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8 Feb 2003 [11:36]

INTERVISTA A GIANCARLO FISICHELLA:
«Non vedo l'ora di correre con la pioggia...»

E' un "Fisico" in gran forma quello raggiunto da Italiaracing.net e intervistato alla vigilia della sua settima stagione completa nella massima formula. I primi giri sulla sua nuova Jordan, apparsa subito veloce, lo hanno caricato come una molla in vista del primo Gp. Intanto Giancarlo attende con impazienza le prime gare bagnate, dove le nuove regole che mettono in risalto le doti del pilota dovrebbero dargli una grossa mano a spingerlo verso i piani alti della classifica.

- La nuova Jordan EJ13-Ford sembrava nata male, poi nei test spagnoli si è rivelata una delle migliori vetture del 2003. Che ne pensi?

«Sono molto soddisfatto della mia nuova EJ13-Ford. Certo posso avere una limitata percezione della macchina dopo aver svolto effettivamente solo cinque giorni di test a Valencia, in quanto a Barcellona abbiamo incontrato alcuni problemi di gioventù. La prima impressione è molto buona come ho detto, anche per il motore Ford e questo mi lascia ben sperare».

- Sei considerato all'unanimità uno dei top 5 della F.1. Eppure sei sempre stato costretto a correre per team sì validi ma mai in grado di puntare al mondiale: dopo la parentesi Minardi, sono arrivate Jordan, Benetton e di nuovo Jordan. Perché? E' vero che ti ha penalizzato, per entrare in Williams o McLaren, il fatto di essere gestito da Briatore?

«Non saprei dare una risposta e non credo neanche che il mio rapporto con Flavio Briatore mi abbia penalizzato. Desidero tra l’altro chiarire che Flavio è stato il mio team manager, ma mai il mio manager, anche se spesso la cosa è stata confusa».

- Quanto ti manca il non aver potuto, fino ad ora, guidare una monoposto vincente?

«Mi manca molto, ma questo ha provocato comunque una determinazione tale che sono certo che il mio momento arriverà molto presto».

- Sei anni e mezzo in F.1 sono tanti. E' rimasta immutata la voglia di guidare? Ti è mai sembrato di andare... all'ufficio?

«E' impossibile parlare di guidare una F.1 come andare in ufficio; l’emozione che offrono la guida, le gare, la ricerca di quel decimo di secondo che a volte manca, genera un tale piacere e tante di quelle emozioni praticamente impossibili da descrivere».

- Il ritorno a monoposto più umane potrebbe regalarci qualche sorpresa?

«Sono certo che tanto meno i piloti saranno aiutati da un software, tanto più avrà importanza la loro abilità. Non vedo l’ora di partire in occasione di un GP sotto l’acqua e ti prego di riformularmi la stessa domanda alla fine di quella gara…».

- Quando un giorno la F.1 ti stancherà lascerai le corse o tenterai di ottenere traguardi importanti in altre categorie come la vittoria in una 24 Ore di Le Mans o nel Dtm come ha fatto il tuo amico Alesi?

«Oggi non so rispondere, ma immagino con difficoltà un ritorno nel Dtm od in altre categorie».

- Avresti mai pensato quando eri in F.3 di essere, assieme a Jarno Trulli, il pilota italiano in F.1 con maggiore continuità sia in quanto a presenze sia in quanto a risultati?

«Fin da quando ero bambino ho sempre desiderato essere un pilota di F.1 ed ho sempre lavorato duramente per raggiungere questo obiettivo. Sono anche molto felice del fatto che Jarno ce l’abbia fatta come me, anche lui partendo dal nulla e lavorando sul suo talento».

- Dopo voi due sembra proprio che nessun altro pilota italiano sia in grado di arrivare in F.1. Cosa è accaduto?

«La F.1 sta attraversando un momento molto particolare; a me farebbe molto piacere che ci fosse un altro italiano. Credo che oggi le migliori possibilità le possono avere Enrico Toccacelo e Giorgio Pantano che l’anno scorso hanno disputato un ottimo campionato internazionale di F.3000. Comunque Jarno ed io rappresentiamo il 10% dei piloti italiani del mondiale (2 su 20) ed è impensabile una situazione come quella di alcuni anni or sono con 10 piloti di una stessa nazione».
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