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21 Gen 2004 [15:03]

INTERVISTA A GIAMPAOLO DALLARA
«Perché l'Italia domina anche
il mondo delle categorie extra F.1

E' un rullo compressore la Dallara, un'azienda in continuo movimento che mai abbassa il livello di guardia. Il timoniere Giampaolo Dallara è un vero conquistatore. Neanche una settimana fa, infatti, ha ricevuto l'ok per la costruzione delle future monoposto della nuova Formula GP2 che dal 2005 prenderà il posto della F.3000 internazionale. Un'ulteriore conferma della grande stima di cui gode in campo internazionale l'azienda italiana, l'ennesimo successo della Dallara che ora si trova a dominare la scena mondiale delle corse automobilistiche: Indycar, Indy Pro Series, World Series 3.0, World Series Light, F.3 e ora Formula GP2. Per non parlare dei successi ottenuti anche nel mondo delle ruote coperte con un proprio prototipo e prima ancora con la Ferrari 333 e l'Audi. L'Italia non è soltanto Ferrari. La realtà Dallara è sotto gli occhi di tutti e la recente crescita della Tatuus, che costruisce le vetture per la F.Renault V6 3.5 e per la F.Renault 2000, ha clamorosamente tolto agli inglesi la leadership mondiale delle categorie extra F.1.

- Ingegner Dallara, avete affondato gli inglesi...

«L'Italia, grazie a noi e alla Tatuus, domina il mondo dei campionati cosidetti commerciali per monoposto. Il baricentro si è spostato da noi».

- Perché, cos'è accaduto?

«Tante sono le cause, forse noi italiani siamo più flessibili e soprattutto più attenti ai costi. A lungo andare questo ha pagato. Penso poi che la F.1 abbia avuto un effetto funesto sui nostri concorrenti, Lola e Reynard. Noi della Dallara, invece, sia con la Scuderia Italia nei primi anni Novanta sia con la Honda abbiamo sempre messo davanti la buona gestione del budget. E questo ci ha permesso di non soffrire. L'operazione Reynard-Bar F.1 si è rivelata infelice e penso che questa sia la causa del collasso che l'azienda inglese ha subìto».

- L'impegno con la nuova Formula GP2 cosa significa per la Dallara?

«Tanto lavoro in più e tanta soddisfazione. Faremo tutto con le nostre risorse, quelle che già abbiamo, e non ci sarà bisogno di aggiungere nuovo personale».

- Verso la fine di novembre italiaracing la chiamò perché già girava la voce che la Dallara era la candidata numero uno a rimpiazzare la Lola...

«Ricordo, ma come dissi allora tutto era ancora in alto mare. Noi abbiamo preparato un progetto e lo abbiamo consegnato a chi di dovere. Poi per un lungo periodo non siamo più stati informati di nulla. Soltanto pochi giorni fa abbiamo ricevuto una telefonata che ci comunicava di essere stati scelti per la Formula GP2».

- Dunque, come sarà la monoposto che vedremo nel 2005?

«Si ispirerà senz'altro alla Honda F.1 che avevamo realizzato qualche anno fa».

- Anche le monoposto per la World Series 3.0 sono state costruite partendo da quella base.

«E' vero, ma per quel progetto abbiamo dovuto contenere i costi. Con la F.GP2 avremo meno limitazioni e quindi costruiremo una monoposto molto raffinata e con un'aerodinamica decisamente spinta».

- Una vera F.1 insomma considerando anche i 600 cavalli motore. Ma il progetto World Series subirà qualche intoppo considerando che, di fatto, è una categoria rivale della F.GP2?

«Assolutamente no. Tutto proseguirà normalmente. Il 2004 sarà l'ultimo anno per l'attuale monoposto, quindi bisogna vedere cosa dovremo costruire per il 2005».

- Nella americana Indycar squadre come Rahal e AguriFernandez hanno abbandonato la Dallara per la G Force. Come l'ha presa?

«Che Mo Nunn ha optato per la Dallara al posto della G Force... Quello americano è un mercato trasparente e vedrete che se vinciamo subito le prime gare, le squadre rimetteranno in pista la nostra monoposto. Ce l'hanno pur sempre nel garage...».

- Il drammatico incidente di Brack nell'ultima gara Indycar del 2003 ha evidenziato la solidità della vostra vettura...

«Brack si è salvato per una buona dose di fortuna. Quegli incidenti, a quelle velocità, diventano incontrollabili».

- La F.3, dal Sudamerica al Giappone parla sempre Dallara.

«Mai abbassare la guardia. Mi aspetto che la Reynard porti un massiccio attacco alla nostra supremazia».
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