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23 Giu 2013 [8:03]

Kubica e la nostalgia della F.1
E attacca gli organizzatori dei Rally

Massimo Costa

"La F.1 mi manca". Robert Kubica è nostalgico. La sfida estrema, la staccata, il sorpasso, la bagarre, sensazioni uniche che ora ha solo nel cassetto dei ricordi. Il polacco racconta alla Gazzetta dello Sport: "Quando fai tutto per arrivarci e per rimanerci, poi da un giorno all'altro per i motivi che conosciamo perdi la possibilità di esserci è logico che la F.1 mi manchi". Kubica, un GP di F.1 vinto nella sua purtroppo interrotta carriera nel mondiale, spiega la sua attuale condizione fisica: "Non ho ancora abbastanza mobilità al braccio destro, c'è ancora molta strada da fare per il recupero e non dipende da me. Per i rally basta e avanza, ma non sarei in perfetta forma fisica per correre in F.1".

Kubica lavora molto col simulatore della Mercedes, ma la realtà è una cosa ben diversa: "Nella realtà non riuscirei a guidare su tutti i circuiti. Per esempio a Montecarlo serve girare il volante di più e con i miei limiti attuali non ce la farei. Mi serve più spazio e nell'abitacolo non c'è. Certo, una monoposto la potrei guidare, sento che guido come prima e al simulatore lo dimostro. Ma è inutile fare un test se poi non posso girare su tutti i circuiti. Quindi, per ora mi concentro sull'attuale programma dando il massimo da professionista". Kubica non guarda i GP: "Della F.1 sento qualcuno, ma non seguo le gare, non mando messaggi, ognuno ha la sua strada. Se mi chiameranno per fare un test".

Poi Kubica attacca gli organizzatori del Rally, in particolare per quanto accaduto in Sardegna: "In alcune speciali c'erano tifosi sulla strada e per la polvere non si vedeva niente. Mi sono dovuto fermare cinque volte, andando piano. Sono amareggiato e se capiterà ancora non correrò. Questo sport è già molto pericoloso, ma sembra che la sicurezza non sia importante. Abbiamo mandato lettere chiedendo di partire con distacchi di due minuti, come le WRC. Pare che un minuto valga un milione, però per me vale di più. Perché la vita d tutti è uguale è così si rischia troppo"
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