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20 Mag 2026 [14:21]

Il messaggio di Verstappen alla F1
Sempre più pubblico per le gare "extra"

Massimo Costa

Ci voleva Max Verstappen per portare la luce, tanta luce, sulle altre isole felici del motorsport? Sembra proprio di sì. La presenza del quattro volte campione del mondo Formula 1 alla 24 Ore del Nurburgring con la Mercedes GT3 del team Winward, ha scatenato i media di tutto il mondo, italiani compresi (vedi Sky Sport), che si sono lanciati in dirette streaming come mai era accaduto prima per l'evento tedesco. Se non per quei canali classici che hanno sempre seguito in diretta quella che viene definita l'infernale gara del Nordschleife.

Lungo l'interminabile circuito storico del Nordschleife, si sono assiepate migliaia e migliaia di spettatori entusiasti. Un classico per questa... classica, ma indubbiamente la presenza di Verstappen ha attirato ancora più tifosi, specialmente quelli in maglia arancione provenienti dall'Olanda e che abbiamo sempre visto in questi anni affollare le tribune dei vari circuiti europei che ospitavano i Gran Premi di F1.

Chi ci segue, avrà già avuto modo di leggere i nostri articoli riguardanti le presenze di un folto pubblico alla prima gara del GT World Endurance al Paul Ricard e alla prima tappa del WEC a Imola. Tanti tanti spettatori che hanno invaso i due circuiti e che avevano solleticato un confronto con quanto accade nel Mondiale F1, sempre più esclusivo e riservato a chi ha il portafoglio bello gonfio.

E sì, perché gli appassionati visti al Paul Ricard, a Imola e al Nordschleife hanno dimostrato tutta la loro passione per il motorsport in eventi belli, interessanti, pieni di pathos, potendo spendere poche decine di euro. E sentirsi pienamente parte dell'evento. Perché questo non accade in F1? Abbiamo già fornito la risposta: perché in F1 tutto è business e poco importa degli spettatori. Se la tirano? Eccome. La parola è una sola: esclusività. Ecco allora il paddock club per ricconi, gli inviti ai VIP (o presunti tali) nel paddock vietatissimo ai comuni mortali. 



Al Paul Ricard, a Imola, al Nurburgring, il prezzo del biglietto non superava i 100 euro per due-tre giorni. Volete sapere quanti sono stati gli spettatori al Nordschleife durante al 24 Ore? 352.000. Tanti quanti affollano i circuiti del Mondiale F1. Che però, si ritrovano a spendere molto di più. Un numero, quello del Norschleife, che è paragonabile a quelli raggiunti solitamente da Spa per la 24 Ore del GT World Endurance o dalla 24 Ore di Le Mans dedicata al WEC.

Quello che premia gli spettatori di queste gare è la possibilità di accedere al paddock, di vedere da vicino i piloti, le macchine, nella più totale tranquillità e senza dover accendere un mutuo con la propria banca. Ci si sente ancora di più parte dell'evento. In F1 si vede tanta gente, per esempio sulla griglia di partenza, ma mica sono spettatori veri. Sono le decine, centinaia, di invitati dagli sponsor, da Liberty Media, dalla FIA.  Nel paddock, se paghi un prezzo molto salato, puoi anche accedere, c'è l'ingresso il giovedì alla pit-lane. Una bella iniziativa, che poi finisce rapidamente.

Osservando i media europei che hanno parlato dell'evento del Nurburgring, anche i social, è emersa nettamente una cosa: Il pubblico che segue soltanto la F1, che non si interessa del motorsport nella sua completezza, grazie a Verstappen ha scoperto un nuovo mondo e ne è rimasto strabiliato. Prima di tutto, dal fascino del Nordschleife, poi dalla bellezza delle variopinte vetture GT3 e dalla tipologia della 24 Ore. Di una gara vera, non determinata dall'uso delle batterie come accade in F1, situazione che tanto ha scioccato gli appassionati.

Circuiti veri (non tracciati banali come Losail per esempio e similari inseriti in calendario tanto per aumentare il numero di gare e per incassare milioni dagli arabi di turno), gare vere, piloti che guidano senza dover pensare a spingere chissà quali bottoncini. La gente sta aprendo gli occhi, il messaggio è chiaro. Ma sappiamo bene che a Stefano Domenicali e a tutta Liberty Media poco importa. Finché le tribune F1 sono piene, gli ascolti tv importanti, non si cambia. 

Ma attenzione, intanto c'è stata la clamorosa retromarcia sul 50-50 delle power unit tra elettrico e no. Chiaro segnale che davanti ai sorrisi del "tutto va bene signora la Marchesa", c'era grande preoccupazione per il tunnel in cui ci si era infilati. La F1 è bella, bellissima, ma dovrebbe tornare ad essere più vicina alla gente comune pur aprendo le porte ai ricconi e ai VIP di turno. Che una volta inquadrati dalla TV fan dire... wow c'è Michael Douglas... wow c'è pinco pallo.

Al Paul Ricard, a Imola, al Nordschleife, non c'era motivo di dire wow per nessuna star del cinema, della musica, per qualche inutile influencer, ma solo i tanti wow della gente comune felice di assistere a belle gare, tanti veri appassionati non in camicia e cravatta. E come ha scritto un bravo collega inglese "Questo è esattamente ciò che gli sport motoristici dovrebbero essere. È ciò che la F1 può essere e a volte è. Ma se mai avesse avuto bisogno di un promemoria, il suo quattro volte campione del mondo ha appena acceso i riflettori su ciò che non deve dimenticare".



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