Il tracciato di Zandvoort ospita dal 1991 i Masters di Formula 3. Robert Doornbos, olandese del team Ghinzani e profondo conoscitore del circuito di casa, ce ne spiega le caratteristiche e i segreti:
"Dopo il traguardo si arriva alla prima curva, la Tarzan. E' un punto famoso per i sorpassi. Si frena tardissimo, poi la si affronta in terza marcia. Il grip è buono considerato che la curva presenta anche un lieve banking. L'uscita è un po' scivolosa, e all'esterno il cordolo, molto alto, non va preso. Si prosegue in quinta, poi si scala in quarta per la piega che precede il tornantino Hugenholtz che si affronta in seconda marcia: è un punto molto difficile, e spesso molti piloti sono stati autori di uscite di pista. Dopo il tornantino arriva la parte che preferisco: c'è tutta una sequenza di curve da fare in pieno in sesta. Poi si arriva al punto a mio avviso più importante per fare il tempo in qualifica. Lo Scheivkal è il curvone più veloce di tutta la pista, e bisogna avere molta grinta per affrontarlo bene. Si arriva poi ad un altro curvone da quinta che precede una parte più tecnica. Ci sono due curve in sequenza dove è importante essere puliti nella guida. Usciti da queste curve, c'è un rettilineo che precede la chicane Nissan. Si entra in seconda, la frenata è molto importante. Con una Formula 3 in questo punto c'è una buona possibilità di sorpasso. In uscita c'è molto sovrasterzo, il grip è poco perché cambia l'asfalto e il vento porta in pista parecchia sabbia dalle dune. E' il punto dove l'anno scorso mi hanno tamponato nel giro di ricognizione. La mia gara finì lì. Peccato perché partivo sesto... Infine, c'è un curvone da quarta dove è molto importante mantenere velocità per affrontare tutto il curvone finale, intitolato ad Arie Luyendijk, che riporta sul rettilineo dei box"