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21 Dic 2014 [11:57]

Alonso, Briatore e i perché di un addio

Stefano Semeraro

L’origine dell’addio di Fernando Alonso alla Ferrari risale al 2013, quando lo spagnolo strinse un patto con Luca di Montezemolo: se la macchina 2014 non sarà competitiva, me ne vado. E’ quanto rivela La Gazzetta dello Sport raccontando delle confidenze di Flavio Briatore, il vero deus ex-machina dell’operazione “Alonso in McLaren” e anche il trionfatore del mercato visto che a Woking è rimasto Jenson Button, altro pilota che piace Briatore. Non novità assolute, ma messe nero su bianco dai protagonisti fanno più effetto, e confermano passo passo le sensazioni che si erano avute anche dall’esterno.

E cioè che lo scontento di Alonso fosse legato alla sua poca fiducia riposta nello staff tecnico, a partire dal progettista Nick Tombazis, che per sei anni ha realizzato solo macchine perdenti e che ora è stato silurato dal duo Marchionne-Arrivabene: meglio tardi che mai. «Ogni volta che Alonso parlava con i propri interlocutori - scrive Cremonesi - la domanda era la stessa, ben sapendo che la risposta avrebbe deluso le attese: ma chi progetta la macchina?".

Così agli errori del 2013, e alla madre di tutte le sconfitte, quella del 2010 ad Abu Dhabi, si sono sommati quelli del 2014 e Alonso ha salutato la compagnia. Non senza esplorare la situazione in Mercedes («Ma non c’è mai stata una seria trattativa», assicura Briatore) e rifiutando le offerte della Lotus. Alonso magari potrà non essere simpatico, anzi è spesso un “rompiballe”, ma se il Mondiale non è arrivato a Maranello la colpa non è stata certo sua.
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