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21 Nov 2022 [20:31]

L'anno più buio della Mercedes
Ma attenzione al riscatto nel 2023

Massimo Costa - Foto Mercedes

Un sospiro di sollievo lungo eterno deve essersi sprigionato nel box Mercedes quando è calata la bandiera a scacchi sulla stagione 2022. Dodici mesi vissuti con grande difficoltà, con problemi continui che nel team diretto da Toto Wolff non si erano mai presentati. Il ritiro di Lewis Hamilton a pochi minuti dal traguardo è l’emblema del campionato vissuto dalla Mercedes, un Hamilton che per la prima volta in carriera conclude una stagione senza essere salito sul gradino più alto del podio. Per cinque volte si è piazzato secondo, in quattro gare ha terminato terzo, ma niente festa per la prima posizione. Che invece si è fatta, in extremis per la Mercedes, per il suo compagno George Russell in Brasile, primo dopo una corsa letteralmente dominata e dove è arrivata una doppietta che nessuno si aspettava.

Le difficoltà incontrate dalla W13 fin dai test pre campionato erano state provocate dal porpoising eccessivo che lo staff tecnico ha faticato più del dovuto a cancellarlo. Ricorderete i problemi alla schiena incontrati da Hamilton o l’allarme lanciato da Russell sul timore che si potessero verificare pericolosi incidenti. Le cause del prolungato fenomeno del porpoising in casa Mercedes? La progettazione della monoposto, molto complessa da mettere a punto. In questi mesi, si è cercato di trovare una soluzione lavorando sul fondo, sui canali Venturi, sulle ali, sui flap e portando svariate migliorie aerodinamiche.

Non sempre gli sviluppi hanno portato a un radicale cambiamento, a volte sono stati compiuti passi indietro, e Wolff e i suoi ingegneri hanno dichiarato spesso e malvolentieri che non c’era nulla da fare per tornare al vertice, e non mentivano affatto. Poi, è arrivata la famosa direttiva 39 della FIA atta a debellare il porpoising (il fenomeno del saltellamento che ha coinvolto tutte le monoposto di F1, ma in particolare le due W13), che in qualche modo ha permesso alla Mercedes di uscire dal tunnel, soprattutto nella gestione delle gomme in gara. Nel weekend di Abu Dhabi, le prove libere avevano evidenziato la buona forma della Mercedes, ma in qualifica è arrivata la sveglia con una modesta terza fila per Hamilton e Russell divisi tra tre millesimi e a sette decimi dalla pole.

In gara, Hamilton è stato spinto fuori pista da una manovra di sorpasso eccessiva di Carlos Sainz, la sua vettura è finita sul dissuasore posto oltre i limiti della pista ed è saltata in aria danneggiando il fondo. Per Hamilton, il GP che ha mandato in archivio il 2022 è stato un vero incubo. Problemi continui, perdita di passo, poi quando pareva avesse trovato una certa stabilità e il quarto posto finale, è arrivato il ritiro per perdita di pressione idraulica. Russell invece, è sempre rimasto alle spalle del compagno, poco fortunato dopo la grande prova offerta in Brasile, e quinto all’arrivo. Il primo pit-stop non è stato veloce come avrebbe dovuto per la difficoltà nell’inserire la ruota posteriore destra, dopo di che ha ricevuto l’ok per ripartire quando stava arrivando Lando Norris, che ha dovuto frenare bruscamente per evitare un contatto.

Inevitabile la penalità di cinque secondi per Russell. Insomma, tutto o quasi è andato storto e con questa Mercedes ad Abu Dhabi si poteva ottenere ben poco. Come si può riassumere il 2022 della Mercedes? Con una smorfia, senza ombra di dubbio. Russell è stata l’unica nota positiva avendo mostrato, dopo tre anni di purgatorio trascorsi in Williams, di essere il talento giusto per il futuro della squadra. Il quarto posto finale in campionato è comunque un bel risultato se si pensa che ha raccolto 275 punti contro i 246 di Sainz, quinto davanti a Hamilton che di punti ne ha totalizzati 240. Il tentativo, nella classifica costruttori, di provare ad andare a strappare il secondo posto alla Ferrari è presto naufragato dopo l’ottimismo seguito ai risultati conseguiti in Brasile. Sono 515 i punti finali, 554 quelli della Ferrari, 759 quelli della Red Bull. Una differenza impietosa con il team di Milton Keynes.

Lo scorso anno, la Mercedes, sempre con 22 gare svolte come quest’anno, aveva perso il titolo piloti, ma vinto quello costruttori con 613,5 punti, praticamente 100 in più mentre con sole 17 corse disputate nel 2020, la Mercedes aveva sommato 573 punti. Continuando a infierire, nel 2019 i punti su 21 gare sono stati 739, addirittura 765 nel 2016 (sempre con 21 GP). Ma attenzione, la voglia di rivalsa a Brackley è enorme, Wolff, Hamilton, Russell e tutti i componenti del team sono quanto mai intenzionati a ribaltare completamente quanto accaduto quest’anno. Gli avversari, Red Bull e Ferrari (e chissà che non vi sia qualche altro team pronto a lottare al vertice come McLaren o Alpine), sono avvisati. Negli unici test pre campionato previsti a Sakhir dal 23 al 25 febbraio 2023, capiremo subito se la Mercedes tornerà a far paura.
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