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25 Ago 2020 [8:10]

Alonso, frizione ma non solo
Polemiche sul finale in "gialla"

Marco Cortesi

La frizione ha messo in difficoltà Alonso ma...
Fernando Alonso è stato disturbato da problemi alla frizione nella sua seconda Indy 500. Già durante la gara si era compreso che qualcosa non stava andando per il verso giusto, con la sostituzione del volante effettuata in una delle soste e la necessità di partire con la spinta dei meccanici quando la frizione ha smesso di funzionare. Al momento del problema, Alonso era passato dal ventiseiesimo al quindicesimo posto, approfittando principalmente dei ritiri e delle difficoltà degli altri concorrenti. Prima di tornare ventunesimo.

Va detto che, anche senza quel problema, Alonso non era destinato ad una gara di testa dato che anche sul passo gara pagava non solo dai portacolori Honda (che hanno dominato 8 delle prime 10 posizione), ma anche dai migliori rappresentanti Chevy, a partire dal compagno di squadra Pato O'Ward. Alonso ha fatto segnare il ventiseiesimo miglior tempo in gara, al giro 188. Una curiosità: lo sponsor di Alonso per questa gara, la finanziaria Ruoff, aveva sponsorizzato Takuma Sato nel 2017, anno della sua prima vittoria. 

Pigot esce dall’ospedale illeso
E’ stato dimesso dopo una notte in ospedale Spencer Pigot. Il pilota della Florida, schierato dal team Rahal Letterman Lanigan, era finito violentemente contro le barriere che proteggono la testata del muretto box. Un impatto impressionante ma reso meno pericoloso dagli “attenuator” posti proprio in corrispondenza dell’ingresso in pit-lane. Pigot non ha riportato danni fisici. Tuttavia, ha perso conoscenza e non si ricorda più nulla dell’impatto.

Arriverà anche in IndyCar l’Overtime?
A tenere banco nel dopo gara anche due questioni sportive. Moltissimi spettatori e anche tifosi della serie hanno contestato la decisione di non dare bandiera rossa con quattro giri alla fine dopo l’incidente di Pigot: avrebbero preferito che si tornasse in pista più tardi per due giri in regime di bandiera verde, cosa che in NASCAR è stata istituzionalizzata come “overtime” la realtà è però che il tempo richiesto sarebbe stato moltissimo per ripristinare la pista, e non è detto che sarebbe bastato un giro per far ripartire lo schieramento. Il rischio sarebbe stato quello di aspettare tantissimo per poi finire con un solo passaggio lanciato che avrebbe trasformato Sato in una vittima sacrificale.

La penalità a Rossi fa discutere
L’altro elemento, la penalità ad Alexander Rossi per “unsafe release”. Per quanto dubbia, la situazione è prevista dal regolamento: se alle spalle del pilota che esce dalla piazzola c’è una vettura nella “slow lane”, non si può rilasciare il pilota. Rossi, una volta avuto il segnale, ha fatto quello che doveva, uscendo come un proiettile dal pit e incocciando Sato, che aveva a sua volta O’Ward all’esterno. Anche in questo caso, molti fan della serie non hanno apprezzato, ma si tratta più di un problema campanilistico: cosa sarebbe successo se fosse stato Sato a toccare Rossi? Apriti cielo.

O’Ward Rookie Of The Year
Patricio O’Ward ha vinto, confermando il risultato in pista, il premio riservato ai debuttanti. Il messicano della McLaren, che non è un rookie per il campionato per il numero di gare disputate, è un rookie di Indy avendo mancato la qualificazione lo scorso anno. O’Ward è stato l’unico debuttante a non finire a muro o a non commettere errori gravi. Il secondo rookie, Rinus VeeKay, è arrivato ventesimo, mettendosi in mostra ma incappando in uno sciagurato errore ai box. Solitamente, il titolo di “rookie of the year” viene assegnato (per voto) al miglior classificato, ma non è sempre così. Nel 2017, Ed Jones se lo vide strappare nonostante un brillante terzo posto per vederlo assegnare a Fernando Alonso, ritirato ma fino a quel momento autore di un’ottima prova.
DALLARA