Davide Attanasio - XPB Images
Oliver Bearman sta bene. E questa è la cosa più importante. Al 22esimo dei 53 giri previsti del Gran Premio del Giappone, il 20enne della Haas, all'inseguimento dell'Alpine di
Franco Colapinto nei pressi della Spoon, si è trovato l'argentino classe 2003 rallentare repentinamente.
Nel tentativo di superarlo, ha scartato sulla sinistra, ma anche Colapinto aveva fatto lo stesso.
Per evitare il probabile impatto con l'A526, Bearman è andato sull'erba a tutta velocità, ha attraversato la pista senza il minimo controllo del mezzo ed è finito a tutta velocità contro le barriere della curva del cucchiaio.
La decelerazione è stata stimata in 50g. Abbiamo visto Oliver zoppicare vistosamente dopo essere uscito con le sue gambe dalla sua monoposto, sostenuto dai commissari presenti a bordo pista, per poi accasciarsi al suolo.
Recatosi al centro medico per gli opportuni controlli, gli è stata diagnosticata una
contusione al ginocchio destro. In proporzione allo schianto, come detto, è andata bene.
Intercettato nel dopo gara, Bearman ha dichiarato: "
In primo luogo, va tutto bene. È stato un incidente spaventoso, ma la cosa più importante è che io stia bene. La macchina un po' meno, ma abbiamo un mese di tempo per recuperare e tornare più forti. Posso solo che scusarmi con la squadra, che sarà costretta a lavorare molto per le riparazioni. Mi prenderò qualche giorno per recuperare e prepararmi al fine settimana di Miami".
Riguardo alla dinamica dell'incidente, "La differenza di velocità a mio favore (rispetto a Colapinto) è stata di
50km/h (in realtà, si parla di quasi 100km/h, ndr).
Ciò fa parte di questo nuovo regolamento, e immagino ci dovremo abituare. Dato il delta, non credo mi sia stato lasciato tanto spazio.
È qualcosa su cui noi piloti avevamo discusso già venerdì con gli stewards. [...]
Come piloti,
avevamo già avvertito la FIA: cosa potrebbe succedere? E quello che mi è accaduto è stata la sfortunata conseguenza di un fenomeno mai verificatosi prima dell'avvento di questi regolamenti".
Naturalmente interpellato sulla questione, questo è quanto detto da
Colapinto: "È stato tutto molto strano, a essere onesto.
Ero senza armi, la differenza di velocità è stata enorme, è quasi come se tu stessi percorrendo un out lap e l'altro un giro lanciato. Parliamo di un tratto (dove è avvenuto il fatto) che si percorre a piena farfalla". [...] Una volta che ho guardato gli specchietti, lui era già sull'erba, ma anche a quel punto era riuscito a superarmi. Sono lieto che stia bene".
A dire il vero, è parso che Colapinto fosse più all'interno (a sinistra) del normale, e di fatto non ha lasciato lo spazio a Bearman, innescando il fuori pista e infine l'incidente del britannico.
Franco, però, ha detto di non essersi mosso.
Ha proseguito l'argentino: "
Sono cose che stanno succedendo con queste macchine, dobbiamo migliorare. E anche i sorpassi: vedendoli in televisione, sembrano davvero
artificiali".
Quello che è certo, conclamato, è che
qualcosa deve cambiare. Quanto descritto sopra è sembrato più
un pretesto che altro
per la Federazione, che appellandosi alla (sacrosanta) questione sicurezza ha preso la palla al balzo emettendo un comunicato, nel quale ha specificato quanto in realtà già si sapesse.
In un primo momento, infatti, era previsto un incontro tra gli attori protagonisti
dopo il GP di Cina, ma poi è stato deciso di posporre tutto successivamente al weekend giapponese.
In ballo c'è la gestione della batteria, e quindi del motore elettrico, con la sua influenza che dovrebbe venire ridotta a favore del motore termico.
Ciò favorirebbe l'eliminazione, o quantomeno il mitigamento, del fenomeno del super clipping, molto vistoso (troppo) in qualifica, e avrebbe ricadute anche sulla gestione delle gare.
Meno artificialità, meno sorpassi e controsorpassi in stile "yo-yo" (per non dire Formula E), meno delta abnormi tra una vettura che sta utilizzando la modalità boost e un'altra che sta ricaricando la batteria, e quindi
più sicurezza.
Questo è quanto ha comunicato la Federazione: "Sin dalla loro introduzione, i regolamenti 2026 sono stati oggetto di continue discussioni tra la FIA, i team, i motoristi, i piloti e la FOM. Data la loro forma,
questi regolamenti includono un numero di parametri modificabili, specialmente in relazione alla gestione energetica, che garantiscono un'ottimizzazione basata sui dati analizzati in pista".
"Posizione costante delle parti interessate è quella che ci sarebbe stata una revisione strutturata (dei regolamenti) dopo la fase iniziale della stagione, per garantire la raccolta di un numero sufficiente di dati.
Una serie di incontri sono calendarizzati lungo il mese di aprile per valutare tali regolamenti e determinare la necessità o meno di determinate rifiniture".
"Ogni modifica potenziale, specialmente in relazione alla gestione dell'energia, non può prescindere da simulazioni e analisi accurate. La FIA continuerà a lavorare a stretto contatto con tutte le parti interessate per garantire l'esito migliore possibile per lo sport, e la sicurezza resterà sempre un elemento cardine della nostra missione. Allo stato attuale, qualsiasi tipo di speculazione riguardante la natura delle suddette modifiche potenziali sarebbe prematura. Aggiornamenti saranno comunicati a tempo debito".
Tradotto: un regolamento nato male, ora ha bisogno di essere modificato. La Federazione parla di "modifiche potenziali", quando sappiamo benissimo che
di "potenziale" non c'è un bel niente, e che da Miami in avanti, per il bene della F1, molto cambierà. A posteriori, per quanto possa stridere con la realtà che ci circonda, la cancellazione dei Gran Premi del Bahrein e dell'Arabia Saudita (per la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran tra gli altri) non ha potuto che essere accolta con un sospiro di sollievo. Il problema è che non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto.
Una volta che il danno è stato fatto, per una serie di motivazioni trite e ritrite che però non devono rappresentare una giustificazione, ovviamente non si può piangere sul latte versato. Si deve guardare avanti e intervenire nella maniera più opportuna.
L'ottimismo è il sale della vita. Ma anche la critica (costruttiva) lo dovrebbe essere. Non prendere mai una posizione, dire sempre che "va tutto bene", equivale a non volere il bene dello sport che tanto amiamo. Equivale ad accettare di vedere l'onboard del giro pole di Kimi Antonelli "mozzato" una volta che il super clipping imperversa.
Equivale al voler sempre tirare l'acqua al proprio mulino, senza mai considerare il quadro completo. Equivale al voler rimanere in una bolla di mediocrità, per poi "fare i girasoli" quando chi detiene il potere decide da che parte stare.
A voi potrà anche andare bene così, ma a noi non va bene per niente. Fortunatamente, c'è ancora più di qualcuno che la pensa allo stesso modo.
Continueremo a dire quello che pensiamo, oltre che ad analizzare e a farci domande. Questo, per un giornalista, dovrebbe essere la normalità. Ma in tanti se lo sono dimenticato.