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7 Nov 2018 [16:05]

Le visioni di Liberty Media -
"Vorremmo un pilota vietnamita"

Stefano Semeraro

Non solo un GP in Vietnam, ma anche un pilota vietnamita. È questa la 'vision', come dicono gli americani, di Chase Carey, il grande capo di Liberty Media nel motorsport. Annunciando l'ingresso di Hanoi nel Circus a partire dal 2020, Carey ha fatto chiaramente comprendere come la sua idea di F1 sia molto globalizzata. «Vogliamo dare opportunità a piloti di varie nazionalità in tutto il mondo», ha spiegato il baffuto manager alla AFP. «Vorremmo avere un pilota cinese, un pilota americano, una donna pilota, un pilota vietnamita, tutti faranno parte del nostro futuro. Non potremmo desiderare niente di meglio che gare in tutto il mondo, con piloti e team di tutto il mondo».

Bel sogno ecumenico, che però almeno in apparenza si scontra con la tradizione – e sarebbe il meno – e soprattutto con il lato economico e sociale della faccenda. Carey forse non ha ben presente i flop che la F1 negli ultimi anni, inseguendo il sogno planetario-monetario di Bernie Ecclestone, ha rimediato in India, Corea, Turchia e persino Malesia. «L'Asia è certamente un motore di crescita e sta diventando una parte importante del mondo – ha continuato inossidabile Carey – essere presenti in Asia rappresenta sicuramente una pietra angolare della nostra strategia di espansione. Come in tutte le cose è importante avere una visione a lungo termine. In passato si è guardato forse troppo al breve periodo. L'importante è massimizzare il valore ed essere sicuri di avere un grande evento».

Scontato, forse, ricordargli la celebre battuta dell'economista John Maynard Keynes: «Il lungo termine è un obiettivo fuorviante per gli affari correnti. A lungo termine saremo tutti morti». Di sicuro è facile capire cosa intende il Presidente della Ferrari Louis Camilleri quando dice: «Siamo più vicini a Liberty Media sul piano tecnico che su quello politico...».
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