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6 Nov 2008 [15:17]

IL TEMA - La BMW e la
paura di diventare grande

Nel mondiale di Formula 1 2008 la BMW-Sauber ha centrato tutti gli obiettivi che si era posta alla vigilia di campionato. Ha colto la sua prima vittoria nella massima formula, raccogliendo un bottino di punti superiore alla stagione 2007 che l’hanno confermata terza forza del mondiale costruttori. Eppure nel dopocorsa di Interlagos nel box svizzero-tedesco i volti erano scuri, a partire da quello di Robert Kubica fino a quello di Mario Theissen. Il polacco si è visto scippare in extremis la terza posizione in campionato da Kimi Raikkonen, ed anche il compagno di squadra Nick Heidfeld ha ceduto la quinta piazza nella classifica finale a Fernando Alonso.

La beffa maggiore è però quella di Kubica, e i motivi che hanno portato il polacco all’impossibilità di difendere un piazzamento comunque di grande prestigio, sono molti. Su tutti c’è sicuramente il calo prestazionale della monoposto, che ha iniziato la stagione con un potenziale velocistico in grado di puntare alla pole position già a Melbourne, per poi centrare la performance velocistica assoluta nel Gran Premio del Bahrain. E nel primo terzo di campionato, mentre Ferrari e McLaren si sono alternati sul fronte degli exploit, la BMW e soprattutto Kubica, non hanno sbagliato nulla, arrivando ad essere pronti a cogliere una clamorosa doppietta in Canada, dove grazie alla vittoria, il polacco si è portato in vetta alla classifica di campionato.

Ci si aspettava che sulle ali dell’entusiasmo il team facesse quadrato intorno a Robert, e soprattutto che continuasse a portare avanti un programma di sviluppo per ridurre l’ultimo ‘gap’ prestazionale che li separava da Ferrari e McLaren, ed invece è accaduto l’opposto. I due top-team hanno preso il volo, con la squadra tedesca diretta tecnicamente da Willy Rampf che ogni qualvolta ha introdotto un aggiornamento tecnico, è sembrata fare un passo indietro. La prova è arrivata dall’incapacità, gara dopo gara, non solo di puntare alle performance assolute di inizio anno, ma anche di reggere sempre più spesso il passo di Toyota, Toro Rosso e soprattutto Renault.

La debacle è arrivata una volta lasciata l’Europa, con le ultime quattro corse che hanno visto Kubica raccogliere 11 punti, contro i 33 di Alonso, i 20 di Hamilton e Massa, i 18 di Raikkonen e anche i 12 di Vettel. Per dare un’idea della flessione, Kubica nelle ultime due gare ha occupato le posizioni più basse della griglia di partenza da quando è in Formula 1, alle prese con cronici problemi di trazione che non gli hanno consentito di entrate nella top-ten in qualifica. E non è andata meglio ad Heidfeld, che nelle ultime quattro gare non è andato oltre un magro bottino di 7 punti.

Ma non è stato solo un calo tecnico a determinare la resa finale di Kubica. Ci ha messo del suo anche una strategia di squadra che spesso è sembrata impacciata davanti alla necessità di prendere decisioni in tempi brevi. Nel caso di Robert era già accaduto a Melbourne, poi a Silverstone, ed infine a Singapore. Occasioni che hanno saputo prendere al volo team come Honda o Williams, e sfuggite alla squadra tedesca. Ed infine la ciliegina di Shanghai, dove il team quasi derise chi fece notare che forse sarebbe stato utile lo scambio di posizioni tra Heidfeld e Kubica, visto che il polacco era ancora in piena corsa per la terza piazza finale.

Il destino ha voluto che quindici giorni dopo, proprio quel punto avrebbe consentito a Robert di centrare l’obiettivo, a conferma che in Formula 1 ogni singola lunghezza, come dimostra anche lo stesso Hamilton, può essere determinante. Guardando a posteriori la stagione del team tedesco, sembra quasi che gli uomini diretti da Mario Theissen abbiano avuto paura di diventare grandi. C’è chi sostiene che una volta raggiunto l’obiettivo stagionale abbiano tirato i remi in barca, ma è difficile credere che un team così grande e strutturato scenda in pista per fare il compitino.

Il 2009 sarà un anno determinante per la squadra svizzero-tedesca, e le voci dicono che il team sia già ad un buon livello di sviluppo del sistema Kers. Tecnicamente c’è tutto per portare la BMW-Sauber a lottare per il prossimo mondiale, ma manca ancora un passaggio, che a qualcuno potrà sembrare esclusivamente di colore. Ad Interlagos, sulla griglia di partenza i meccanici della Toro Rosso hanno salutato Sebastian Vettel con una maglietta celebrativa: "Seb, ci hai messo le ali!”. Due ore dopo, nel box Ferrari i ragazzi di Maranello abbracciavano e ringraziavano Felipe Massa.

Sguardi sinceri, non certo un comportamento di circostanza. Il gruppo lo si vede soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto, e la Ferrari 2008 ha dimostrato di essere unita. La BMW, vista dall’esterno, su questo fronte sembra mancare. E ci piace credere che dietro un risultato ci sia anche un team che rema tutto insieme nella stessa direzione, e sotto questo aspetto l’italianità di Ferrari e Toro Rosso anche nel mondiale è un riferimento per tutti. Perché in una Formula 1 dove le gare si guardano sul monitor del gps, ci sono dei momenti dove un sorriso e una pacca sulle spalle non sono un optional.

Roberto Chinchero
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