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16 Ott 2014 [14:21]

Montezemolo: Mi sarei aspettato un grazie...'
Poi spiega l'addio di Alonso

Stefano Semeraro

«Un 'grazie' non mi sarebbe dispiaciuto». È un Luca di Montezemolo amareggiato quello di questi giorni appena seguenti al suo addio alla Ferrari. E ieri sera a 'Porta a Porta', il seguitissimo talk show di Bruno Vespa, non lo ha nascosto. «Ho sempre avuto un rapporto molto stretto con la famiglia Agnelli – ha spiegato – e credo di aver fatto qualcosa di importante nel 2004, quando ho accettato di diventare il Presidente della Fiat in circostanze molto drammatiche. È il proprietario che deve prendere decisioni, è giusto e fa parte della vita, ma non nascondo che non mi è piaciuto il modo. Anche se capisco che tutto è stato fatto un po' in fretta per via della quotazione della Fca a Wall Street». L'apertura di una nuova era nella vita dell'ex-Fiat, ma anche su questo argomento Montezemolo ha qualche sassolino da togliersi: «Avere la Ferrari all'interno di un grande gruppo è per noi motivo di orgoglio. Ma quando si dice che ultimamente non vinciamo tanto vorrei ricordare che dal 1999 abbiamo vinto 14 Mondiali in 15 anni. In F.1 esistono dei cicli: dopo il nostro, lunghissimo, la Renault ne ha avuto uno che è durato due anni, poi è arrivata la Red Bull e ora c'è la Mercedes. Ora bisogna aprire un nuovo ciclo, lavorando molto e investendo e tenendo conto che le monoposto oggi sono ibride».

Montezemolo ha poi parlato del suo rapporto Gianni Agnelli, della sicurezza in F.1 («sono stati fatti passi avanti clamorosi, purtroppo qualche incidente c'è sempre, ma nel caso di Bianchi quel trattore non poteva, non doveva stare lì»), e ha confermato l'addio di Alonso a fine stagione: «Va via per due motivi: uno perché ha voglia anche lui di cimentarsi con un altro ambiente e altre motivazioni, e posso capirlo. E poi perché ha un'età in cui non può aspettare tanto per rivincere. È rimasto male di non aver vinto in questi anni, i piloti ogni tanto hanno bisogno di cambiare ambiente». Infine le parole sul rapporto con Michael Schumacher: «Le cose belle di Schumacher sono due: quando non vinceva non dava mai la colpa alla squadra, era un vero uomo-squadra. L'altra cosa è che sembrava un Iron Man, ma aveva anche le sue fragilità, il suo rapporto con me e con Todt era importante».  
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