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16 Nov 2020 [17:27]

Il commento di Alberto Sabbatini
Ecco perché Hamilton è un fenomeno

Alberto Sabbatini - XPB Images

Hamilton entra nella leggenda con il settimo titolo mondiale vincendo una gara pazza, e ancora qualcuno pensa che non sia un fenomeno? Eppure una gara come il GP Turchia dove non esisteva una superiorità in pista della Mercedes (guardate Bottas dov’è finito!) lui lo ha vinto con 31” di vantaggio e gli altri sono tutti dietro. Ha vinto guidando forte, ma gestendo anche le gomme meglio degli altri, temporeggiando quando non aveva gli pneumatici in temperatura, evitando i troppi errori alla Max Verstappen, non commettendo le esagerazioni in staccata alla Charles Leclerc, e mostrando una visione di gara spaventosamente efficace (come quando ha convinto il box dell’inutilità di montare gomme slick). Ma che deve fare Lewis più che vincere a mani basse per dimostrare quanto sia grande?

Oh sí, guida una Mercedes e per questo in sette anni ha vinto più Gran Premi di tutti. Ma in Turchia, su quell’asfalto viscido, contavano solo palle e piede, non il motore né la macchina. E ha vinto sempre lui. In 7 anni di Mercedes turbo ibrida ha disputato 134 GP e vinto 72 volte. Una media spaventosa: 53% di vittorie. Un successo ogni due gare. Oh, certo guida un missile. Questo glielo riconosciamo. Ma quanti suoi colleghi con la sua stessa macchina avrebbero saputo vincere altrettante gare come Hamilton per sette anni di seguito? Per me nessuno.

Perché non è soltanto la velocità pura il metro migliore per giudicare la bravura di un pilota. E non è nemmeno l’arte di saper leggere le gare, interpretarle e vincerle. Ma è la costanza nei risultati, la ripetitività nel tempo, l’indicazione migliore della forza di un pilota. Dopo alcuni anni la motivazione viene meno, la voglia di sacrificarsi per essere al top pure. La guida si appanna, il pilota non appare più incisivo come da giovane, soffre la rivalità dei compagni più giovani e irruenti ed i risultati pian piani peggiorano.

È successo a quasi tutti i grandi. È capitato con Niki Lauda contro Nelson Piquet prima poi contro Alain Prost; a Piquet contro Nigel Mansell, a Sebastian Vettel contro Daniel Ricciardo e Leclerc. Hamilton per ora, a 35 anni, sembra resistere al logorio della F1. Poi, il numero delle sue vittorie e dei suoi titoli mondiali saranno pure deformati dalla superiorità della macchina e dal numero dei GP. Ma perché ve ne stupite come se non fosse mai successo prima?

Da Juan Manuel Fangio a Michael Schumacher è sempre stato così. Il pilota più forte riusciva a scegliersi e costruire assieme al team la macchina più forte. Nelle varie epoche sono cambiate soltanto il numero delle gare che si disputavano ad ogni stagione. Erano sei ai tempi di Fangio, dodici all’epoca di Lauda, sono diventate 16 o 17 ai tempi di Senna e Schumacher. E 21 o 22 oggi. Ma Hamilton è sempre lì. Anno dopo anno, con la sua motivazione intatta e la sua media schiacciante. Leggetevi le statistiche.
 
1) È uno dei pochissimi piloti ad aver vinto un GP (lui addirittura quattro) nell’anno del debutto.

2) Ha vinto almeno un GP in ogni anno di carriera. Anche quando non aveva fra le mani una monoposto competitiva (2009) ha vinto almeno una gara in ogni stagione. Non ha mai concluso un campionato a bocca asciutta.

3) Negli anni di Mercedes turbo ibrida in cui ha dominato, ha sbriciolato nel confronto ogni compagno di squadra che è passato per la sua strada.

HAMILTON vs ROSBERG (2014-2016)
Vittorie:
HAM 31 su 58
ROSB 20 su 58

Percentuale di vittorie:
HAM 53%
ROSB 34%

HAMILTON vs BOTTAS (2017-2020)
Vittorie:
HAM 41 su 76
BOT 9 su 76

Percentuale di vittorie:
HAM 54%
BOT 12%

Il tempo darà il giusto valore alle sue imprese. Oggi tanti lo sminuiscono, ma un giorno tra tanti anni qualcuno racconterà ai propri nipoti: sai che quando le F1 andavano ancora a benzina, ho visto correre e vincere con i miei occhi uno dei più grandi piloti della storia delle corse? Un pilota di colore che aveva le treccine…

Alberto Sabbatini, già inviato F1 per la Gazzetta dello Sport, direttore di Rombo e Autosprint, scrive per noi


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