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12 Ago 2026 [12:32]

L'intervista - Ludovico Busso
Il "lupo degli Iblei" con il FREC nel mirino

Davide Attanasio

Inutile prendersi in giro, l'obiettivo è quello: la Regional europea, o FREC che dir si voglia, potrebbe avere in Ludovico Busso uno dei suoi prossimi interpreti. Il 17enne ragusano - di Giarratana, piccolo comune ai piedi del Monte Lauro, il più alto della catena degli Iblei - si è raccontato a Italiaracing dopo un inizio di stagione dai tanti buoni piazzamenti con però pochi squilli di tromba.

In un anno e mezzo di monoposto, prima con il team Viola, successivamente con i tedeschi di US Racing, l'unico podio conquistato è quello della terza corsa di Portimão (foto sopra), seconda tappa della Formula Winter Series 2026, mentre nella Formula 4 italiana (che ripete per il secondo anno) ci è andato molto vicino a Monza, gara 2 (foto sotto), conclusa in quarta posizione dopo essere stato anche in lotta per la vittoria. Ottenere qualche risultato di prestigio potrebbe dare a Ludovico migliori chance di inserirsi tra i candidati di maggiore spicco per un sedile nel FREC.



Chi è Ludovico Busso? Come è cominciato tutto?
"Per gioco. Mio padre, appassionato di kart tanto da correrci, mi portava sporadicamente a fare qualche giro. All'epoca avevo 7-8 anni, ed era decisamente più un divertimento. Un giorno nel marzo 2018, passando per la pista di Ispica - quella in cui andavamo a girare -, c'era una gara del campionato regionale; mio padre e io siamo entrati nel paddock per guardarla. Quell'ambiente mi piacque subito tantissimo".

"Siccome sapevo che a settembre, sulla stessa pista, ci sarebbe stata un'altra gara del regionale, gli dissi che, fossi uscito da scuola con tutti 10, lui mi avrebbe dovuto far correre. Al che mi misi a studiare come un animale e riuscii nell'intento. Uscita la pagella, sono andato di corsa da lui dicendo: "Bene, possiamo fare la gara". Penso che nella sua testa avrà pensato "Ma cosa ho combinato!"

E poi?
"Nei due mesi e mezzo che precedevano la gara ho iniziato ad allenarmi più seriamente. Partecipai alla gara, l'unica di quell'anno per quanto mi riguarda, e nel 2019 portammo il numero di corse a 5-6 (del regionale; ndr). Nelle due ultime tappe riuscii a fare podio, e per il 2020 pianificammo di fare la stagione completa".

"Accadde però che uno degli eventi del campionato italiano sarebbe stato disputato a Triscina, in Sicilia, e iniziai a "tormentare" mio padre, un po' scettico all'idea di corrervi. "Fortuna" volle che arrivasse la pandemia, indi per cui quella gara non ebbe più luogo in aprile, ma ad agosto, e con più tempo per prepararsi papà sciolse le riserve. Gareggiai con il team Gamoto partendo ultimo per via di un contatto in prefinale, riuscendo tuttavia a rimontare fino alla settima posizione".

L'appetito vien mangiando...
"Allora con Gamoto decidemmo di andare a Sarno; persi la vittoria all'ultimo giro, ma eravamo competitivi e decidemmo pertanto di fare tutte le corse. Anche quelle andarono bene: podio ad Adria, a Castelletto di Branduzzo e quarto posto finale in classifica malgrado uno sfortunato problema tecnico presentatosi all'ultima gara. Da lì, tante esperienze di livello internazionale attraverso il percorso WSK... E adesso siamo qui, con qualcosa nato per gioco evolutosi anno dopo anno".



Il tuo approccio in monoposto è stato con il team Viola...
"Esatto. Il team Viola mi ha dato l'opportunità di correre nelle monoposto. Dovevano rientrare nel mondo delle competizioni ed erano alla ricerca di piloti. Con loro, a fine 2024, prima di partecipare al Supercorso Federale, feci se non erro 4 giornate di test. Dopo il Supercorso a Vallelunga, un'esperienza bellissima in cui mi divertii tantissimo, ci riaggiornammo e loro accettarono".

...ma i risultati non furono altisonanti. Cosa andò storto?
"Sia il team che io eravamo alle prime armi, e la mancanza di test rispetto alla maggioranza della concorrenza ci ha un po' penalizzato. Optammo per andare a Montmeló per l'ultima tappa della Formula Winter Series 2025, e in una delle corse lottai per il podio dei rookie con un avversario. C'era la possibilità che quest'ultimo venisse penalizzato per track limits; ci abbiamo creduto fino alla fine, ma il track limits non ce l'aveva..."

"Poi abbiamo iniziato il campionato italiano, competitivissimo soprattutto per la densità di piloti a centro gruppo. Con Viola proseguimmo fino a quando non persero un pilota per mancanza di budget. Rimanemmo in due, e tutto si fece più complicato. Anche l'incidente di Imola, nel quale entrambe le scocche risultarono danneggiate, giocò un ruolo, e alla fine decidemmo di separarci".



Dalla fine del 2025, l'opportunità con US Racing. Come si è sviluppata?
"Dopo la separazione con Viola, ero un po' in bilico. In seguito all'incidente di Imola, riuscimmo a ottenere un test con US Racing a Montmeló, ma era solo un test. L'opportunità di subentrare arrivò in un secondo momento, quando uno dei loro piloti (Maxim Rehm; ndr) decise di salire di categoria. Così, abbiamo corso le ultime due tappe dell'italiano, Montmeló e Misano, e le ultime due dell'E4, Mugello e Monza".

Questo sodalizio prosegue tuttora. Quest'anno, i punti sono arrivati, ma ti manca l'acuto. Dove pensi di poter trovare ancora qualcosa?
"A Misano (F4 italiana; ndr) eravamo lì davanti, ma la differenza con la Winter Series è notevole. Quando sei tra i primi nella FWS, si crea un gruppetto che si stacca dal resto, mentre nell'italiano non appena sbagli una mossa puoi venire risucchiato. Un po' di errori da parte mia ci sono stati, ma in generale credo che la velocità non sia mancata in nessuna delle tappe".

"Per fare un esempio, citerei l'ultimo weekend del Mugello, dove siamo partiti indietro a causa di un errore strategico: eravamo secondi nella nostra serie di qualifica, ma abbiamo usato un solo set di gomme rispetto ai due degli avversari e ne abbiamo pagato le conseguenze perdendo posizioni". Nelle gare il passo era pazzesco, specialmente nella prima dove da 30esimo risalii fino a 13esimo con il terzo miglior giro, ma quando si parte nelle retrovie diventa difficile".

È vero che passare dal kart alla formula è come cambiare sport?
"No, un altro sport no, perché il kart una base te la dà e questo aiuta, ma è talmente tanto diverso che quella base fa una differenza minima. Sul kart, come nel mio caso, ci si può stare anche pochi giorni rispetto ai tuoi avversari, mentre in macchina più test si fanno più questo crea un dislivello difficile da colmare. I test che faccio, quelli del campionato, sono già tanti, ma ci sono altri piloti che ne hanno fatti il triplo solo quest'anno, e quello aiuta parecchio".

"Parlando delle differenze tra kart e formula, quella principale è ovviamente la velocità; secondariamente, mentre in macchina sei "chiuso" e non hai possibilità di muoverti, nel kart si può usare di più il corpo per ruotare; poi c'è la frenata, le curve veloci che nei kartodromi non esistono e, quello che all'inizio può fare la maggiore differenza, il vedere una pista grande che ti circonda anziché un ambiente più piccolo. La macchina prima o poi la impari, però all'inizio abituarti con la visione che hai attorno e imparare a sfruttare tutta l'ampiezza della pista può risultare complicato".



Dal kart alla F4, dalla F4 alla FREC? È quello il tuo futuro?
"Con la Regional ho fatto 5 giornate di test rookie tra Paul Ricard e Budapest, impegnandomi con tre team (RPM, Trident e Rodin; ndr). Spero di riuscire a trovare un accordo per correre nel FREC, in quanto si tratta della naturale progressione una volta conclusa l'esperienza con le F4. Per quel poco che ho potuto provare, la macchina è un po' diversa rispetto alla F4; sembra che tenda maggiormente al sottosterzo, e la dimensione delle gomme fa un certo effetto. Quando riproverò la F4 a Imola, nei primi giri mi sembrerà di guidare un giocattolo".

C'è qualche altro test in programma?
"Al momento no, per ora, ma ci spero. Delle sei giornate che rimangono, spero di riuscire a farne almeno qualcuna".



Ti vediamo spesso in bici. Una passione o un "dovere"?
"È un mezzo che mi è piaciuto tanto sin da piccolo; andavo soprattutto in mountain bike per divertirmi. Adesso la uso anche per allenarmi, ma funge anche da sfogo. Uso sia quella "da corsa" che la mountain bike; mi rilassa stare a contatto con la natura. Nel posto in cui vivo (Giarratana; ndr) le colline sono molte, non c'è pianura e questo a volte è un problema, specialmente quando vedo alcuni miei amici percorrere il lungomare... Qui invece c'è sempre da pedalare, sfortunatamente le escursioni per rilassarsi non sono un'opzione..."

Il tuo casco con la bandiera italiana è particolarmente unico. E poi, perché hai scelto il numero 29?
"Quando ho iniziato nei kart, l'italiano in F1 era Antonio Giovinazzi, che portava questo tricolore lungo tutta la calotta. Allora mi sono ispirato a lui. Inoltre, nella zona posteriore Giovinazzi vi aveva posto il suo simbolo, quello dell'ape, e io ho fatto lo stesso con il mio, il lupo, derivato dal soprannome di mio nonno che anche mio padre indossava sul suo casco quando correva".

"Da quel momento, la struttura di base del casco non è cambiata. Sul numero, inizialmente era il 19, giorno della mia data di nascita (il 19 aprile 2009; ndr), ma l'anno scorso era bloccato da Kabir Anurag e non ho potuto prenderlo. Anche nel kart, il 19 era sempre occupato, allora l'ho interpretato come un segno del destino e sono passato una volta per tutte al 29, il numero di mio padre".
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