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15 Ott 2019 [18:56]

Ferrari: a Suzuka altro rimpianto,
ma ci sono tanti aspetti positivi

Jacopo Rubino

"C’è del rammarico, perché non abbiamo raccolto quello che abbiamo seminato". Le parole di Mattia Binotto dopo la gara di Suzuka potrebbero quasi essere una sintesi dell'intera stagione di Formula 1 della Ferrari: una lunga sequenza di "se" e "ma", e di occasioni sfumate. Con meno errori, e con meno sfortuna, la strada della Mercedes verso il sesto titolo consecutivo avrebbe potuto essere più ripida. O forse addirittura bloccata.

In Giappone, la Rossa ha centrato l'ottava pole-position del 2019, la quinta consecutiva: all'interno dello stesso campionato, non accadeva addirittura dal 1983, con Patrick Tambay e René Arnoux. Una striscia del genere non era stata messa a segno nemmeno durante l'era Schumacher, giusto per misurarne il valore. Eppure, di queste 8 pole, solo tre si sono convertite in vittoria: a Spa, Monza e Singapore.

"La partenza ha compromesso il resto della gara, anche se il passo dei nostri rivali era molto competitivo e noi avevamo un degrado gomme maggiore", ha ammesso Binotto. Senza i pasticci allo start, sia di Sebastian Vettel che di Charles Leclerc, l'intero Gran Premio avrebbe potuto avere un copione diverso: con due SF90 davanti, sarebbe stato più semplice resistere alle due Frecce d'Argento. Anche a costo di "sacrificare" una macchina con la strategia. "Di solito le nostre partenze sono molto buone, certamente non questa volta", non ha potuto che ammettere Vettel.

Ma gli aspetti positivi non mancano, a cominciare appunto dal potenziale mostrato in qualifica. Suzuka era un'altra pista su cui, fino a poche settimane fa, la Ferrari sembrava destinata a soccombere. Poi, qualcosa è cambiato, grazie agli sviluppi introdotti. Se il "risveglio" nel 2019 è stato tardivo, ci sono segnali quantomeno incoraggianti per il 2020. "Non ci manca nulla, dobbiamo soltanto lavorare meglio, crescere in tante piccole cose, ognuno di noi", ha ribadito Vettel. Intanto, restano quattro round per riassaporare il gusto del successo: Messico, Stati Uniti, Brasile e Abu Dhabi. Ormai, senza timori reverenziali.
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