Carlo LucianiDopo trent'anni trascorsi in Pirelli,
Mario Isola ha recentemente intrapreso una nuova sfida professionale assumendo il ruolo di Direttore Generale di
ACI Sport. Forte dell'esperienza maturata nel paddock della Formula 1, il manager milanese è ora chiamato a guidare lo sviluppo dell'automobilismo italiano in una fase di grandi cambiamenti. Invitato al Giffoni Film Festival insieme a Gian Carlo Minardi e Raffaele Giammaria, lo abbiamo incontrato per parlare del suo nuovo incarico, delle prospettive di ACI Sport e delle sfide che attendono il motorsport italiano nei prossimi anni.
Un trascorso lunghissimo con Pirelli ed oggi un nuovo incarico con ACI Sport. Qual è stata la motivazione principale che l’ha spinta ad accettare questa nuova sfida?
Ritengo che sia una nuova e bellissima sfida che mi permette di vedere sicuramente un mondo molto diverso e credo nel potenziale che ha il motorsport in Italia, che è già molto sviluppato ma che potrebbe ulteriormente essere migliorato con un po' di idee.
Lei ha iniziato questo nuovo mandato da pochi giorni: quali saranno le sua priorità?
Ci sono tante cose da fare e dobbiamo necessariamente darci delle priorità. Ho trovato alcuni campionati che sicuramente hanno già un gran numero di partecipanti, ma credo che si debba pensare a delle trasformazioni. Ad esempio, dalla semplice gara costruire degli eventi che offrano qualcosa in più rispetto all’aspetto puramente motoristico. Credo che sia importante promuovere i nostri weekend, farli diventare dei veri e propri eventi. La Formula 1 ci ha già indicato la strada, chiaramente non stiamo parlando di quei livelli, ma l’idea è quella di creare un contesto in cui le persone che vengono in circuito stiano bene, vivano la passione, si divertano e possano poi ritornare.
Ad esempio, dobbiamo cercare di portare il rally più vicino alla gente perché se non riusciamo a portare la gente al rally, dobbiamo pensare a portare il rally dalla gente. È chiaro poi che in Italia esistono più di 20 campionati diversi, ognuno con le proprie esigenze. Non è possibile applicare lo stesso modello a tutte le categorie. Bisogna studiare bene, farci aiutare dai professionisti che ci sono già in Italia in queste discipline e poi trovare il miglior modo per sviluppare le idee.
Secondo lei quali potrebbero essere le idee per accompagnare i nostri giovani talenti in un percorso di crescita?
Dobbiamo potenziare la scuola federale perché i talenti che oggi abbiamo in Italia non arrivano dal nulla, ma grazie al lavoro che è stato svolto per seguire i giovani piloti, che non è inteso come un aiuto puramente economico, ma come quello di dargli tutte quelle basi che servono per crescere professionalmente. Non è solo un'attività di formazione dei piloti, ma di tutte quelle figure che a vario titolo ci permettono di realizzare gli eventi. Parlo di direttori di gara, commissari di percorso, commissari sportivi, commissari tecnici.
L’Italia è una nazione tradizionalmente legata al calcio come sport. Negli ultimi anni però, la Formula 1 sta guadagnando sempre più tifosi e gli ottimi risultati di Andrea Kimi Antonelli stanno amplificando questo fenomeno. Questo può essere in qualche modo un traino anche per il motorsport nazionale?
Deve essere un traino. Noi di recente abbiamo organizzato il summer camp con i ragazzini che pensano di iniziare l'attività agonistica nel karting. In genere ci arrivavano una quarantina di richieste, quest'anno ne sono arrivate ben 75 e forse questo già da un’idea di come il motorsport oggi stia vivendo un momento di grande popolarità in Italia. Non è certo una novità, è successo nel motociclismo quando c'era Valentino Rossi, Adesso sta accadendo con Sinner nel tennis e grazie a Kimi oggi la gente si sta avvicinando al motorsport nazionale e alle varie discipline che abbiamo. Dobbiamo utilizzare questa opportunità per far conoscere meglio quello che facciamo.
Ad oggi quali sono i punti di forza del motorsport italiano?
Noi abbiamo delle bellissime piste, degli eventi organizzati bene ed un territorio che invita ad apprezzare anche ciò che abbiamo al di fuori del circuito, oltre ad avere una tradizione motoristica importante. Non pensiamo solo ai piloti, abbiamo dei costruttori nel kart che dominano la scena, eccellenze come Tatuus e Dallara in giro per il mondo, i pneumatici Pirelli, i freni della Brembo e tante altre realtà presenti in Formula 1 ed in molti altri campionati che formano questo tessuto importante del motorsport italiano.
Al termine del suo operato sarà soddisfatto se…
Se riuscirò a realizzare almeno l'80% di quello che ho in mente… ma spero di arrivare al 100%.
Infine una domanda personale. Lei ha ricoperto ruoli di vertice a livello nazionale ed internazionale, ma continua anche a svolgere l’attività di autista/soccorritore. Cosa le ha dato il volontariato che nessuna esperienza professionale avrebbe potuto insegnarle?
Il volontariato ti insegna tanto, ti permette di vedere realtà diverse da quelle che vivi quotidianamente. Quello di cui mi occupo io, ovvero il servizio di emergenza sulle ambulanze, chiaramente ti espone a delle situazioni anche molto particolari, ma ti insegna anche a lavorare con gli altri, ad affrontare insieme determinate situazioni, così come ti insegna che per fare qualsiasi cosa devi avere una motivazione ed il piacere a farlo. Io penso a tutti coloro che a vario titolo partecipano agli eventi nel motorsport, molto spesso sono volontari che percepiscono solo un rimborso spese, e quindi dobbiamo non solo ringraziarli ma anche far sì che vivano dei momenti belli, piacevoli e che portino a casa qualcosa di personale che deve entrare a far parte del loro bagaglio di esperienze.