Davide Attanasio - XPB Images
Tre anni fa, quando Aston Martin e Honda annunciarono al mondo l'accordo per la fornitura dei motori giapponesi a partire dal 2026, il team di Silverstone conquistava podi a raffica con Fernando Alonso, mentre Honda, che nell'ottobre 2020 comunicò l'addio alla Formula 1 alla fine del 2021, aveva continuato a svolgere un ruolo di prim'ordine nella scorpacciata di titoli della Red Bull e di Max Verstappen.
A qualche giorno dal termine del Gran Premio del Giappone, anche se nel Sol Levante i fiori degli alberi di ciliegio stanno sbocciando, la situazione tra le due parti non è decisamente rosea. Il motore elettrico prodotto a Sakura pagherebbe un deficit di cavalli macroscopico, e non ci si può accontentare nemmeno dell'affidabilità.
Tuttavia, dopo non essere riuscito a concludere né il GP d'Australia né quello di Cina, a Suzuka almeno Fernando Alonso ha visto la bandiera a scacchi. Certo, a mezzo minuto dalla Cadillac di Sergio Pérez, a un giro dal vincitore Andrea Kimi Antonelli, ma l'ha vista.
Uno dei problemi (se non il problema) principali della Power Unit Honda è che
vibra così tanto da causare cedimenti al pacco batterie, oltre che una sensazione di dolore ai piloti stessi, a tal punto che in Cina Alonso aveva più volte dovuto togliere una delle due mani dal volante (anche in curva) per risvegliarle dall'indolenzimento, per poi ritirarsi dopo circa metà gara. In quella situazione, aveva poco senso continuare.
Per risolvere tale problematica, alcuni correttivi erano stati introdotti lo scorso fine settimana, nonché testati nel corso del venerdì di prove. E Alonso, che aveva guidato a partire dalla seconda sessione (nel primo turno, al suo posto, c'era Jak Crawford), aveva subito notato un evidente miglioramento. Per ragioni legate all'affidabilità era poi stato deciso che non sarebbe valsa la pena dotare l'AMR26 dell'aggiornamento per il resto del weekend, e se il sabato (come era lecito aspettarsi) le vibrazioni erano tornate alla ribalta, anche alla domenica le impressioni del pilota spagnolo erano quelle di un vistoso passo in avanti.
Come ha giustamente sottolineato
The Race, Alonso era convinto che sulla monoposto non fosse stato modificato nulla, e per questo
è parso alquanto confuso da come le sensazioni al volante fossero così cambiate dal venerdì al sabato. Per il neo papà Fernando, essere arrivato in Giappone venerdì mattina non deve aver aiutato; probabilmente, non era al corrente dello stato dei lavori e del programma che avrebbe attuato il team.
In vista del Gran Premio di Miami, in programma tra circa un mese, il responsabile delle operazioni in pista dell'Aston Martin
Mike Krack (foto sopra) ha fatto intendere come il problema dovrebbe finalmente rappresentare un lontano ricordo. L'ingegnere di Lussemburgo ha poi aggiunto: "Se ci guardiamo indietro, a Melbourne si parlava di fare sei giri, a Shanghai siamo riusciti a disputare più sessioni, ma per farlo abbiamo dovuto lavorare alacremente, cosa che non è successa a Suzuka, dove abbiamo preparato le macchine seguendo un programma normale".
Anche
Shintaro Orihara, omologo di Krack per quanto riguarda Honda, ha rilasciato delle dichiarazioni in quella che è stata la gara di casa per il motorista nipponico: "A Suzuka, con Alonso, siamo riusciti a completare la distanza di gara, il che è un buon segno dal punto di vista dell'affidabilità, un'area nella quale ci siamo dati da fare nelle ultime settimane. Inoltre, abbiamo ottimizzato le prestazioni del nostro motore, migliorando la gestione dell'energia [...]".
Il Gran Premio del Giappone, per di più, è stato un'occasione per il presidente di HRC (Honda Racing Corporation),
Koji Watanabe (sulla destra nella foto sotto), di mettere i puntini sulle i rispetto ad alcune dichiarazioni che
Adrian Newey fece alla vigilia del debutto in Australia. Il progettista britannico, infatti, aveva detto tra le altre cose che l'Aston Martin aveva saputo delle difficoltà Honda solamente nel novembre scorso. Da un viaggio che fece con Lawrence Stroll e Andy Cowell a Tokyo "emerse il fatto che molta della forza lavoro presente al momento dell'addio alla F1 (fine 2021) non era tornata quando Honda aveva ricominciato a lavorare in ottica 2026".
A precisa domanda, Watanabe ha parlato di un "
fraintendimento" tra le due parti: " Penso che si tratti di un fraintendimento. In pratica, la nostra politica è quella di ruotare gli ingegneri del reparto motorsport con quelli della produzione di massa o ancora delle alte tecnologie. Quindi, questa è una parte della spiegazione, abbiamo continuato a ruotare sin dall'inizio".
"Inoltre, come ho detto, c'è voluto un po' di tempo per ricostruire il reparto. Penso che questo fosse la sua (di Newey) preoccupazione, ma adesso abbiamo il talento e l'organizzazione sufficienti. Abbiamo smesso con la F1 alla fine del 2021 e annunciato il nostro ritorno nel 2023, quindi la nostra "attività F1" è stata limitata per un po' di tempo".
Circa le relazioni tra le due entità, Watanabe ha voluto rassicurare tutti: "I nostri rapporti sono piuttosto buoni. Tetsushi Kakuda, nostro responsabile della power unit, lavora a stretto contatto con Enrico Cardile (Chief Technical Officer Aston Martin). Inoltre, personalmente, le cose con il signor Stroll (sulla sinistra nella foto sopra) e con Adrian Newey vanno bene, e non sono affatto preoccupato. L'aspetto più complesso è che abbiamo iniziato a lavorare più tardi rispetto agli altri".

È evidente come, malgrado le suddette dichiarazioni espongano il contrario, i
problemi di comunicazione sembrino molti e non facilmente risolvibili. Ma per una ragione o per un'altra, in questo momento Aston Martin e Honda sono sulla stessa barca, e insieme devono lavorare per uscire da un pantano nel quale nessuno avrebbe voluto trovarsi.
A venire in soccorso potrebbe essere l'
ADUO, acronimo inglese che sta per "Additional Development and Upgrades Opportunities". Honda, infatti, in quanto potrebbe vantare un deficit di potenza superiore al 4% dal miglior motore termico, dovrebbe essere l'unico motorista (e Aston Martin l'unico team) a poter beneficiare del numero massimo di aggiornamenti e di ore al banco. Per scoprirlo, occorrerà attendere ancora un po' (o dopo Miami o, al massimo, dopo Monte Carlo).
Intanto,
notizia dell'ultim'ora,
Lance Stroll parteciperà alla prima gara del GT World Challenge Europe, la 1000km del Paul Ricard in programma sabato 11 aprile, con Mari Boya (membro dell'Academy AM) e Roberto Merhi. I tre guideranno un'Aston Martin Vantage GT3 Evo gestita da Comtoyou Racing. La speranza, per il canadese, è quella di riuscire a finire per la prima volta una gara...