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25 Mar 2005 [13:12]

Intervista a RONNIE QUINTARELLI
«Che emozione essere
pilota ufficiale della Toyota»

Questo weekend parte da Okoyama, così si chiama ora il tracciato di Aida, il prestigioso campionato GT giapponese, definito da sempre come il più competitivo del mondo, eterno campo di sfida dei colossi automobilistici quali Toyota, Nissan e Honda oltre che dei gommisti Bridgestone, Dunlop e Yokohama. Se nel 2004 i colori italiani erano rappresentati dall'esperto Marco Apicella, quest'anno è Ronnie Quintarelli, campione della F.3 giapponese, pilota italiaracing.net 2004, a vestire i panni del pilota ufficiale Toyota col team Sard. Un debutto vero e proprio quello del pilota veneto che a italiaracing ha raccontato le emozioni e i dubbi della nuova avventura.

- Come hai trovato l'ambiente del GT?

«Nei miei due anni di permanenza in Giappone avevo assistito a qualche gara GT ed ero sempre rimasto colpito dall'enorme affluenza di pubblico, a livello di quella che segue i GP della F.1. Ora che vivo dall'interno questo mondo, sono quasi spaventato dall'incredibile professionalità che vi è. Sarà senza dubbio una buona scuola. Nel GT bisogna pensare a tantissime cose. Tra i fornitori di gomme la lotta è molto sentita e quindi bisogna essere attenti nella scelta dei pneumatici, noi abbiamo le Bridgestone, poi occorre studiare bene la giusta strategia per la gara».

- Che effetto ti fa ritrovare nel box un sacco di persone che lavorano per te e per il tuo compagno Couto?

«E' decisamente gratificante, ti fa sentire ancora più parte del meccanismo, del mondo Toyota. Poi ci sono i gommisti. Curiosamente ho ritrovato alcune persone della Bridgestone con le quali avevo lavorato quando per loro sviluppavo gli pneumatici nel karting. Per ora nei test tutto è andato per il meglio, ma non vi era la pressione della gara. Per esempio, quando vi sarà l'affanno della corsa, mi chiedo se il cambio pilota lo faremo così velocemente come nei test...».

- Per la prima volta dovrai condividere la vettura di gara con un altro pilota.

«Sono un pilota che si affeziona molto alla propria macchina, questa cosa del dividere la vettura è una vera novità per me. Perché non si deve più ragionare soltanto in funzione delle proprie sensazioni, della propria volontà di avere un determinato assetto, ma occorre trovare un continuo compromesso per adattarsi anche alle esigenze di guida del proprio compagno. Per fortuna con Andre Couto vado molto d'accordo, è un bravo ragazzo, umile e molto motivato. Non ci saranno problemi tra noi. Adesso nelle prime gare sarà lui, avendo già corso in questa categoria nel 2004, a fornire le indicazioni di base».

- Come ti sei trovato nel salto da una monoposto a una vettura GT?

«Mi avevano detto di non preoccuparmi, che la guida richiesta era molto simile a quella di una monoposto. Mi pareva strano... E difatti la differenza è notevole. Magari per un pilota che passa da vetture Turismo a GT non cambierà molto, ma per chi arriva da una categoria come la F.3, beh, tutto è diverso. Non nascondo che nei primi giorni di test ho fatto tanta fatica ad adattarmi. Non alla potenza del motore, ma al rollio, alla frenata. Vedi, lo scorso dicembre ho provato la Lola della F.Nippon. Dopo cinque giri avevo trovato il limite e nel test che la Toyota aveva organizzato ero stato il più veloce. Con la Supra GT ammetto di non guidare ancora con scioltezza, non naturalmente, e che il limite ancora non l'ho incontrato. Ma è solo questione di tempo. Questo weekend girerò così tanto tra prove e gara che tutto si sistemerà».

- Hai accennato alla F.Nippon. Inizialmente quello era il tuo obiettivo poi...

«Poi non avevo il budget necessario. Nei due anni di F.3 col team Inging, seguivo sempre con interesse la F.Nippon ed era il mio sogno poter far parte di quella categoria. Col boss della Inging, Urabe, ho tentato di entrarvi. Dopo aver vinto il campionato di F.3 mi pareva logico poter trovare una sistemazione e mi sono concentrato sulla Nippon lasciando perdere il GT. Ho fatto un test che è andato molto bene, ma a parte due-tre team che hanno una buona risorsa economica alle spalle, con gli altri devi portare soldi. E tanti. Purtroppo quelle squadre ricche hanno mantenuto i piloti del 2004 e per me non c'è stato spazio. Mi sono così ritrovato con un'offerta economica per correre nel GT da professionista con la Toyota e con una richiesta economica per correre con un team non di primo livello nella Nippon. Ho quindi preso l'occasione offertami dalla Toyota».

- Come è avvenuto l'ingresso in una Casa importante come la Toyota?

«Devo molto a Urabe e anche al mio nuovo manager, Erik Comas. Hanno fatto tutto loro e da pochi mesi sono entrato a far parte del Comas Management che ha già piloti come Treluyer, Dufour eccetera. Per me la Inging è come una famiglia. Continuo a vivere nella città, Tukuyama, dove si trova il loro team e quest'anno li seguirò nei loro appuntamenti con la F.3 facendo da coach per Streit e Yasuoka, facendo alcuni collaudi con la Dome-Toyota, così mi tengo in allenamento anche con le monoposto. Non si sa mai...».

Massimo Costa
Intervista raccolta mercoledì 23 marzo 2005
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