13 Mag 2008 [15:21]
IL TEMA - La pazzesca forza
mentale e fisica dei piloti
Telai rinforzati, pance che assorbono gli urti, abitacoli a prova di bomba. La sicurezza delle monoposto di F.1 (e non solo) ha fatto passi da giganti negli ultimi dieci anni. Ma chi queste vetture le guida è pur sempre un uomo. Sotto la tuta non ci sono particolari... protezioni. Non sono dei robot. Come reagisce, e sopporta, il fisico di un atleta incidenti violenti come quello di Robert Kubica e Lewis Hamilton nel 2007 o quello recente di Heikki Kovalainen a Barcellona il 27 aprile?
Il veloce recupero del finlandese della McLaren, addirittura secondo in qualifica a Istanbul, deve far riflettere. Come si recupera un uomo che picchia frontalmente a oltre 200 orari contro le protezioni, sbatte con il casco contro le gomme, dimentica la dinamica dell'incidente e non ricorda nulla anche nei giorni seguenti ed è costretto a letto per 25 ore? Negli stessi giorni, Jorge Lorenzo, pilota spagnolo della Moto GP, conduceva la sua battaglia personale contro una frattura alla caviglia destra.
Il preparatore atletico della McLaren, Aki Hintsa, lo ha spiegato alla Gazzetta dello Sport: "La cosa più difficile è stato rimetterlo in piedi. Martedì 29 gli abbiamo fatto compiere i primi passi accompagnati da training mentale ed esercizi di coordinazione. Eravamo ancora in Spagna, ma in un albergo, dove poteva riposare meglio. Poi fino a giovedì ancora semplici esercizi, a livello crescente. Tornati in Finlandia, in un centro per lo sport agonistico, abbiamo proseguito con un normale allenamento due volte al giorno sia sul piano del potenziamento muscolare sia cardiovascolare, e poi esercizi di stretching, di Pilates, massaggi per due ore al giorno.
Ma anche test per saggiare le risposte mentali con un'osservazione permanente, 24 ore su 24, sulle reazioni, sui suoi sintomi. Infine, il lunedì prima del GP turco, un allenamento al massimo livello cardiaco, una prova molto dura con una lunga corsa all'aperto, con numerosi dislivelli. Poi altri controlli cerebrali e neuropsicologici. A quel punto siamo stati sicuri che le sue condizioni erano tornate del tutto normali e che quando Heikki sarebbe arrivato a Istanbul non avrebbe incontrato problemi nel superare il nulla osta dei medici FIA. Diciamo che il suo recupero è stato normale, ma se avesse riportato lesioni, sarebbe stato diverso".
Il dottore della McLaren la mette giù facile, ma è indubbio che i piloti hanno una forza mentale fuori dal comune. Infatti, se il fisico (da atleta) ha ben recuperato non avendo sopportato fratture, è il cervello che fermerebbe ognuno di noi a ributtarsi su un mezzo che arriva a 340 orari. Quel cervello che invece permette ai motociclisti di correre con ossa rotte, lussazioni e quant'altro e ai piloti di F.1 di tornare nella mischia come niente fosse accaduto.
Massimo Costa
Immagine Ideaplan