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26 Ott 2014 [14:46]

Caterham e Marussia, addio ai GP

Massimo Costa

La F.1 presenta il conto. Salatissimo. Caterham e Marussia nonostante la buona volontà di coloro che hanno tentato in questi cinque anni di farle diventare squadre competitive, non ce la fanno più. E insieme, alzano bandiera bianca. Caterham e Marussia non saranno al via dei GP di USA e Brasile e probabilmente non saranno ad Abu Dhabi. Del resto non avrebbe neanche senso per loro tornare all'ultima corsa. Saranno così 18 le monoposto al via del mondiale e certamente nessuno noterà l'assenza delle due piccole squadre che avevano iniziato l'avventura in F.1 con nomi diversi: Virgin per quella che poi è divenuta Marussia, Lotus per il team poi trasformatosi in Caterham.

Il fallimento del progetto di Max Mosley di accettare nuove squadre nel mondiale F.1, era il 2009, è evidente benché volesse aprire una nuova via, tornare a una F.1 più umana. Le tre new entry, HRT, Caterham e Marussia non sono mai riuscite a crescere dal punto di vista economico e di conseguenza non sono mai state competitive. Ma non c'è da sorridere. La F.1 è malata, anche squadre ben più importanti e storiche sono in grave crisi economica, vedi Sauber per esempio. E il fatto che un campionato del mondo non riesca ad accogliere nuove realtà che non siano i grandi costruttori, la dice lunga sul sentiero sbagliato intrapreso dalla F.1 fin dagli inizi degli anni Duemila. Quando si arrivò a ritenere che il mondiale fosse territorio solo delle Case automobilistiche. Un controsenso storico.

E che ha portato i costi fuori controllo, la forbice tra i top team e i piccoli si è sempre più allargata divenendo impossibile per chiunque sopravvivere e trovare i 300 milioni necessari per correre. Se non di più. La Federazione non fa nulla, anzi, con il parere favorevole degli stessi costruttori ha avviato tre anni fa un programma di propulsori ibridi che ci ha portato all'attuale F.1. Una FIA che vuole adeguarsi a un futuro "verde" (vedi la creazione della Formula E) stringendo l'occhio alle esigenze dei grandi costruttori, ma che intanto sta stritolando la massima espressione del motorsport e si dimentica che la F.1 non può vivere di sole Mercedes, Honda, Ferrari, Renault...
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