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15 Feb 2024 [22:55]

Analisi tecnica Red Bull RB20
Ancora più estrema e innovativa

Michele Montesano

Svelando la sua nuova RB20, Red Bull ha fatto invecchiare in un sol colpo tutte le vetture presentate finora. La squadra campione del mondo di Formula 1, visto l’ampio margine prestazionale sugli avversari, poteva limitarsi a evolvere l’auto della scorsa stagione, ma gli uomini diretti da Adrian Newey hanno deciso di fare un ulteriore balzo in avanti. Se, chi più chi meno, quest’anno tutti i team hanno tratto ispirazione dalla RB19, in Red Bull hanno letteralmente stravolto la sezione centrale della loro nuova monoposto.

Musetto aguzzo e pull rod all’anteriore

Le novità partono già nella vista frontale con un musetto lungo e sottile che, a differenza della RB19, poggia direttamente sul profilo principale dell’alettone anteriore. Ricordiamo che Red Bull aveva fallito il crash test frontale, quindi è lecito aspettarsi qualche novità ben celata proprio in questa zona. I profili superiori dell’ala presentano un carico ridotto prima di scendere verso le paratie verticali per gestire l’effetto outwash spingendo aria al di fuori degli pneumatici anteriori.



Pur confermando lo schema pull rod, la sospensione anteriore è stata ulteriormente estremizzata. Il triangolo superiore presenta un braccio anteriore che si infulcra quasi a sbalzo sulla scocca, mentre il posteriore è stato ribassato rispetto quello della RB19. Il tutto per accentuare l’effetto anti dive aiutando a gestire l’avantreno anche nei trasferimenti di carico. Il tirante dello sterzo crea un soffiaggio con il triangolo inferiore per indirizzare il flusso d’aria verso i canali Venturi.



Pance con ingresso verticale e sezione superiore estrema

Scartate da Mercedes, le pance ‘zero pod’ sono state riprese dalla Red Bull. Ovviamente Newey ha reinterpretato a suo modo tale soluzione utilizzando i fianchi come dei veri e propri profili alari. L’ingresso delle pance è ora verticale riducendo, così, la sezione frontale. Sparito il labbro inferiore, è la parte superiore della pancia a fare da appendice aerodinamica. Tramite questo elemento, dove sono ancorati anche i supporti degli specchietti retrovisori, l’aria viene deviata verso un sottosquadro ancora più grande. L’incremento della portata d’aria è dato anche dalla fiancata rialzata, ottenuta grazie ai radiatori posizionati più in alto.



Se l’air scope della RB20 non presenta novità, il cofano motore è stato totalmente rivisto. Ciò significa che in Red Bull hanno modificato la disposizione delle componenti della Power Unit Honda rivedendo anche la fluidodinamica interna. Anche la sezione centrale riprende i concetti visti sulle Mercedes degli ultimi due anni. La Red Bull presenta due vistosi rigonfiamenti che, partendo dagli attacchi posteriori dell’Halo, proseguono fino alla coda del cofano motore espellendo aria in basso verso lo scivolo del diffusore.



Push rod al retrotreno e ala a cucchiaio

Le fiancate scendono repentinamente verso il fondo piatto non adottando nessuna canalizzazione superiore. Già presente sulla RB19, la feritoia dietro lo scivolo delle pance è stata ulteriormente ampliata per soffiare aria verso il retrotreno. Qui è presente la sospensione che adotta il confermato schema push rod. I tecnici di Milton Keynes si sono limitati a rivedere i cinematismi per gestire al meglio l’aerodinamica dell’asse posteriore.



Oltre a camuffare il fondo piatto, in Red Bull hanno preferito non rilasciare foto della vista posteriore della RB20 celando, così, elementi sensibili. L’alettone posteriore presenta un profilo principale a cucchiaio sorretto da un singolo pilone, mentre il flap mobile del DRS è a corda lunga con un taglio a V centrale.



Red Bull, ancora una volta, ha mostrato una monoposto tutt’altro che conservativa. Oltre a estremizzare i concetti vincenti della vettura della passata stagione, la RB20 adotta soluzioni inedite e coraggiose. Con ogni probabilità la monoposto vista durante la presentazione è solamente il primo step di una vettura che verrà evoluta costantemente nell’arco della stagione. Obiettivo, neanche a dirlo, confermare i titoli mondiali conquistati nel 2023.
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