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25 Mag [15:25]

Delfino spiega la nuova sfida
motoristica di Autotecnica

Jacopo Rubino

Nel 2020, quando il mondo è stato sconvolto dall'emergenza Coronavirus, Autotecnica Motori non si è fermata. Anzi, ha deciso di premere l’acceleratore: dopo aver preso le necessarie contromisure per proseguire l'attività in regime di pandemia, ha subito proiettato lo sguardo in avanti. L'amministratore delegato Giovanni Delfino, assieme al suo staff, pensava a come rendere ancora più grande la realtà di cui è alla guida dal 2008. È passato ormai un anno, la stagione 2021 è già cominciata e l'azienda lombarda è divisa su due fronti. Da un lato, il proseguimento di tutte le attività esistenti tra monoposto e ruote coperte, in cui è un punto di riferimento riconosciuto, dall'altra il completamento del cammino per realizzare il primo propulsore in casa: una sfida che porterà Autotecnica Motori ad un livello superiore nello scacchiere globale del motorsport, qualcosa che soltanto qualche un paio d’anni fa sembrava impossibile da immaginare. Ma per questo ancora più entusiasmante.

Giovanni, la stagione di Autotecnica Motori è iniziata come sempre molto presto, con la F3 Asia e la F4 degli Emirati Arabi disputate in inverno. Si può parlare di progressivo ritorno alla normalità, dopo il 2020 caratterizzato dal Covid-19?
«Dal punto di vista dei numeri l'anno è partito in modo molto positivo. Sembra che la FIA e i vari organizzatori abbiano trovato i meccanismi giusti per ridurre al minimo gli effetti della pandemia. Questo permette a squadre e piloti di scendere in pista e, per chi come noi è coinvolto nel mondo del motorsport, di continuare a operare. Dove la pandemia non ha smesso di impattare, invece, è sulla logistica: la gestione dei viaggi, fra voli, alberghi, ristoranti, vita in circuito, tamponi e burocrazia, resta complicata. Per programmare le trasferte abbiamo ormai delle figure dedicate, perché si tratta di qualcosa che richiede davvero una enorme mole di lavoro. Questa è la vera differenza tra l'attualità e gli anni pre-pandemia. Ma per il resto, tra attività, domanda e iscritti nelle varie categorie, siamo tornati a livelli precedenti al Coronavirus».

Sul piano sportivo, in ogni caso, l’anno di Autotecnica Motori promette già bene.
«La F3 Asia ha avuto il suo schieramento più ricco di sempre, con il 50 per cento di monoposto in più al via rispetto al 2019. La Formula 4 degli Emirati Arabi ha registrato a sua volta un lieve aumento, quella spagnola a Spa è cominciata con 28 piloti ed è incredibile, visto che quattro-cinque anni fa arrivava appena a una decina. E ovviamente senza dimenticare la F4 italiana, partita dal Paul Ricard con 38 iscritti, restando il top assoluto, e quella tedesca. Ci sono tante conferme importanti. Dopo un anno di stop, inoltre, riavremo la W Series con un notevole aumento di prestigio, affiancando il Mondiale di Formula 1 in otto eventi. Anche questo è un ottimo segnale».

Qual è il lavoro che compie da un anno all’altro Autotecnica sui propulsori che gestisce, anche in presenza di cicli regolamentari stabili?
«Oggi le nostre commesse principali sono nelle varie F4, nei campionati di tipo F3 Regional come la Formula 3 Asia, la W Series e la Formula Regional Japan. In più, abbiamo firmato un contratto di fornitura per un nuovo campionato che scatterà in India, probabilmente alla fine di quest'anno. Al di fuori delle monoposto, equipaggiamo tutte le auto Honda TCR nel mondo, dal FIA WTCR alle serie nazionali, collaboriamo con Glickenhaus in ambito endurance, con Podium Advanced Technologies per la Delta Futurista di Amos Automobili, e sviluppiamo motori per conto di varie case. In questi termini, in funzione dei regolamenti e delle fiches di omologazione vigenti, di anno in anno apportiamo le migliorie che ci sono consentite o che riteniamo utili per aumentare l'affidabilità dei prodotti. Laddove possibile, come con Glickenhaus o in ambito Gran Turismo o TCR, cerchiamo anche di lavorare sulla prestazione».

La W Series abbinata alla F1 darà modo ad Autotecnica Motori di diventare ancora più nota, anche presso il pubblico meno specializzato?
«In questi 15 anni, Autotecnica Motori è cresciuta moltissimo. Da officina di provincia, pur ben tenuta e organizzata, è diventata un'engineering che nel settore motorsport ha conquistato la sua notorietà. Se ci riferiamo a un pubblico meno informato su tutti i dettagli di questo mondo, un pubblico più generalista, la W Series sarà senza dubbio una splendida vetrina, ma a noi interessa soprattutto essere conosciuti nel paddock dagli addetti ai lavori. È questo che ci porta le opportunità professionali, e negli ultimi due anni sta accadendo in modo addirittura superiore alle aspettative. Pur sempre allo studio di nuove strategie, per ampliare il nostro business e ottenere nuove commesse, nemmeno io mi sarei aspettato un tale aumento di lavoro. Persino nel 2020, in una stagione di ovvie difficoltà generali, siamo stati capaci di creare business. Questa è la cosa che più mi rende felice: aver messo le basi a progetti che da qui in avanti andranno a concretizzarsi».

Ci puoi fare un esempio?
«Nel periodo del lockdown, con personale in smartworking e senza gare da poter seguire, ho avuto l’idea di tracciare una mappatura del motorsport di oggi, e di come potrebbe evolversi. Da lì ho deciso di partire con la progettazione di un propulsore che venisse realizzato interamente in Autotecnica, un V6 sia biturbo sia aspirato. Ho ritenuto che fosse la configurazione più adatta per come si trasformeranno le corse in futuro. Abbiamo cominciato analizzando i regolamenti Hypercar e LMDh, fino a concepire qualcosa che potrebbe essere adatto anche per Formula 2, Formula 3, Super Formula, per modelli GT o per applicazioni stradali su vetture di alta fascia. Avere dichiarato le nostre intenzioni, mostrato il progetto, e avere ricevuto il supporto e la spinta di alcuni partner di primo livello, ci ha già permesso di ricevere richieste che credevamo impensabili. Anche in un anno come quello della pandemia, quindi, siamo riusciti a toglierci grandi soddisfazioni professionali».

Dalla pandemia, da una situazione così difficile, Autotecnica Motori ha avuto la forza di gettare le basi per un'ulteriore crescita. Non è da tutti.
«Ci vuole un po' di coraggio, però credo che proprio in momenti del genere sia necessario investire sul futuro. Ho rilevato Autotecnica Motori nel 2008, quando scoppiò una fra le crisi economiche più grandi della storia. Il secondo investimento principale l'ho affrontato nel 2020, l'anno della pandemia: non mi sono mai spaventato».

Autotecnica ha così compiuto il salto in avanti: da preparatore a vero e proprio motorista, sfidando colossi del settore come Mecachrome, AER, e così via.
«A sentirlo mi viene ancora la pelle d'oca! Ma è vero, adesso siamo una realtà che è confrontabile con certi mostri sacri del motorsport, qualcosa che dieci anni fa neanche avrei immaginato. Siamo diventati un'azienda capace di gestire un motore a 360 gradi, dal foglio bianco all'assistenza finale, con tutte le fasi intermedie come progettazione, simulazione, costruzione, prototipazione, test in sala prova, mappatura e fornitura. Tutto questo ovviamente ha reso necessaria un’espansione di strutture e professionalità verso cui non ci siamo tirati indietro. Nel 2012, avevamo un organico di 5 elementi, attualmente siamo 40: questo dà l'idea del processo intrapreso. La cosa interessante è che non ci vogliamo fermare qui. Per le commesse che abbiamo in essere, se le cose vanno come spero, nei mesi a venire pubblicheremo altri annunci di ricerca del personale…».

Quando potremo vedere in pista il nuovo motore V6?
«La progettazione è terminata, stiamo definendo tutti i dettagli necessari per la produzione della componentistica, ma molta è già in fase di costruzione e prototipazione. A fine luglio saremo in grado di portare il primo motore in sala prova, poi ci sarà lo sviluppo al banco. Sul dove lo vedremo montato per la prima volta, assemblato ad un telaio, per ora non mi sbilancio».

È bello sottolineare come questo motore nasca con una mentalità aperta: può essere destinato a monoposto e vetture a ruote coperte, e potrà avere anche una parte ibrida.
«Secondo me, era l'unica chiave che permettesse ad un'azienda come Autotecnica di entrare nel mondo dei custom engines. Se non fosse stato qualcosa di versatile, installabile su diversi tipi di auto da competizione, probabilmente avrei precluso strade che invece per noi si sono già aperte. In modo formale, ne abbiamo parlato per la prima volta in videoconferenza con l’ufficio tecnico, nel marzo 2020, e ricordo bene la frase che ci siamo detti: ‘Non chiudiamoci nessuna porta, teniamo aperta qualsiasi possibilità di installazione richiesta’. È andata così ed è stata la filosofia vincente».

Si potrà vedere il motore Autotecnica utilizzato in più campionati allo stesso tempo?
«Il sogno sarebbe l'utilizzo parallelo in ben quattro tipologie di vetture: monoposto, prototipi per l’endurance come LMP2 o LMP3, ma anche Hypercar, e poi su GT derivate dalla produzione. Se arrivassimo a uno scenario del genere, il nostro sogno sarebbe completamente realizzato. Ci vorrà comunque qualche anno, e probabilmente a quel punto ci saremo già lanciati anche su altre sfide, come è nello spirito di Autotecnica».

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