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5 Ago 2021 [15:38]

Masi sbugiardato dalle foto
A Vettel una punizione politica

Massimo Costa - XPB Images

"All'inizio di quest'anno, a seguito di una discussione interna con la FIA e la F1, abbiamo deciso che volevamo continuare a dare a tutti i piloti la possibilità di mostrare il loro supporto per We Race as One, ma che l'inno nazionale di un paese dovrebbe essere rispettato con i piloti che indossano tutti le loro tute da corsa. Così è stato chiarito che terminato quel momento in cui i piloti hanno mostrato il loro messaggio, devono togliere la loro maglietta o qualsiasi altra cosa indossassero, e andare all'inno nazionale nella loro uniforme da gara".

Queste sono le parole di Michael Masi, direttore di gara F1, il quale ha tentato di spiegare le motivazioni che lo hanno portato a dare una reprimenda a Sebastian Vettel, colpevole di indossare la maglietta con l'arcobaleno, e a  Lance Stroll, Valtteri Bottas e Carlos Sainz per aver continuato a tenere la t-shirt con la scritta we race as one.  

Masi sostiene che durante l'inno i piloti devono indossare la uniforme da gara , ma le foto del GP di Budapest scattate nel momento in cui risuonava la melodia ungherese, non sembrano sostenere la tesi del direttore di gara. Nell'immagine che pubblichiamo sopra, appaiono Pierre Gasly, Max Verstappen, Lewis Hamilton e Sergio Perez che hanno la tuta penzolante ed espongono la maglietta sotto tuta. Non proprio il massimo dell'eleganza e del rispetto se vogliamo ascoltare le parole di Masi. A terra, cappellini e quant'altro. Dietro si vede anche Kimi Raikkonen che indossa un giubbotto. Non propriamente uniformi da gara.

Eppure la F1 ha voluto sanzionare i piloti che durante l'inno hanno continuato ad esibire le magliette da "manifestanti". Un contro senso. E da quanto emerge dalla foto, appare chiara la volontà di punire solo Vettel, Bottas, Stroll e Sainz per lo "sgarbo" durante l'inno di un Paese il cui governo di Viktor Orban non ha ben chiaro cosa significhi il termine diritti civili e sociali. Una reprimenda, quella di Masi, che sa tanto di punizione politica e di facciata nei confronti del governo ungherese.
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