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15 Gen 2020 [10:59]

La stagione 2018 della Toro Rosso
è costata oltre 160 milioni di euro

Jacopo Rubino - Foto XPB

Quanto costa davvero gestire una squadra di Formula 1? Attraverso la Toro Rosso, adesso esistono numeri precisi come non mai: nel 2018, 162.6 milioni di euro. A fare i conti su Forbes è Christian Sylt, giornalista specializzato nelle questioni economiche del Circus, spiegando come la scuderia di Faenza, dovendo sottostare al Fisco del nostro Paese, insieme alla Ferrari sia chiamata a rendere pubbliche documentazioni più dettagliate rispetto alla concorrenza con sede in Gran Bretagna, o dell'Alfa Romeo Racing che ha base in Svizzera.

Le voci più consistenti riguardano l'acquisto dei materiali per la realizzazione delle vetture e di tutto l'abbigliamento, pari a oltre 50 milioni di euro, mentre le spese accorpate per stipendio dei piloti, logistica, manutenzione, energia e telecomunicazioni arrivano a circa 40 milioni. L'intero staff, invece, pesa sul bilancio per circa 36 milioni, e si compone di quattro manager, a cominciare ovviamente dal team principal Franz Tost, 14 manager di tipo "junior", 190 impiegati e 102 "colletti blu", per un totale di 310 persone a libro paga.

Nei costi rientrano anche gli investimenti per nuovi macchinari, attrezzature e software, ma anche i noleggi degli autoveicoli in occasione delle trasferte, l’affitto degli autodromi e le rate sugli immobili. Sono quegli asset di terze parti in cui è inserito anche l'utilizzo delle power unit Honda, il cui costo stimato è stato di 15 milioni e mezzo.

A colpire, però, è che il profitto netto dell'anno 2018 sia stato di appena 1.7 milioni di euro, con le entrate derivanti principalmente dal denaro della casa madre Red Bull, 75 milioni. Per la multinazionale austriaca il gioco vale la candela, considerata la visibilità garantita dalla presenza in F1 con due scuderie. Formazioni di livello simile potrebbero avere modelli di business diversi, magari sfruttando i fatidici piloti “paganti”. Ci sono poi le sponsorizzazioni esterne e, ovviamente, i premi in denaro derivanti dalla classifica costruttori: una posizione in più o meno incide tantissimo. Una piccola fetta di introiti deriva anche dalla vendita di vecchi ricambi.

Pronta a trasformarsi quest'anno in Alpha Tauri, nel 2019 l'ormai ex Toro Rosso ha vissuto il suo miglior campionato di sempre. "Non c'è dubbio che in buona parte sia merito delle sinergie con Red Bull Technology", ha spiegato il team principal Franz Tost a Motorsport.com. La collaborazione è divenuta più intensa proprio per la fornitura comune del motore Honda. "Dalla Red Bull avremo ancora il retrotreno completo, e anche se sarà vecchio di una anno per noi è comunque vantaggio rispetto a doverlo realizzare in autonomia, perché non avremmo né le risorse finanziarie né gli ingegneri. Ci possiamo concentrare in altre aree dove crescere".

È inoltre interessante notare che, con queste cifre, l’Alpha Tauri rispetterebbe già il limite stabilito da FIA e Liberty Media per il budget cap in vigore del 2021, 175 milioni di dollari (pari a circa 155 milioni di euro). Dalle spese del 2018, infatti, non vanno conteggiati gli stipendi per i piloti e i principali dirigenti, le spese di trasferta, power unit e per le attività di marketing, che sono escluse dalla rendicontazione.
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