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19 Mar 2016 [10:56]

Il flop delle nuove qualifiche
Cosa non va, e come rimediare?

Jacopo Rubino

Fallimento totale. Anche a mente fredda, bastano due parole per descrivere ciò che si è rivelato il nuovo format di qualifiche introdotto in Formula 1. Dura obiettare, persino per chi alla vigilia era possibilista. "È presto per giudicare, vediamo come andrà a Melbourne e poi commenteremo", aveva dichiarato ad esempio Claire Williams durante i test di Barcellona. Per quanto visto oggi in Australia, in realtà, l'idea si è rivelata persino peggiore delle aspettative.

Tutti scontenti, Horner chiede scusa
"È stata una merda, sono sempre stato scettico", ha dichiarato Bernie Ecclestone in persona ad Autosport, senza discostarsi troppo dal colorito vocabolario di Sebastian Vettel. Ma il padrone del Circus spinge per proposte ancora più folli, come quella della griglia invertita. "Spazzatura, troppo complesso", ha affermato Toto Wolff, team principal Mercedes. Concorde Niki Lauda: "È la cosa più insensata che abbia mai visto". E fa effetto, detto da chi vedrà le sue monoposto schierate in prima fila. Christian Horner della Red Bull, ai microfoni della BBC, ha umilmente abbassato il capo: "Ci abbiamo provato e non ha funzionato. Ci dovremmo scusare con i tifosi". Tra addetti ai lavori e semplici appassionati, insomma, nessuno è soddisfatto. Variano soltanto i toni delle opinioni.

Finale spento, senza pathos
Andando nello specifico, il sistema ha evidenziato una lunga serie di punti deboli. Il più significativo è l'assenza di pathos: manca il crescendo di tensione che dovrebbe essere alla base di qualsiasi show. Al contrario dei piani, si è tutto deciso troppo presto. Emblematico l'epilogo della Q3, in cui i ferraristi Vettel e Raikkonen sono scesi dalla macchina con cinque minuti di anticipo per risparmiare le gomme, visto che ormai non si poteva più rispondere alle Mercedes. La pole è andata con pieno merito nelle mani di Lewis Hamilton, ma forse le vetture di Maranello erano più competitive di quanto non dicano i distacchi. Non hanno però potuto dimostrarlo. Lo ha evidenziato anche Nico Rosberg: "Attenzione, perché Vettel ha fatto un solo tentativo".

Verdetti subito scritti
Il problema era peraltro emerso anche in chiusura di Q1 e Q2. Tutti i piloti sono subito usciti dai box, ma dopo i primi run chi si è trovato a rischio aveva ormai poche chances di rimediare. Pesa la breve autonomia delle Pirelli super soft, e il countdown di 90 secondi per le esclusioni: non è abbastanza per tornare ai box, sostituire i pneumatici e rituffarsi in campo. Di conseguenza, tanti piloti si sono arresi in partenza, svuotando la pista. Il problema potrebbe per giunta accentuarsi su circuiti dalle lunghe percorrenze come Singapore, dove si viaggia quasi sui due minuti, limitando ulteriormente la finestra utile. Vien da sorridere, visto che si voleva garantire azione costante e maggiore incertezza. Invece, tutto sommato, la griglia riflette i reali valori in campo, ma si è composta senza emozioni. L'unica sorpresa in negativo è stata il 18esimo posto di Daniil Kvyat, figlio da un errore strategico, mentre il solo capace di ribaltare una situazione a sfavore è stato il rookie Jolyon Palmer. Con un colpo di reni il britannico è entrato in Q2, ma certo non è sufficiente a fare notizia.

Cambiare non serviva
Per l'ennesima volta, quindi, le stanze del potere della Formula 1 hanno dato sfoggio di approssimazione e scarsa lungimiranza. In modo frettoloso si è voluta introdurre a tutti i costi una novità che avrebbe richiesto verifiche più approfondite. E soprattutto, sono state spese energie dove non era affatto necessario. Il format di qualifica in uso dal 2006, composto da Q1, Q2 e Q3, piaceva e nel motorsport ha fatto scuola, venendo imitato da diversi campionati. Perché voler toccare qualcosa che funziona?

Si può tornare indietro?
Di sicuro, la Formula 1 non può permettersi di replicare questa desolazione tra due settimane in Bahrain. Sono necessari correttivi immediati. Horner non si nasconde: "Personalmente preferirei tornare alle vecchie regole". Non è l'unico a pensarlo. È possibile? Un precedente esiste: nel 2005 il disastroso esperimento della qualifica di domenica mattina, con giro secco e somma dei tempi, venne abortito dopo sei GP. Nei giorni scorsi, quando il nuovo sistema sembrava destinato a debuttare solo in Spagna, si credeva poco serio mescolare le carte in corsa. Oggi, all'opposto, compiere un passo indietro appare l'unica soluzione buona per salvare la faccia. "Senza unanimità non si può far nulla", ha però ricordato Eric Boullier, ds McLaren.
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