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20 Mag 2008 [0:46]

IL TEMA - Jorge Lorenzo
ha infranto ogni limite umano

E’ arrivato a Le Mans giovedì, su una carrozzina, con due piedi fasciati, di cui uno rotto, tanti pensieri che gli oscuravano quel viso da bimbetto, qualche perplessità sul da farsi, parecchio dolore. Domenica sera era raggiante, caracollava su due stampelle, qualcuno gli teneva una coppa. Lui la chiama così: Vita da pilota di Moto GP. Noi tiriamo in ballo il Sommo Vate Vasco Rossi e la chiamiamo: Vita Spericolata. Quello che Jorge Lorenzo ha fatto a Le Mans lo scorso fine settimana entrerà nel libro delle storie impossibili anche se, in Italia, è stata oscurata dalle gesta altrettanto fantastiche di Valentino Rossi, entrato nell’albo dei record, quelli pesantissimi, che si raggiungono dopo una vita passata in moto.

Lorenzo ci ha commosso per avere dimostrato una forza di volontà soprannaturale, quella che solo pochi grandi campioni posseggono. A due e a quattro ruote. In Cina aveva riportato la frattura dell’astragalo della caviglia destra e una lesione al legamento laterale interno della caviglia sinistra. Tanto bastava per starsene a casa, tranquillo, nella piacevole Palma de Maiorca. E invece no, neanche gli è passato per la mente di non essere presente nel paddock di Le Mans. E da lì, un po’ più in là, all’interno del box, per salire in sella alla sua Yamaha. Si è fatto trasportare sulla carrozzina per diversi giorni, cosa che lo ha fatto riflettere non poco: ”Ora so cosa prova chi è costretto a vivere inchiodato su una sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni. Sono vicino a chi non ha più l’uso delle gambe, adesso capisco”.

Il dottor Costa, santo protettore di tutti i piloti del Motomondiale da almeno 30 anni, lo seguiva in ogni pertugio del circuito. Se avesse potuto, sarebbe montato anche sulla Yamaha di Jorge, nel sellino posteriore. Lo hanno sedato, coccolato, consigliato, calmato. Dentro di sé, Lorenzo aveva un toro. Voleva strafare, atteggiamento di chi teme di non essere all’altezza della situazione viste le condizioni fisiche. E’ caduto due volte, in due sessioni di prove libere distinte: venerdì pomeriggio e sabato mattina. Poteva rovinarsi per sempre, peggiorare le proprie ferite. Gli è andata bene.

A quel punto, un essere umano quanto meno normale avrebbe detto: okay, fermiamoci un attimo. Non il 21enne Lorenzo, che normale non è, evidentemente neanche appartiene al pianeta Terra. Si è riposato un po’, poi è tornato nei box per la qualifica. Girando con le sue stampelle. Non ha lottato per la pole, soffriva ed è stato stoico quando, nel secondo dritto accumulato nel corso della sessione, tutto solo ha dovuto fare manovra nella striscia d’asfalto imboccata. Uno sforzo immane, con quei piedi rotti appoggiati a terra per tenere dritta la moto e se stesso. Per lui, soffriva tutto il suo box. E chi era in tribuna. E davanti alla televisione. Ma Lorenzo, come niente fosse si è rimesso nel verso giusto ed è tornato in pit-lane. Il giorno della gara, lo spagnolo non ha preso anti dolorifici, niente: ”Tanto quando corro sono talmento concentrato che non sento niente”.

E’ partito e nei primi giri galleggiava attorno alla nona posizione. Poi, ha iniziato a fare sul serio. Li ha superati uno ad uno e i piedi rotti sembravano averli gli altri. Non si è tirato indietro, ha tirato staccate vere. Quando ha visto il suo nemico numero uno davanti a sé, Pedrosa, si è gasato ancora di più. E lo ha infilato con una manovra rischiosa, ma bellissima. Ha acchiappato Edwards e ha scavalcato anche lui. Secondo, dietro a Rossi, ormai imprendibile. E allora ha detto basta, doveva bastare così. Arrivato ai box, invece dell’asciugamano gli hanno dato due stampelle e nel recinto delle interviste post-gara si muoveva con difficoltà, ma aveva la forza di raccontare l’impresa.

Poi è salito, come un reduce sfortunato del Vietnam, sulle scale che lo portavano alla premiazione e lì, qualche cuore gentile, ha messo una sedia vicino al secondo gradino del podio. Sulla quale, stremato, Lorenzo si è accasciato. Il dolore era forte in quei momenti, l’adrenalina se ne stava andando. Eppure, a guardarsi attorno, sembrava tutto normale quel che aveva combinato il pilota Yamaha. In realtà, nel Motomondiale lo è. Non è certo Lorenzo il primo centauro ad avere corso con qualcosa di rotto. Loro ci sono abituati. E’ la vita del pilota di Motociclismo. Che shock per chi, come noi, è abituato agli altri piloti, a quattro ruote. Capaci di non correre per un dito slogato, un ginocchio dolorante o di accampare scuse sui pessimi risultati ottenuti per tutto un weekend per una cagarella o due linee di febbre. Che bimbi viziati. Al cospetto di un Lorenzo dovrebbero arrossire. Impresa stoica la sua.

Massimo Costa

Immagine Ideaplan
gdlracingTatuus