8 Feb [15:01]

Liberty Media e l'impegno in F1,
Horner: "Credevano fosse più facile"

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Jacopo Rubino - Photo4

Per Liberty Media la luna di miele si direbbe finita. Dopo l'entusiasmo generato dal loro arrivo ai vertici della Formula 1, ai manager americani si comincia a perdonare poco, in caso di passi falsi. Christian Horner, team principal Red Bull, gioca d'attesa con chi gli chiede se il Circus sia nelle mani giuste: "Solo il tempo lo dirà, saranno giudicati per come sarà la F1 nel 2021". Data fatidica, perché la scadenza del Patto della Concordia permetterà di partire (quasi) da un foglio bianco. "Bisogna capire quale sia il loro progetto, economico e di regolamenti, a iniziare da allora. Sembra già che verranno mantenuti gli stessi motori, che sono stati una questione chiave negli ultimi quattro o cinque anni. Dobbiamo essere sicuri che non creino ancora disparità nelle prestazioni".

Ma la strada è lunga: ci sono ad esempio le preoccupazioni espresse dagli organizzatori dei GP, a cui hanno fatto seguito persino voci di vendita del campionato, dopo appena due anni di gestione. Gli ostacoli, quindi, emergono, e secondo Horner gli uomini di Liberty hanno sottovalutato la difficoltà del compito. "Credo fossero convinti che sarebbe stato facile, invece è molto più dura di quanto immaginassero", ha dichiarato a ESPN. "Ma penso restino convinti del potenziale per portare questo sport ad un livello superiore. Su alcune cose hanno lavorato benissimo, come nella promozione, nelle piattaforme digitali, negli eventi, e hanno migliorato la vita anche per sponsor e partner".

"Il problema è che cercano di operare in modo democratico, e i promotori vogliono sempre di più. Bernie era un dittatore, se qualcosa non andava bene l'anno successivo saltava la gara. È una filosofia diversa. La F1 comunque è uno dei principali sport mondiali, non basta adottare l'approccio usato negli Stati Uniti per qualcosa che esiste globalmente da sessanta o settant'anni".

Chase Carey, il boss del Mondiale, ha comunque minimizzato gli attacchi ricevuti dagli responsabili degli autodromi, definendoli addirittura "strani". "Si troverà sempre qualcuno che si lamenta e vuole fare confusione, ma non cambierà ciò che stiamo facendo", ha affermato in una intervista concessa, anche nel suo caso, a ESPN. "La maggioranza era a nostro favore, credono che la F1 sia in una posizione migliore rispetto a qualche anno fa e che stia andando nella direzione giusta".

Qualche perplessità arriva dalla Russia, attraverso il presidente della federazione motoristica nazionale Igor Yermilin. Per certi versi una sorpresa, visto che quello di Sochi era fra i circuiti rimasti fuori dalla protesta congiunta contro Liberty. Così, forse, le parole rilasciate al sito Sportbox colpiscono di più. "Gli attuali vertici volevano migliorare la F1, ma si è rivelato molto più complicato del previsto", dice Yermilin in accordo con la visione di Horner. "Non hanno né l'esperienza né l'abilità per controllare le cose come faceva Ecclestone. E tutte le incertezze generano le speculazioni. Ora non sentiamo quasi nulla da loro, dopo i i proclami altisonanti".

E se fosse vera l'intenzione di cedere l'intero pacchetto, a parere di Yermilin, "sarebbe complicato trovare qualcuno pronto a spendere quanto vorrebbe Liberty, dopo tutto quello che è stato investito". Come sostiene Horner, solo il tempo dirà chi ha ragione.

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