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Intervista a Ghiotto
"Pronto per stupire"

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Un ottavo posto che non lo soddisfa, come è ovvio e naturale per un pilota dalle grandi qualità e che soltanto dodici mesi prima si era piazzato quarto. Stiamo parlando di Formula 2 e di Luca Ghiotto, il ragazzo italiano che da ormai un paio di anni è colui che ha le maggiori chance per seguire la via di Antonio Giovinazzi verso la F1, pur essendo fuori da Academy e programmi Junior dei team del Mondiale. E sì, perché Ghiotto si è sempre dovuto arrangiare con i propri mezzi per conquistarsi la fiducia dei team manager o degli sponsor nel corso della sua lunga carriera in monoposto che lo ha visto primeggiare in ogni categoria che ha affrontato, fino a quel positivo test svolto nell’agosto 2017 a Budapest con la Williams.

Ghiotto, nel 2018 col team Campos, non ha potuto dire la sua per vari motivi. Qualche errore di guida, qualche episodio sfortunato, una macchina non sempre competitiva a causa dei numerosi problemi con il nuovo motore che hanno penalizzato molti piloti nel corso della stagione. Ma quando si semina positivamente nel corso degli anni, il raccolto offre sempre qualche gemma ed ecco che il team Virtuosi, fino a poche settimane fa conosciuto come Russian Time, non ci ha pensato due volte a chiamare Luca per il campionato F2 del 2019 dove affiancherà il rookie Guan Yu Zhou.

Luca, cosa ci racconti della stagione 2018?
“Quando arrivi da un quarto posto, da podi e vittorie, da un team per il quale hai contribuito a fargli vincere la classifica a loro riservata, è logico che riparti l’anno seguente con aspettative elevate. Puntavo a essere nei primi tre, se non a vincere il titolo, ma non è andata così. Abbiamo lasciato molti punti in giro, io ho sbagliato a Baku quando ero nelle primissime posizioni, a Montecarlo mi hanno eliminato in partenza, a volte abbiamo faticato per un set-up della monoposto non ottimale. E così, sommando questi episodi, si fa presto a uscire dalla vetta della classifica generale. Alla vigilia dell’ultimo appuntamento di Abu Dhabi, dopo che ne avevamo parlato già in altre occasioni, sulla mia vettura è stato fatta una grossa modifica che si è rivelata positiva ed ha funzionato perché quel weekend ho disputato una delle mie migliori, penso addirittura della mia carriera in Formula 2”.

Nonostante una annata così così, è arrivata la chiamata di Andy Roche che non aveva dimenticato il tuo apporto e i tuoi risultati del 2017 in Russian Time...
“Sono molto contento di tornare con loro. Adesso la squadra, con l’uscita di scena della proprietà russa di Markelov, si chiama Virtuosi e posso dire che sono tornato a casa. Ho sempre avuto un buon rapporto con loro, a fine 2017 non ci eravamo lasciati per litigi o cose di questo tipo, ma solamente per motivi di budget. Alla fine dello scorso anno si sono create le condizioni affinché Roche mi chiamasse e questo mi ha fatto estremamente piacere, ero il primo della lista, segno che avevo lavorato bene con loro nel 2017”.

Il 2019 sarà il tuo quarto anno in F2. Potrà crearti problemi, a livello di immagine, la lunga permanenza nella serie?
“So bene che può essere una situazione penalizzante perché si tende a sostenere che se un pilota vince al quarto anno lo fa solo per l’esperienza che mette in campo, non per la velocità. Considerando anche che nelle ultime due stagioni hanno vinto piloti che erano rookie come Leclerc e Russell. Però, se si domina, se si lascia un segno convincente, penso che sia diverso e si riuscirà ad attirare l’attenzione. Vedo che in F1 in quest’ultimo periodo c’è un bel giro di piloti, i sedili cambiano con facilità e possono nascere opportunità che non ti aspetti. Per questo bisogna sempre farsi trovare pronti e mettersi in mostra”.

Ritieni che per te il 2019 rappresenterà l’ultima chance per tentare il salto in F1?
“Nel corso del 2018 avevo intavolato alcuni discorsi con dei team del Gran Turismo per vedere se vi erano opportunità per divenire pilota ufficiale per qualche costruttore. In particolare nel Blancpain, una categoria che trovo bella e appassionante, che ti regala la possibilità di diventare un pilota professionista. Poi, le cose sono cambiate come detto, ed eccomi nuovamente in F2. Sì, lo scorso anno non nascondo di aver detto che un quarto anno in questa serie sarebbe stato troppo, ma considerando le buone condizioni con cui correrò ritengo che giocarmi ancora questa carta sia importante. Se dovesse andare male, allora mi rivolgerò verso il GT o magari il Giappone e gli USA, ma sempre tutto dipenderà dal budget”.

Nel 2017 eri in ballo per un ruolo nel team Williams, che poi ha vissuto una pessima annata. Ritieni che sia una possibilità ormai sfumata quella del team di Grove?
“No, tutto può accadere. Per qualche periodo si era parlato con loro per ricoprire un ruolo al simulatore, poi non c’è stato spazio con l’arrivo di Sirotkin come pilota ufficiale e Kubica ‘spostato’ come terzo pilota. Niente da dire, Robert è molto esperto ed è stato giusto così. Per quanto riguarda Sergey, sono dispiaciuto che non abbia potuto avere una seconda occasione. Non ha avuto una annata facile, la F1 è molto difficile e lo è ancora di più se guidi una monoposto che non è nelle prime file. In ogni caso, per entrare serviva sempre del budget di cui non dispongo. E torno al discorso di prima: bisogna dominare dove si corre, bisogna lasciare un segno per essere presi in seria considerazione da una squadra di F1. Vincere qualche gara non basta più, è necessario costruire qualcosa di stratosferico. E poi, certo, avere le persone giuste che ti guidano in questo mondo. Il mio manager Matteucci è stato fondamentale, grazie a lui negli ultimi tre anni sono riuscito a correre più per merito che per altro e questo è per me motivo di grande soddisfazione”.

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