno in F3, ma vedremo".
È risaputo che la pista di Macao ti piaccia particolarmente. C'è l'opportunità di tornare quest'anno?
"La pista mi piace così tanto che l'anno scorso il patto era più o meno così: se avessi vinto l'Eurocup-3 con un round di anticipo bene, ovviamente ci sarei andato, ma anche con un vantaggio molto grande, ma non matematico, sarei stato disposto a rischiarmela (l'ultima tappa a Montmeló con il GP cadevano nello stesso weekend; ndr). Mi piacerebbe tornare, alla fine le occasioni per farlo non saranno più tante; ci penserò una volta finita la F3, una stagione finora non molto buona che spero di aggiustare un po' negli ultimi due round".
