Davide Attanasio
Una settimana dopo, o quasi, tutto appare più definito. Lì per lì, quando le cose... o meglio, la cosa accade, si fa fatica a elaborare. Con la conquista, a Hockenheim, del titolo di campione del FREC 2026,
Emanuele Olivieri (R-Ace) si è regalato una bella pagina di storia entrando a tutti gli effetti nel novero di quei piloti che hanno qualcosa in più, che possono arrivare. Non è detto poi che ci riescano, ma la possibilità che questo possa accadere non è irrisoria.
Ora è più facile parlare, ma almeno all'inizio era difficile da credere: il talento non gli mancava di certo, ma erano gli altri ingredienti che dovevano essere amalgamati meglio. Detto, fatto, e i piani di "Manu", come il 18enne astigiano viene comunemente chiamato, sono stati stravolti da un risultato che, a metà stagione, pareva fuori portata.
Di questo e altro ci ha parlato Olivieri, in una chiacchierata che ha messo nero su bianco emozioni da maneggiare con cura.
Come ci si sente a essere campioni?
"Essere il migliore è una bella sensazione, lavori sempre al massimo per raggiungere un traguardo del genere, per te stesso e anche per tutte le persone al tuo fianco, quelle che ti hanno aiutato nei momenti difficili… è sempre bello vederli sorridere e fargli passare un buon momento".
Sabato, dopo l'incidente con Wheldon, è stata dura… eri convinto di vincere lo stesso?
"Sapevo che ero comunque il favorito, ma non ha aiutato. Prima di quella gara, di fatto, ce lo stavamo giocando solamente io e lui, anche perché Rashid (Al Dhaheri, ndr) e Nakamura non stavano mostrando un grande passo. Quell'incidente era molto evitabile dall'altra parte, ci ha perso molto più lui, MP Motorsport andava veramente forte e avrebbe potuto vincere entrambe le gare. In definitiva, non ha aiutato, ma non mi sono mai tolto dalla testa che potevo vincere il campionato".
Sonni tranquilli, quindi…
"Sì, ho dormito bene, non succede molto spesso di trovarsi in queste situazioni, bisogna godersi il momento perché quando è finita… è finita".
C'è mai stato il dubbio di non riuscire a fare l'anno?
"No, già a inizio anno sapevamo che avrei fatto l'europeo, ma non tutto il Middle East perché non ho un grande budget a coprirmi le spalle".
L'aver fatto meno gare può aver influito all'inizio? Ti sei sentito svantaggiato?
"No. Sicuramente sulla carta avevo meno chilometri degli altri, ma sono uno che si trova abbastanza in fretta con le novità. L'inizio a Spielberg non è stata decisamente colpa di quei due round mancati (nel Middle East, ndr)". Mi mancava qualche chilometro, ma avendo fatto tutti i test non posso dare la colpa all'inesperienza".
A Monza (prima vittoria) e Imola (primato in classifica) i due crocevia della stagione…
"Sì, a Monza ho fatto un bel click. Sapevo che avevo il passo, da Zandvoort in poi andavo veramente forte e in quel weekend lì non riuscire a farlo vedere mi ha fatto stare un po' male. Dopo tre round eravamo un po' tutti giù di morale, avevamo fatto pochi punti, sapevamo che il campionato era lungo ma c'era un bel deficit da recuperare. A Monza abbiamo lavorato veramente bene, di guida mi sono sentito altrettanto bene anche perché da Zandvoort in avanti è iniziato il mio rapporto con Formula Medicine, e round dopo round si sono visti i risultati. La vittoria di gara 3 ha aiutato veramente molto, vincere a casa davanti a tutti i miei amici e ai miei genitori ha risollevato il morale, e in classifica abbiamo iniziato a recuperare. A Imola ci siamo arrivati con la testa un po' più 'pulita' considerando la striscia positiva dei precedenti appuntamenti. Non ero lontano dalla vetta, e ho iniziato a pensare che se avessi fatto tutto bene avrei avuto possibilità concrete. C'è anche da dire che se il mio passo si è confermato molto buono, sono state le difficoltà dei miei avversari a permettermi di recuperare fino a quel punto".
Se fossi un giornalista, come ti definiresti dentro e fuori la pista?
"In pista: determinato, veloce (sarà la prima e ultima volta che lo dirò), calmo; fuori: disponibile, normale e spero simpatico".
Non avessi vinto quest'anno, avresti avuto la chance di riprovarci?
"A questi livelli, specialmente se non hai grande budget, o fai subito vedere che te la cavi o altrimenti andare avanti diventa molto difficile. Fino a metà stagione l'obiettivo era di fare un altro anno nel FREC. Tutti stavano spingendo al massimo, ma il deficit era talmente alto che stavamo già immaginando a cosa fare nel 2027. Se non avessi vinto, o comunque se non fossi arrivato tra i primi quattro, lo scenario era quello, anche grazie al supporto del team R-Ace che ha veramente creduto tanto nelle mie capacità e in questo senso mi avrebbero dato una mano. Vincendo, però, sono cambiate le carte".
A questo proposito, dovessi darmi una percentuale, quali sono le possibilità di vederti in Formula 3 nel 2027?
"Spero più alte possibile. Il mio management ci sta lavorando, sto ricevendo buone notizie ma nulla è stato firmato… ti direi 60%. Avendo vinto il FREC sarebbe un po' un dispiacere non andare in F3".
Possibilmente con un'academy?
"Vedremo..."
Dove pensi di essere migliorato quest'anno?
"Il grande cambiamento, più che nel piede, è stato di testa, della persona che sono in pista. I primi round non sono andati bene non perché non avessi il passo, ma perché non ero ancora 'in bolla'. Ho dovuto cambiare tanto in poco tempo e non è stato facile. Il supporto del team mi ha reso la vita più facile. Ho cercato di aprirmi di più con tutti, di immagazzinare ogni informazione che mi potesse dare anche solo un centesimo".
Dove pensi di avere ancora dei margini?
"Penso sul lato atletico. Posso ancora migliorare nell'avere una mentalità un po' più da atleta. In pista vado bene, faccio tutto quello che devo fare, ma fuori si può ancora migliorare. Negli ultimi mesi, però, ho fatto grandi progressi, e in questa off-season cercherò di dare il massimo per arrivare il più preparato possibile alla prossima avventura".
Hai dei modelli a cui ti ispiri?
"Mi ispiro a essere la versione migliore di me stesso, dando il massimo per non avere rimpianti. Quando mi domandano a chi mi avvicino di più come pilota direi che siamo tutti molto diversi… Penso maggiormente a essere il prossimo Olivieri".
Dall'esterno ci colpisce la tua riservatezza, c'è un "caos interiore" che ti governa. È con la guida che riesci a sognare, oppure non ti basta?
"La situazione è un po' 50/50. Vivo per il motorsport, ma ancora no. Sono ancora a casa con la mia famiglia, ho i miei amici… su questo sono ancora completamente normale. Il motorsport è sì un lavoro, ma ancora 'part-time'; finito il weekend, vado a casa e faccio la mia vita normale. Guidare è la cosa che faccio per vivere. Nella vita è importante avere obiettivi. Ogni giorno pensi a quello che farai, e così te la godi molto di più".
Te la cavi anche nelle gare virtuali... Meglio una corsa virtuale o una reale?
"Vincere ai massimi livelli del sim-racing è molto bello, ma il reale non si batte, anche perché non tutti se lo possono permettere e devi rendertene conto".
Una persona che ringrazieresti..."Il boss del team R-Ace, Thibaut De Mérindol. È stato il primo a spingere per avermi in squadra l'anno scorso, con lui ho vinto due titoli (oltre al FREC, c'è la
F4 Middle East 2025, ndr) e senza di lui non sarei il pilota che sono oggi. Nei momenti difficili ha sempre creduto nel mio talento, mi ha dato tutti gli strumenti per permettermi di essere al mio massimo, specialmente a inizio anno. Non è scontato, a volte può succedere che una squadra ti vada contro, ma loro non lo hanno mai fatto. È stato bello ringraziarlo con il titolo piloti, l'ultimo pilota del team a esserci riuscito era stato Oscar Piastri nel 2019".
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