Davide Attanasio
Ci tiene a essere chiamato
Francesco Pio Coppola. Non solo Francesco. Il pilota napoletano, papà posillipino, madre di Napoli centro, vive nel quartiere Pianura (vicino Pozzuoli), e a 17 anni è alla sua terza stagione in monoposto, coadiuvato da tre anni a questa parte dal sodalizio avellinese
Technorace di Alessandro Perullo.
Reduce da una prima parte di stagione positiva nella
Formula 4 CEZ (Central European Zone), dove occupa l'11esima posizione (su 46) con 47 punti all'attivo, ne abbiamo approfittato per condurre una lunga chiacchierata che affonda le sue radici in un "innamoramento precoce".
Chi è Francesco Pio Coppola?
"La mia passione per il motorsport è nata quando avevo quattro anni. Qualsiasi cosa trovassi di rotondo, come un piatto o una padella, la usavo da sterzo imitando con la bocca il rumore di una macchina, al che mio padre mi portò alla Pista Italia di Castel Volturno e il giorno dopo mi prese un kart. Ho iniziato a correre nei 50, poi ho frequentato la Giokart Racing Academy di Latina, da lì i 60, l’italiano UPN, i 125 e alcune serie IAME. Il mio debutto in formula, grazie al team Technorace, è avvenuto nel 2024 nella FX Pro Series che adotta la Tatuus T-014 di prima generazione, e siccome nelle ultime gare la differenza sulla concorrenza era molta, abbiamo deciso di entrare nel mondo dei grandi disputando la F4 italiana nel 2025".
Nel 2024, come hai detto, il tuo debutto in monoposto nella FX Pro Series, dove hai concluso al secondo posto (nonostante due gare saltate per limiti d'età). La collaborazione con Technorace e Alessandro Perullo è ufficialmente iniziata lì. Vi eravate già conosciuti prima? Come si è sviluppato il vostro rapporto?
"Il rapporto con Technorace e Alessandro Perullo si era già sviluppato nel 2023, quando non ancora 15enne ho cominciato a testare la T-014. Da lì in avanti il legame si è rinsaldato sempre più, tanto è vero che ormai Alessandro e io siamo come fratelli, e questo non può che darmi un vantaggio in pista. Che sia prima di un test o soprattutto prima di una sessione ufficiale, non ho alcun tipo di tensione. È come se andassi a mangiarmi un gelato con degli amici".
Negli ultimi due anni, due sfide diverse. Iniziamo dalla F4 italiana, probabilmente il campionato più di spicco nel panorama internazionale. Cosa hai imparato da quella stagione?
"Onestamente, mi aspettavo di fare meglio. È stato un anno difficile anche per vicissitudini fuori pista di cui ti rendi conto solo in un secondo momento. Alla fine del 2024, quando ho iniziato a testare la Tatuus T-421 di seconda generazione, ho ottenuto il primo tempo in un
Kateyama ufficiale. In quel test c’erano ancora le Pirelli DM (nel 2025 venne introdotta la specifica DMA, ndr), più simili alle Hankook che utilizzavo nella FX con cui mi ero trovato bene, e le aspettative si erano alzate. Il deficit di test rispetto alla concorrenza, poi, ha giocato la sua parte. Allo stesso tempo, però, si è rivelata essere un'annata che mi ha insegnato tanto: anche se non spicchi, l'importante è rimanere in piedi".
In particolare, a Imola sei stato una delle vittime di quel grosso incidente che ti costrinse a non correre il giorno dopo...
"Per quanto riguarda il weekend di Imola, nonostante non avessi potuto testare prima ero molto in fiducia. Al via di gara 2, spenti i semafori, il mio capo squadra mi disse subito di fare attenzione. Avevo visto le bandiere gialle per lo più dal lato sinistro, visto che a destra la visuale era offuscata dal sole calante. Una macchina della Prema aveva stallato a sinistra, al che mi dissi di passarla di lato. Il problema fu che davanti un altro concorrente aveva preso in pieno un’altra Tatuus del team Prema - che aveva stallato a destra -, e a quel punto non c’era nulla che avrei potuto fare per evitare l’incidente".
...tra l'altro, sulla pista del tuo idolo sportivo, Ayrton Senna…
"Senna per me è il Dio della F1, una leggenda vivente, tanto è vero che lo ricordano moltissimi ragazzi che non l’hanno mai visto gareggiare. Inoltre, fuori dall’abitacolo era una persona speciale che ha aiutato molte famiglie povere. È il mio idolo perché, sebbene la sua famiglia non se la cavasse male economicamente, è nato in un paese povero e diseguale come il Brasile. E, con i dovuti distinguo, in quanto napoletano, mi sono sentito anch’io così. Spesso, infatti, Napoli viene denigrata dal resto dell'Italia. E poi, un po’ come fanno i brasiliani, i napoletani esaltano i loro idoli locali, quindi non c'è un solo motivo dietro il mio grande apprezzamento per la sua figura".
E ora, la F4 CEZ. Come è nata l'idea di correre lì e quali sono le tue valutazioni sul campionato?
"L’idea di correre nella CEZ è nata neanche a farlo apposta dopo quella tappa a Imola. Un po’ per una questione economica, un po’ perché i test sono un po’ più "chiusi" e la concorrenza non fa tante prove sulle piste dove bisogna correre. Il campionato non adotta le Pirelli DMA (quelle dell'italiano nel 2025, ndr), che degradano tanto, ma le DM con cui feci il primo tempo nei Kateyama 2024. La DM è una via di mezzo tra DMA e la Hankook della FX, e mi trovo meglio perché posso attaccare di più. Non mi aspettavo comunque un livello così alto, con il numero degli iscritti che è aumentato vertiginosamente. A testimonianza della competitività della serie, quest’anno c’è chi ha fatto podio sia nella CEZ che nella F4 italiana, la più considerata a livello internazionale".

Al Red Bull Ring, sei arrivato sesto, settimo e sesto, e i tifosi ti hanno nominato pilota del weekend. Al Salzburgring hai concluso vicino al podio in gara 1, poi allo Slovakia Ring è andata un po' meno bene. Quali sono le tue valutazioni sulla prima parte della stagione?
"Reputo molto positiva la prima parte della stagione. Ha rispecchiato le mie aspettative. A livello fisico mi sono allenato molto meglio, e anche mentalmente sono tornato al 100% come nel 2024. A Spielberg, nonostante un errore in qualifica, è andata bene, mentre al Salzburgring, pista che adoro, mi aspettavo di essere competitivo dato che già al simulatore le sensazioni erano positive. In gara 1 il passo era buono anche considerando che eravamo gli unici tra i primi con gomma d’appoggio usata, mentre in gara 2 sono rimasto bloccato nel traffico: i primi tre se n’erano andati, avevo superato tutti, ma senza scia venivo risucchiato e in seguito ho preso anche una penalità. La gara finale, poi, è stata annullata per il maltempo. È stato giusto così perché la pioggia era troppa. Sarebbe stato pericoloso oltre che irrispettoso nei confronti di chi è venuto a mancare negli scorsi anni. Avessero dato bandiera verde, non sarai partito. Allo Slovakia Ring, infine, tra penalità e incidenti siamo stati un po' più sfortunati, ma in generale il passo c'è e siamo competitivi".

Cosa ti aspetti dalla seconda parte dell'annata?
"Ho in mente quello che mi aspetto, ma preferisco non scoprire le carte. Credo nell’impossibile e l’obiettivo è quello di vincere almeno una gara, per la mia squadra, per me perché me lo merito, per la mia famiglia, per il mio sponsor Arpaia e anche per Claudio Ciuffetelli..."
La prossima domanda sarebbe stata proprio sulla figura di Claudio, vostro meccanico venuto a mancare qualche giorno fa in seguito a un incidente stradale...
"Claudio era un grande meccanico e un grande lavoratore, sia in pista che fuori. La sua passione sono sempre state le macchine, e su questo andavamo a braccetto. Era un pilastro e ci mancherà, il minimo che possiamo fare è ottenere almeno una vittoria da potergli dedicare".
Il tuo simbolo è quello del pirata, il tuo numero il 78. Perché?
"Inizierei con il numero 78. In realtà, non c’è un significato vero e proprio, ma una storia sì. Quando ero piccolo - avevo quattro anni - la mia famiglia aveva acquistato un cinquantino giallo, e mio padre mi chiese che numero preferissi. Risposi "7 e 8", e da lì è nato il 78, che ho portato con me in tutte le occasioni possibili e sempre sul casco. Per quanto riguarda pirata, invece, un po' è per i "Pirati dei Caraibi", un po’ per quella cattiveria e "cazzimma" napoletane che in pista servono sempre".
Ti senti pronto per salire di categoria? C'è già qualcosa che bolle in pentola in questo senso? Oppure, pensi di cambiare disciplina passando a un'altra tipologia di campionato?
"Per il futuro, ci stiamo già lavorando. Con il budget sarà complicato, ma la mia ambizione è quella di rimanere il più possibile in formula, perché credo ti dia le basi giuste per un eventuale approdo in F3 (quando si parla di F3, Francesco Pio parla di campionati sul livello della Regional europea e dell'Eurocup-3, ndr), o comunque per approcciarsi al GT, al Porsche Carrera Cup Italia o al Porsche Supercup. Stiamo lavorando per fare la F3, ma non sarà facile. L’obiettivo sarebbe continuare con Technorace, e per farlo credo che bisognerebbe puntare all’Euroformula Open con le Dallara 324".
In conclusione, chi vuole diventare Francesco Pio Coppola?
"Vorrei lasciare un segno in questo sport. L'obiettivo è la F1, il sogno la Ferrari, ma qualsiasi scuderia naturalmente andrebbe benissimo. Vorrei essere l’orgoglio di Napoli (nella foto sopra, Coppola al "Napoli Racing Show" sul lungomare Caracciolo). A Napoli quando fai belle cose sei come un re, e il mio intento è quello di portare Napoli in alto. I napoletani, anche se non capiscono bene quello che fai, quando sei ad alti livelli ti supportano incondizionatamente".