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16 Apr 2011 [18:42]

Shanghai - Scoppia il caso Webber

Stefano Semeraro

E’ una Red Bull decisamente double face, quella che emerge dalle qualifiche di Shanghai. Dominatrice assoluta con Vettel, che per la terza volta ha agguantato la pole in maniera devastante per gli avversari – 7 decimi di vantaggio sulle McLaren - ma in rottura prolungata con Webber, incapace di passare il Q1 (non gli capitava dal 2009) per l’ennesimo problema di questo inizio di Mondiale. Macchina riparata all’ultimo, (apparentemente) niente Kers, e scelta sciagurata delle gomme: mentre tutti si buttavano sulle morbide, l’australiano ha tenuto le dure ed è finito 18esimo ed eliminato. “A rotten day”, una giornata marcia, come ha detto Horner, che ha ammesso che la scelta delle gomme è stata decisa dal team. Lacrime di coccodrillo? Seb è sicuramente di un’altra categoria, e i ripetuti successi gli stanno regalando la continuità e la sicurezza che in passato gli era mancata, ma qualche domanda bisogna iniziare a farsela. I bibitari hanno sempre giurato e spergiurato che in casa loro i piloti sono tutti uguali, ma o Webber ha addosso il malocchio oppure, come direbbe Orwell, ci sono piloti più uguali degli altri.

La McLaren rosica. Sperava di finire più vicina, si trova sempre lontana. I doppi proclami di Hamilton – aggressivi contro la Red Bull, sibillini e minacciosi verso il suo stesso team – non sono serviti a molto, anzi. Stavolta a fianco dell’Alieno Vettel partirà Button il tranquillo, che ha meno talento ma più sangue freddo (e meno da perdere) di Lewis, che stavolta dovrà accontentarsi della seconda fila. Attenzione alla partenza, ragazzi…

In casa Mercedes il riscatto ha la faccia di Nico Rosberg, quarto a due decimi da Hamilton, ma anche il mancato wonderteam sembra procedere in ordine sparso in questo inizio di Mondiale, una volta pungendo con Schumacher, l’altra con Rosberg junior, alternando lampi di speranza a cocenti delusioni. A uscire con le ossa rotte stavolta è Schumacher, fuori dal Q2 per colpe sue e sempre più lontano da se stesso.
Certo i problemi di gestione, il rapporto logoro con Brawn, il sospetto di dover pensare già più al 2012 che al 2011, non aiutano. Senza Brawn e Schumi la Ferrari forse non è più stata se stessa, ma anche per il duo anglo-tedesco sembrano finiti i tempi d’oro. Sarà un caso?

La Ferrari, appunto. Alonso lo aveva detto, con grintosa malinconia, e così è stato: per ora la Ferrari deve provare a darsi una scossa, ma di avvicinare la Red Bull non se ne parla proprio, per il momento. Domani partirà quinto, a quasi un secondo e mezzo da Vettel, Masa sesto. Mediocrità, e neppure aurea. In gara le Rosse per ora hanno dimostrato di sapersi battere decisamente meglio in gara che in qualifica, ma quando bisogna costantemente sperare che Alonso estragga il coniglio dai cilindri, la vita diventa dura. Ancora di più dopo la notizia che uno dei meccanici di Maranello è stato ricoverato d’urgenza a Shanghai.

La sorpresa in positivo della qualifica è stata la Toro Rosso che, complice soprattutto il parapiglia dovuto alla bandiera rossa provocata da Petrov durante il Q2, ha piazzato Jaime Alguersari in settima posizione e il suo cordialmente detestato compagno Buemi in nona. Fortuna, ma meritata. “Le gare sono buffe”, ha commentato Giorgio Ascanelli. “Stavolta nelle prove siamo andati peggio che nelle prime due gare, eppure siamo avanti nella griglia. Però a metà schieramento siamo tutti in un fazzoletto, undici macchine in due decimi. Noi siamo soddisfatti dell’affidabilità, mi spiace per Vitaly ma gli devo dire grazie”

Chi può recriminare è, appunto, la Renault, che era sbarcata con propositi guerreschi a Shanghai. La R31 è la macchina con la migliore velocità di punta di tutte, e sui lunghi rettilinei cinesi non è una carta da poco, ma il problema al motore che ha costretto Petrov a parcheggiare la sua macchina sul prato durante il Q2 è stato un doppio colpo al fegato, visto che ha rovinato le chance del russo e compromesso anche quelle di Nick Heidfeld, che al momento della bandiera rossa stava cercando di fare il tempo. “Partire sedicesimo è frustrante, non riflette il vero valore della macchina”, è sbottato Nick the Quick, e Alan permane, il motorista di Enstone, ha ammesso che il problema al propulsore di Petrov (“apparentemente è venuto meno il flusso d’aria che riscalda il motore, dobbiamo investigare”) un po’ inquieta gli anglo-francesi, che però domani, grazie al mezzo flop delle qualifiche, si ritroveranno con più opzioni per le gomme.

Le altre. Può essere soddisfatta la Force India, in continuo progresso, dove Di Resta conferma il suo ottimo inizio di stagione e si piazza ottavo e Sutil undicesimo, e sicuramente lo è l’altro rookie D’Ambrosio che ha battuto (di mezzo secondo) l’esperienza del compagno Glock – partiranno fianco a fianco in 11esima fila - in una Virgin che ha in parte risolto il problema di mandare in temperatura le gomme. Alla Williams gli esperimenti con i nuovi scarichi (bocciati) non sono continuati nelle qualifiche, e anche Barrichello e Maldonado hanno pagato la “rush hour” in Q2. L’impressione è che nella “tonnara” che va da metà griglia in giù tutti i team stiano pian piano adattandosi alle novità regolamentari e delle gomme, e cercando di tappare i buchi (nel caso della Sauber un buco reale, visto i problemi con le verifiche sulla sicurezza del nuovo telaio) provocati dai bassi budget. Un andamento lento e di massa, a cui le Lotus di Trulli e Kovalainen si sono adeguate piazzandosi in penultima fila davanti alle due HRT. In casa Hispania però si inizia a respirare con meno affanno: “Abbiamo risolto il gap con le Virgin”, ha spiegato ottimisticamente Liuzzi, “E il problema di rientrare nel 107 per cento non esiste più. Sicuramente potremo dare più filo da torcere alle Virgin, e pensare a dare tutto in Turchia”.
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