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27 Lug 2014 [13:19]

La F.1 si interroga sul futuro
E va a cercare Briatore

Massimo Costa

Rinchiusi dietro i loro cancelli, poco consapevoli di ciò che li circonda, gli uomini della F.1 hanno finalmente cominciato a porsi il problema di come coinvolgere il pubblico. Ci sono voluti gli spalti semivuoti di Hockenheim (comunque arrivati dopo il successo di Silverstone e Spielberg con le tribune strapiene) e l'audience TV a picco per convincere i team principal, incapaci di fornire risposte sull'ingresso dell'Azerbaijan nel calendario F.1, ennesimo Paese che imbarazza, a pensare al "domani". Gli spettatori tenuti lontano dai paddock, i piloti tenuti al guinzaglio da simpatiche addette stampa che controllano ogni sillaba pronunciata, è una F.1 sempre più incartata su se stessa. Non certo per colpa dei piloti, ma degli stessi team, dei costruttori, che non ammettono parole fuori dagli schemi.

Ebbene, Bernie Ecclestone ha detto basta e dopo i suggerimenti ricevuti da Jean Todt e Luca di Montezemolo, a Budapest vi è stato un primo incontro con Marco Mattiacci (Ferrari), Toto Wolff (Mercedes), Christian Horner (Red Bull) e Vijay Mallya (Force India) per cercare di capire come uscire dal tunnel in cui si sono infilati. Ve ne sarà un altro, di meeting, la prossima settimana a Londra dove è atteso addirittura Flavio Briatore, da sempre riconosciuto come uomo capace di intuire come sfruttare al meglio il marchio F.1. Ecclestone ha dichiarato a Sky: "Vi sono tante e troppe cose negative nell'attuale F.1, dobbiamo migliorare. Briatore? Ci può rappresentare al meglio".

Il pilota deve tornare al centro dell'interesse generale, invece oggi tutti i media si ritrovano a parlare di cose incomprensibili per il grande pubblico: Drs, Fric, power unit, Mgu-k e quant'altro. In Europa vi sono due campionati dove il pubblico è fortemente coinvolto con l'evento che va a seguire in pista: il DTM e la World Series by Renault. In America, la Indycar e la Nascar sono da sempre stati dei maestri per le iniziative intraprese per favorire il rapporto tra piloti e appassionati. Si cercherà quindi di scopiazzare, in grave ritardo, quanto già fanno gli altri.

Numerose e confuse le idee. Ma deve rimanere un punto fermo: la spettacolarità dei GP tanto invocata, è impossibile determinarla a tavolino, come la storia della F.1 insegna. Le ultime gare sono state divertenti, altre non lo sono state. Normale. Non è che la musica fosse troppo diversa negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta... L'importante, a nostro avviso, è cominciare a rendere più liberi i piloti e portare il pubblico se non proprio all'interno del paddock, in zone predisposte per vivere i Gran Premi F.1 a contatto con i protagonisti.
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