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6 Mar 2020 [17:58]

Inizia l'era dell'aeroscreen
Dubbi su estetica e sicurezza

Marco Cortesi

L’IndyCar 2020 sarà ricordata forse come “l’era del cupolino”. Dopo una stagione invernale caratterizzata da grandi scossoni in termini di mercato, tra piloti rimasti a piedi e nuovi team, si torna a parlare di sport e una delle novità è proprio quella dell’aeroscreen. Si chiama così la versione IndyCar dell’Halo. Che di fatto è un Halo contornato da una protezione trasparente.

Estetica discutibile
La soluzione sin dai primi test ha fatto discutere per il lato estetico. Dopo anni di ricerca per arrivare a vetture più belle, accattivanti e aggraziate, l’aeroscreen sembra aver mandato un po’ tutto all’aria pesando non poco sull’impatto estetico delle Dallara. La serie dovrà sfoderare il proprio miglior marketing, ma non con i fan più “duri” della categoria. Loro, ben consci del rischio costituito dai detriti, hanno mandato giù la “pillola” con sorprendente accettazione. Il problema saranno i fan extra-serie, quelli più preziosi da rubare ad altre categorie (NASCAR), che forse troveranno meno appeal.

Sicurezza, luci e ombre?
C’è anche qualche preoccupazione per la sicurezza: in caso di incidente, l’unico modo di estrarre un pilota, qualora perdesse i sensi o non potesse muoversi, sarebbe tagliare la protezione, cosa che richederebbe sicuramente tempo. Se è pur vero che per l’halo vale lo stesso discorso, in questo caso ci sarebbe forse più da tagliare. E, in caso di incidenti “forti”, quasi sempre nella storia IndyCar piloti sono stati letteralmente “presi per i capelli” all’ultimo secondo, vedi ad esempio James Hinchcliffe. 

In più si sarebbe stato notato che, con l’aeroscreen, i meccanici non riescono ad infilarsi nell’abitacolo per stringere le cinture come si deve quando il pilota si cala sul sedile. Non si tratta solo di un momento scenico e bello da vedere, ma anche importante per la sicurezza. Secondo alcune indicazioni raccolte da Italiaracing, alcuni piloti avrebbero testato con cinture non strette nel modo corretto. Una situazione a cui prestare attenzione in particolare per quanto riguarda possibili incidenti ad alta velocità e accelerazione.
 
Più compiti al pit-stop
Infine, un’altra problematica riguarda i pit-stop. L’halo utilizzerà tear-off, da ripulire o togliere in particolare se sporchi d’olio. L’aeroscreen incrementerà la quantità di compiti da effettuare in corsia box, dato che il tear-off si compone di due metà separate. Insomma, se è vero che un sistema come l’aeroscreen avrebbe fatto la differenza in diverse circostanze (ad esempio l’incidente di Justin Wilson) non è detto che sia un’automatica soluzione a tutti i mali.
DALLARAPREMA