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24 Apr 2020 [14:53]

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Il team principal Zak Brown non ha digerito le parole di Mattia Binotto, team principal Ferrari, rilasciate al giornale inglese The Guardian. E dalle stesse colonne del quotidiano, ha voluto replicare con durezza. Cosa è accaduto? Binotto aveva dichiarato che: "La Formula 1 deve essere l'apice del motorsport, in termini di tecnologia e prestazioni. Deve essere attraente per i costruttori e per gli sponsor che vogliono essere associati al campionato più prestigioso. Troppe restrizioni potrebbero abbassarne il livello, avvicinandolo a quello delle serie inferiori".

Il riferimento a cui fa cenno Binotto era al budget cap: "145 milioni di dollari sono già una nuova e impegnativa richiesta, rispetto a quanto fissato lo scorso giugno di 175 milioni. Non ci si può arrivare senza altri sacrifici significativi, specialmente a livello di risorse umane". Infine affermando, con una sorta di minaccia: "Non vorremmo trovarci in condizione di dover considerare altre opzioni per valorizzare il nostro DNA sportivo". Aprendo poi alla possibilità lanciata da Christian Horner di vendere ai clienti le proprie monoposto: "Non sarebbe un sacrilegio, in F1 accadeva già in passato e oggi avviene per esempio in MotoGP

Brown ha ribattuto punto su punto: "Il messaggio di Binotto è contraddittorio, parla di difendere il DNA della F1, che è fatto da costruttori, e apre alle macchine per clienti che più che la F1 moderna ricorda gli anni ‘70. Fissare un tetto alle spese non mette in pericolo il suo ruolo apicale nell’automobilismo. Mi spiacerebbe se la Ferrari andasse via, vorrei che restassero tutti. Ma la F1 si può fare anche con 18 macchine, persino con 16 ma non con 14. La F.1 potrebbe sopravvivere senza di loro, ma preferisco che rimangano nel nostro sport". Secondo Brown, la Ferrari sarebbe in minoranza rispetto al resto dei team: "E di questo Liberty e la FIA devono tenere conto piuttosto che inchinarsi alla Ferrari, malgrado il suo diritto di veto".

Anche riguardo il Coronavirus, Brown non si è trovato d'accordo con le parole di Binotto, L'italiano aveva detto: "In F1 abbiamo scuderie con diverse caratteristiche, che operano in diversi Paesi, con diverse leggi e ognuna con il suo sistema di lavoro. Non è quindi semplice, né immediato, apportare cambiamenti strutturali tagliando linearmente i costi. Siamo tutti coscienti delle difficoltà causate dal COVID-19, ma non bisogna reagire in modo affrettato. Il rischio è di prendere decisioni figlie dell'emergenza, senza valutare chiaramente tutte le conseguenze". Binotto non ha fretta, del resto la Ferrari è l'unica Casa automobilistica a non aver sofferto (al momento) una crisi economica, ma per le altre squadre la situazione è molto più complicata. Brown attacca: "Ci sono Paesi chiusi e primi ministri che devono prendere decisioni veloci, non farlo sarebbe un errore madornale. E’ negare la realtà. Purtroppo ci sono pochi team che generano profitti e chiunque è in F.1 vuole promuovere qualcosa, magari auto o bevande". 
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