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30 Mar 2020 [15:47]

Piloti radunati per il contagio,
la follia di Marko respinta dalla Red Bull

Jacopo Rubino - XPB Images

Il mondo della Formula 1 segue il buon esempio e si ferma di fronte al problema Coronavirus. Anzi, se possibile fa anche in modo di offrire un contributo attivo. Poi c'è Helmut Marko, superconsulente Red Bull, che intervistato dall'emittente tv austriaca ORF ha raccontato: "Abbiamo quattro piloti F1, e altri 8 o 10 nel programma junior. L'idea era di organizzare un campus per sfruttare questo tempo morto a livello mentale e fisico. Sarebbe stato il momento giusto per avere l'infezione". In poche parole, Marko avrebbe voluto che gli alfieri Red Bull (e AlphaTauri) contrassero a tavolino la malattia, così da esserne immuni alla ripartenza del campionato.

Una logica... folle: basta informarsi per scoprire che, ad oggi, non si ha alcuna certezza che una volta guariti dal virus non sia possibile essere nuovamente contagiati. E il decorso della malattia può avere risvolti imprevedibili, se non drammatici. "Sono tutti giovani uomini in ottima salute", ha assicurato Marko, ma purtroppo il Covid-19 non ha risparmiato nemmeno loro coetanei, per quanto atleticamente non in forma come può esserlo un corridore di F1.

Per fortuna, in casa Red Bull ha vinto il buon senso e questa scellerata proposta non è stata approvata. "Diciamo che non è stata ben recepita", ha confermato il 76enne Marko con la consueta schiettezza. Le sue sparate sono cosa nota. Ma adesso è chiaro che non scherzasse, quando già alcuni giorni fa consigliava velatamente al suo pupillo Max Verstappen di accogliere il Coronavirus nel proprio organismo. "Sarebbe meglio. Mi ha raccontato al telefono che è terrorizzato dalla possibilità di diventare infetto", si leggeva sul quotidiano Kronen Zeitung. "Ma ha 22 anni, non è in una categoria a rischio. Ne diventerebbe immune e poi potrebbe lottare per il titolo".

Per la Red Bull sarebbe stato peraltro ancora più assurdo sposare questa linea di pensiero, essendo una delle sette squadre inserite nel "Project Pitlane" che sostiene la produzione di respiratori per la terapia intensiva in Gran Bretagna. Avere quattro piloti (compresi Alex Albon, Pierre Gasly e Daniil Kvyat) potenzialmente infettati in modo deliberato avrebbe quantomeno tradito i valori di questo nobile impegno. E poi sarebbe stato un enorme danno d'immagine per l'intero Mondiale, se non addirittura un reato.
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