World Endurance

San Paolo - Qualifica
Prima fila Cadillac, Aston Martin in GT

Michele Montesano - Foto DPPI Archiviata la 24 Ore di Le Mans, il FIA WEC si è recato in Brasile per inziare la seconda part...

Leggi »
formula 1

Nel 2027 saranno 10 le gare Sprint
Attenti, gli sport non vanno stravolti

Massimo Costa - XPB ImagesSaranno ben dieci le gare Sprint in calendario nel Mondiale Formula 1 del 2027. Ancora non è stato...

Leggi »
formula 1

O'Ward dice stop al ruolo
di tester per il team McLaren

Massimo CostaC'è chi per anni paga soldi pesanti per essere semplicemente un terzo, quarto, quinto pilota in un team del...

Leggi »
FIA Formula 3

Così al Madring: due giorni di test,
due qualifiche e un totale di tre gare

Massimo CostaIl Campionato FIA di Formula 3 effettuerà una sessione di test ufficiale di due giorni nel nuovo circuito del M...

Leggi »
formula 1

Audi finalmente torna nella top 10
con Bortoleto, Hulkenberg ancora a zero

Massimo Costa - XPB ImagesUn bel sospiro di sollievo è quello che tutti hanno “tirato” nel box Audi. Era dalla prima gara de...

Leggi »
USF PRO

Svelata la nuova Tatuus APT-28
che debutterà nella serie nel 2028

USF Pro Championships Presented by Continental Tire ha svelato i rendering della nuova Tatuus APT-28, la monoposto che debut...

Leggi »
6 Mag 2016 [0:48]

IL CASO - Kvyat bocciato in Cina
La Red Bull ha giocato col fuoco

Stefano Semeraro - Photo 4

Ma cosa succede agli austriaci? No, non ai politici che vogliono costruire muri, ma agli sportivi. Al team di F.1 governato da Herr Dietrich Mateschitz: la Red Bull. L’umiliazione di Daniil Kvyat, degradato sul campo dopo il doppio botto di Sochi, e la contemporanea promozione di Max Verstappen al suo posto, ha fatto sussultare il Circus. Helmut Marko, che di Mateschitz, molto più di Chris Horner, è insieme l’eminenza grigia e il braccio armato, ha provato a spiegare la vicenda da una parte con gli attriti definiti "inconciliabili" fra Verstappen e Sainz junior alla Toro Rosso, e dall’altra con la pressione che il pilota russo si sarebbe "creato da solo" in seguito alle scarse performance di quest’anno.

«Daniil è regolarmente dai tre ai cinque decimi di secondo più lento di Ricciardo», ha dichiarato, «mentre l’anno scorso era alla stessa altezza». Conclusione: tornare sulla nobile panchina della Toro Rosso («un ottimo team da metà griglia») gli consentirà di ritrovare la serenità perduta. «Non abbiamo rimosso Kvyat», ha concluso Marko con un tono pilatesco che non gli appartiene. «Tutti e quattro i piloti hanno con noi un contratto a lungo termine».

In altre parole: se c’era qualche residuo dubbio che la F.1 fosse uno sport di squadra, eccolo - questo sì - definitivamente rimosso. La Red Bull e la Toro Rosso sono una squadra e Marko è l’allenatore che decide i cambi, chi entra e chi esce, anche a campionato in corso (a quando le sostituzioni durante il GP?).
Peccato che l’automobilismo non sia il calcio, e che in pista si rischi la vita, non un semplice autogol. Se sarà confermato, come suggeriscono alcune fonti, che Kvyat era stato già avvertito della retrocessione dopo il GP di Cina - dove era salito sul podio, infilando Vettel in partenza! -, be’, allora significherebbe che la Red Bull, e in particolare Marko, stanno giocando con il fuoco.

Per carità, non è una novità. Jenson Button per primo ha scosso la testa, commentando amaramente la faccenda: «Una gara sbagliata e sei fuori? E allora il podio della gara precedente? No, alla Red Bull non cambieranno mai…». Herr Helmut, soprattutto, non cambia mai. Fa e disfa con piglio teutonico, crea e distrugge talenti con la facilità con cui si sposta una pedina. E’ successo in passato, a tanti: a Buemi, ad Alguersari - cacciato perché reo di aver rallentato Vettel in una occasione - a Bourdais, a Speed, tutti bruscamente accantonati.

Ora Marko ha deciso di puntare sul talento fresco di Verstappen, e sicuramente promuoverlo in corso d’opera aumenta il valore di mercato dell’olandese. Sempre che Max, messo improvvisamente sotto il torchio mentale di dover fare subito meglio di Ricciardo per non incorrere nell’ira del boss, non finisca anche lui per collassare. I campioni sono tali anche perché reggono le situazioni di stress, certo - ma allora perché non era sostenibile lo stress, comunissimo nelle corse, di non andare d’accordo con il compagno di squadra? - i giovani buttati allo sbaraglio senza un minimo di cautela però rischiano di bruciarsi in fretta. Troppo in fretta.

Come forse è capitato a Kvyat, che sentitosi buttato in un angolo appena sceso dal podio di Shanghai, a Sochi (la gara di casa tra l'altro) vi è arrivato in tilt, e quando si è visto davanti Ricciardo ha tentato disperatamente di passarlo, per dimostrare in extremis di valere ancora il sedile che occupava, finendo contro Vettel. Con il rischio di farsi male, molto male. E di farlo agli altri. Bruciati verdi, si dice. Ma forse in questo caso dovremmo dire bruciati rossi.
TatuusTRIDENTWSKF4ItaliaF4 SpanishEurocup3G4RacingCampos RacingRS RacingCetilar