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18 Gen 2022 [10:40]

La F1 pensa all'obbligo vaccinale:
non ci saranno casi simil Djokovic

Jacopo Rubino - XPB Images

Il caso di Novak Djokovic ha dominato la scena del dibattito internazionale, non solo sportivo. Il tennista serbo, numero 1 al mondo, ma non vaccinato per il COVID-19, ha perso la sua battaglia contro il governo australiano, che gli ha cancellato il visto impedendogli di partecipare al prestigioso Australian Open di Melbourne. Lì dove la Formula 1, salvo altri imprevisti, tornerà a correre il prossimo 10 aprile dopo due anni di lontananza, con una quasi certezza: non ci sarà l'equivalente di una vicenda Djokovic, in Australia o altrove. Liberty Media, infatti, pensa all'obbligo vaccinale per chiunque frequenti il paddock: dai piloti ai meccanici, fino ai media.

La normativa è stata discussa a dicembre, nell'ultimo Consiglio Mondiale della FIA, e conferma la linea pubblica adottata dalla F1: durante il weekend del Gran Premio di Abu Dhabi, ad esempio, è stata diffusa una clip in cui 19 piloti dei 20 al via (tutti tranne Kimi Raikkonen, che nel 2022 comunque non sarà in griglia) invitano gli appassionati a vaccinarsi. Quindi no, non c'è uno "Djokovic" in pista.

"Vaccini e booster sono la nostra via d'uscita dalla pandemia, la Formula 1 sta andando avanti e chiediamo a tutti di fare la propria parte", aveva sottolineato il presidente Stefano Domenicali. Sergio Perez, portacolori Red Bull, il 9 gennaio ha poi condiviso su Instagram la foto del momento in cui stava ricevendo una nuova dose anti Coronavirus. Il messicano, peraltro, ha pagato sulla propria pelle le conseguenze della crisi sanitaria: nel 2020 è stato il primo pilota a venire contagiato, saltando i due round di Silverstone. Sorte simile è toccata a Lance Stroll, Lewis Hamilton e a fine 2021 a Nikita Mazepin, mentre fra i contagiati a motori spenti ci sono stati Charles Leclerc (due volte), Lando Norris e Pierre Gasly.

"Per quanto ho saputo, tutti i piloti sono completamente vaccinati", ha affermato Craig Slater, giornalista di Sky Sport in Gran Bretagna, in avvicinamento al prossimo campionato. "Ma si tratta di questioni mediche e posso dire esattamente quando ognuno ha ricevuto le dosi".

L'obbligo vaccinale è comunque l'approccio in adozione per gli sport professionistici e soprattutto di squadra, anche in Italia. E "di squadra" può essere considerata la F1, per la grande quantità di addetti ai lavori che frequenta i circuiti, magari anche a stretto contatto, e affronta numerosi viaggi in giro per il globo, esponendosi al rischio. Anche per questo, alla ripartenza post lockdown del 2020, Liberty ha varato un protocollo molto rigoroso con migliaia di tamponi effettuati ad ogni trasferta.

Ad oggi, l'unico caso "delicato" in F1 è stato quello di Alan van der Merwe, il pilota della medical car: il sudafricano ha saltato le ultime tre gare del 2021, in Qatar, Arabia Saudita e Abu Dhabi, perché l'ingresso nei tre Paesi era consentito solo esibendo il certificato di avvenuta vaccinazione, a cui van der Merwe aveva pubblicamente dichiarato di non essersi sottoposto, essendo stato contagiato due volte. A scanso di equivoci, la sua posizione non era di tipo no vax: "Se volete vaccinarvi, fatelo. Io sono a favore per chi lo desidera e lo può avere".

"Rispetto le restrizioni di non viaggiare in certi luoghi e sono pienamente cosciente che sarò potenzialmente meno assumibile, o che la mia libertà di movimento venga limitata sulla base delle mie scelte. Non preferirò la convenienza alla mia salute, ma non significa che io prenda decisioni per egoismo", aveva spiegato su Twitter. Ma per la stagione 2022, se non cambiasse idea, van der Merwe dovrà rinunciare forse definitivamente al ruolo che ha ricoperto dal 2009.
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