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30 Dic [17:29]

Alla scoperta del simulatore
di guida professionale AVEHIL

Mattia Tremolada

All’interno dell’Autodromo Nazionale di Monza ha sede AVEHIL, il simulatore di guida sviluppato dalla società Skydrive. Due stanze, situate all’interno della Tribuna Centrale del circuito brianzolo, accolgono rispettivamente la scocca di una Lamborghini Huracan Super Trofeo, che costituisce il simulatore Gran Turismo, e quella di una Dallara World Series, che invece compone il simulatore Formula. Il tutto viene gestito da una sala di comando, dove gli ingegneri possono seguire i piloti attraverso on board e telemetria live.

A capo di AVEHIL c’è Cristiano Giardina, che dopo aver chiuso la parentesi con RC Motorsport, ha intrapreso un nuovo percorso nel mondo dei simulatori. Ed è proprio alle sue parole che ci affidiamo per andare alla scoperta della struttura.
“Avendo lavorato nel motorsport per 21 anni, dal 1990 al 2011, conosco bene le esigenze dei nostri clienti, quindi ci tengo a sottolineare per prima cosa che uno degli aspetti su cui siamo più attenti è la confidenzialità. Ho ricoperto molti ruoli nel motorsport, da meccanico a team manager, quindi so cosa si prova a stare dalla parte dei clienti. E da team manager mi sarei affidato ad un’azienda come la nostra solo se avessi avuto la certezza che i nostri dati e le nostre informazioni non vengano condivise con altre squadre. Ecco perché abbiamo deciso di catalogare tutti i nostri clienti con delle sigle, tenendo ovviamente private le tabelle di conversione. Tutte le informazioni di una squadra sono su un unico hardware chiamato SVIAB (Silicon Vehicle In A Box) nel quale risiede il modello fisico dell’auto, di proprietà di team e/o piloti e che rimane in loro esclusivo possesso dopo ogni singola sessione di allenamento, per una completa riservatezza su dati e informazioni. Ma non solo, perché offriamo anche la possibilità di avere in esclusiva la nostra struttura senza nessuno del nostro personale in sala”.

Quando nasce l’idea di costruire AVEHIL?
“Nel 2011 abbiamo chiuso la squadra RC Motorsport, vendendo tutta l’attrezzatura che usavamo in World Series alla ISR di Igor Salaquarda. Nonostante i successi del team con piloti del calibro di Esteban Guerrieri e Daniel Ricciardo, nel 2013 si è trovato in difficoltà a trovare i piloti. Da qui è nata l’esigenza di avere un simulatore di guida e si è rivolto a me per costruirgliene uno. Non avevo idea di come funzionasse e di conseguenza la prima fase è stata piuttosto complessa, ma dopo otto mesi di lavoro abbiamo consegnato la nostra creatura. In questo periodo abbiamo imparato moltissimo su questo campo e, al momento della consegna, ai miei occhi quel simulatore era già obsoleto. Il primo a provarlo fu Jazeman Jaafar, che al tempo era impegnato al simulatore di Mercedes in Formula 1. Il suo feedback ci stupì. Nonostante il budget fosse ovviamente ridicolo rispetto a quello di Mercedes, ci fece i complimenti per come avevamo riprodotto l’imbardata e per come avevamo settato le forze sul volante. Eppure, a mio avviso, il margine di miglioramento era enorme. Della vecchia squadra era rimasto il capannone, due ingegneri e il capomeccanico, quindi avevamo un bel potenziale di costruzione e ingegneria per provare a migliorare il prodotto”.

“A quel punto ho deciso di investire per mettere a punto un simulatore di buon livello, sfruttando tutte le conoscenze acquisite nella costruzione del primo. Nel 2015 è nata Skydrive, la società che oggi gestisce AVEHIL, che è il nostro prodotto. Negli anni abbiamo formato un bel gruppo di persone coinvolte attivamente in questa avventura, ma dietro di noi c’è Matteo Di Pilato, informatico e programmatore che ha scritto i codici sorgente, ossia il cuore del simulatore, e assemblato i computer che danno vita ad AVEHIL. Abbiamo scelto di fare il più possibile in casa, in modo da non dover dipendere da aziende esterne. Per questo codice e programma di controllo sono stati fatti interamente da noi”.



Da Skydrive nasce AVEHIL.
“AVEHIL è una sigla che sta per Advanced Vehicle Engineering Human In the Loop. La ‘H’ di Human sottolinea come al centro del progetto ci sia il pilota, in quanto il nostro obiettivo è sviluppare tecnologie intorno all’esigenza del pilota stesso. Questo concetto si concretizza in due sale distinte, una Single Seater e l’altra GT, ricavate all’interno della tribuna centrale a lato del rettilineo principale del Monza Eni Circuit”.

Come si posiziona AVEHIL nel mercato?
“Siamo ovviamente ben consapevoli che case e team di F1 non hanno bisogno di noi, potendo disporre di risorse economiche notevolmente maggiori. Però c’è una buona parte del mercato motorsport, che va dal kartista al team di F2, che vive con budget inferiori, che vengono rinnovati di anno per anno. Piloti e squadre che non possono permettersi di costruirsi in proprio un simulatore di questo livello, in quanto l’investimento sarebbe troppo oneroso. Un simulatore di questo genere, infatti, arriva a costare ben più di una monoposto di Formula 4. Dovendo creare un prodotto professionale, ma al tempo stesso relativamente economico, dobbiamo per forza di cose giungere a compromessi. Abbiamo quindi deciso di concentrare le nostre risorse sul riprodurre il più fedelmente possibile gli aspetti che secondo noi sono fondamentali, tralasciandone altri che possiamo definire estetici e che potrebbero essere addirittura controproducenti’”.

Fin dal primo simulatore costruito per ISR, avete deciso di puntare su una struttura dinamica.
“Il motion, ovvero i movimenti che possiamo far fare alla scocca fisica delle nostre auto, non è stato compreso per tanto tempo ed è importante pesarlo per quello che vale. A nostro parere il motion non è la parte fondamentale di una simulazione, ma se funziona bene può rivelarsi molto utile. Il problema è che spesso farlo funzionare bene è molto dispendioso o molto complicato, quindi se non è efficiente è meglio non usarlo del tutto. L’esapode, ovvero la struttura a sei piedi, è sbagliato come concetto di simulazione per auto da corsa, tanto che tutte le aziende che lo hanno adottato qualche anno fa lo sta abbandonando. L’esapode è nato negli anni ’60 per la simulazione di volo e funziona molto bene per quel tipo di attività, ma una macchina da corsa ha altre dinamiche. Noi abbiamo deciso di sviluppare un’architettura di nostra proprietà, che permette quattro gradi di libertà, di cui due sono quelli che servono veramente alla guida”.

Cosa si può fare con un simulatore professionale come AVEHIL?
“Per quanto grande possa essere l’investimento, un simulatore rimane un oggetto in una stanza che cerca di riprodurre certi movimenti di un’auto da corsa spostandoti da una parte all’altra della stanza stessa. Quindi abbiamo deciso di semplificare il motion, per dare solo certe sensazioni, quelle a nostro avviso più importanti per capire il comportamento della macchina virtuale. Abbiamo tolto tutto quello che era in bassa frequenza, quindi l’accelerazione costante di una curva è stata totalmente rimossa; al contrario ci siamo concentrati sulle alte frequenze, che riteniamo essere input fondamentali per guidare, trasmessi al pilota tramite volante e sedere. Questi aspetti li riproduciamo a velocità e accelerazione angolare in scala 1:1 quando possibile. Sul simulatore si fa tutto quello che non si può fare in pista. Per esempio, mentre un pilota sta guidando nella vita reale non può vedere costantemente davanti ai suoi occhi i dati dei propri pneumatici scorrere o non può ripetere 100 volte la stessa curva in cui è in difficoltà. Qui può farlo o può capire come la sua guida influisce sugli pneumatici. Con AVEHIL un ingegnere può permettersi di sperimentare un assetto radicalmente diverso da quello di partenza, cosa che in pista spesso comporta rischi troppo grandi e perdita di tempo utile. Il pilota può concentrarsi sul riprodurre la procedura di riscaldamento degli pneumatici, che fa la differenza sulla performance in pista”.

“In 5 anni di lavoro sui simulatori mi sono reso conto che questo mondo si evolve ad una velocità impressionante. All’inizio io stesso non capivo realmente il potenziale di quello che stavo facendo, credevo che il simulatore avesse un ruolo marginale, e che fosse utile soltanto ad imparare le piste. Poi ho capito che non è vero, per imparare la pista basta usare la playstation, qui si può crescere e affinare la tecnica di guida. Questa per un pilota è una palestra. Noi abbiamo riferimenti validi di piloti esperti e avendo un nostro background in pista, conosciamo i numeri che leggiamo sul monitor e sappiamo associarli a quelli reali. Da noi un pilota può mettere a punto la tecnica di pilotaggio, che potrà poi facilmente trasferire in pista”.



Come fate ad occuparvi dei piloti?
“A inizio stagione stabiliamo un programma di allenamento, chiamato Driver R&D, in base alle esigenze e al calendario agonistico dei piloti. Nel corso dell’anno poi questo programma può mutare, dal momento che siamo costantemente in contatto con la squadra, e che seguiamo i nostri piloti anche in gara. Il lavoro è ovviamente diverso in base al tipo di cliente: un kartista solitamente deve lavorare principalmente sulla frenata, tanto che abbiamo sviluppato un programma apposito, con una pista fittizia, chiamata SuperBrake e lunga 17,7 km, che mette in sequenza, una dopo l’altra senza sosta le frenate più difficili delle piste di tutto il mondo. Si tratta di un enorme mosaico di tracciati, messo a punto con un lavoro durato tre mesi, e che presenta tutti i tipi di frenate. Tenere alta la soglia di attenzione di ragazzi molto giovani non è semplice, e alzare l’asticella della difficoltà è spesso la cosa migliore. Il pilota poi dà il meglio in pista, ma il suo lavoro non inizia la domenica in pista, è importante che capisca che oggi non basta più scendere in pista nel fine settimana e guidare forte per diventare un professionista e ottenere risultati di rilievo”.

“Spesso, con i ragazzi alle prime armi, durante le nostre sessioni nascondiamo il tempo sul giro. Questo perché per loro andare forte significa fare un certo tempo, mentre per noi andare forte è guidare correttamente e il lap-time sarà sempre e solo una conseguenza. Nel Laboratorio AVEHIL il pilota è lontano dalla pressione del weekend di gara, da avversari e genitori, e può concentrarsi sul guidare bene, perfezionando la tecnica di guida. La generazione di piloti che riesce a sfruttare al massimo il simulatore, è la generazione capace di unire i puntini, quella capace di guidare in modo corretto nonostante sia ferma in una stanza e nonostante non abbia le stesse sensazioni che ha alla guida di un’auto da corsa, ma solo una parte”.

Fine prima parte.

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