Michele Montesano
Dalle monoposto alle gare di durata, passando dalle Formula 3 al mondo delle GT, fino ad arrivare alla Ferrari 499P Hypercar. Il percorso di
Nicola Lacorte è quello di un giovane pilota che sta cercando di costruire la propria carriera attraverso esperienze diverse mettendosi alla prova in categorie profondamente differenti tra loro. Dopo una stagione positiva in
FIA Formula 3, impreziosita dalla vittoria a Monza e da un percorso di crescita costante, il pilota toscano ha già avuto modo di confrontarsi con le competizioni di durata prendendo parte anche alla 24 Ore di Daytona nel 2025.
Un’esperienza, quella maturata in IMSA, che gli ha permesso di scoprire un modo completamente diverso di affrontare le corse, condividendo la vettura con altri piloti e imparando a gestire gare più lunghe e complesse. Adesso, con l’esperienza al volante della
Ferrari 499P di Cetilar Racing nella prossima stagione della
Asian Le Mans Series, Lacorte aggiunge un altro tassello al proprio percorso. Un’occasione importante per crescere e acquisire nuove competenze, senza perdere di vista il principale obiettivo per il prossimo anno: il debutto in FIA Formula 2.
Dal kart alle monoposto, passando per le GT, fino ad arrivare all’Hypercar. Quali sono le differenze tra queste vetture e cosa significa per te riuscire a passare da una categoria all’altra in così poco tempo?
“Sono convinto che l’adattabilità di un pilota sia la qualità migliore che si possa avere. Mi è sempre piaciuto provare cose diverse e guidare macchine differenti, anche nella stessa stagione, come nel 2025, quando ho disputato la Formula 3 e la 24 Ore di Daytona. Essere in grado di adattarsi così velocemente e riuscire ad andare forte in ognuna di queste categorie è una qualità importantissima da acquisire”.
Qual è il tuo segreto per riuscire a trovare così rapidamente il feeling con vetture tanto diverse?
“Non c’è nessun segreto. Ovviamente sono ancora molto giovane, quindi riesco ad assimilare molto facilmente le informazioni che raccolgo da ogni categoria. Secondo me, questo fa molta differenza quando si tratta di adattarsi e passare da una macchina all’altra. Cambia molto, per esempio, il freno, specialmente quando si passa dalla Formula 3 all’Hypercar o al GT. Sono convinto che tutto questo mi aiuterà anche nei prossimi step della mia carriera, permettendomi di crescere sempre più velocemente”.
La differenza tra una monoposto e una vettura da endurance non riguarda soltanto la macchina, ma anche il modo di affrontare la gara. Quanto è complicato passare dal correre da solo al condividere la vettura con altri piloti?
“La gestione della gara è molto diversa, è un altro sport. Anche per quanto riguarda le gomme c’è un lavoro completamente differente. Condividere una macchina con altri due piloti significa anche doversi adattare a una vettura che magari non è perfetta per te, ma che nel complesso funziona bene. Sono tutte cose che aiutano molto, indipendentemente dalla disciplina. Per questo considero guidare un’Hypercar una grande lezione e un’occasione enorme per me”.
Nell’equipaggio di Cetilar Racing c’è anche tuo padre Roberto. Come riuscite a gestire il rapporto familiare e quello professionale all’interno della squadra?
“Finora siamo stati in grado di gestire molto bene la situazione, riuscendo a distinguere le due cose. Mi è piaciuto molto il fatto che, qualche giorno fa, ci siamo messi insieme attorno a un tavolo per vedere cosa potessimo migliorare. L’ho aiutato con la mia esperienza, visto che ora sono un pilota professionista, cercando di capire come poter dare una mano a un pilota meno esperto. Mi sono divertito molto ad aiutarlo, sono convinto che sarà molto bravo nel suo ruolo di Bronze e ci darà un grande contributo”.
Adesso c’è l’esperienza con Cetilar Racing e l’Hypercar, ma il tuo impegno principale per il prossimo anno sarà la Formula 2. Come vivi questa opportunità?
“In vista del prossimo anno cercherò di prendere più esperienza possibile, perché è la cosa più importante quando si arriva in una nuova categoria di alto livello. Vedrò come andrà, come mi troverò con il team. Sarà un progetto che non durerà soltanto un anno, quindi cercherò di fare tesoro di ogni esperienza e di crescere il più possibile”.