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31 Ago 2020 [15:47]

Binotto non usa la parola "crisi",
ma è questo che vive la Ferrari 2020

Jacopo Rubino - XPB Images

Il Gran Premio del Belgio ha riscritto la storia Ferrari. In negativo, ovviamente. Serve aprire il librone delle statistiche di Formula 1 per capire la portata del disastro vissuto a Spa: peggior qualifica di sempre con il sistema Q1-Q2-Q3, due macchine al traguardo fuori dalla top 10 come non accadeva dal 2009 ad Abu Dhabi, in situazioni normali. Verrebbe naturale usare la parola crisi, ma non per il team principal Mattia Binotto: "Credo sia sbagliato. È un risultato che si inserisce in una stagione comunque difficile, lo sapevamo dai test invernali". Ma nessuno, neanche il più pessimista, poteva immaginare fino a questi livelli.

"La gara è domani, i punti si assegneranno domani. Credo che potremo combattere con chi ci sta davanti, è una pista dove si può superare", rassicurava sabato l'ingegnere reggiano, aggiungendo che si era scelto un assetto con più carico aerodinamico che avrebbe privilegiato il ritmo sulla distanza. Previsione disattesa in pieno, con le Rosse neppure in grado di raggiungere la zona punti: Sebastian Vettel ha subito un emblematico sorpasso da Kimi Raikkonen, sull'Alfa Romeo dotata della stessa power unit, Charles Leclerc con il coltello fra i denti ha superato in extremis la Haas di Kevin Magnussen per un inutile 14° posto. E la compagine americana è l'altra cliente di Maranello.

Del resto, allarmavano le altre parole di Binotto nel post qualifica: "C'è qualcosa che non abbiamo capito. Questa macchina è la stessa delle scorse gare, ci aspettavamo di essere più avanti. Già nelle prove libere avevamo molta difficoltà, non siamo riusciti a far funzionare le gomme, i piloti non hanno mai avuto fiducia, non sentivano la vettura. Qualcosa in questo weekend ci sta sfuggendo".

"I piloti oggi (sabato, ndr) non avevano fiducia... due decimi di fiducia però si trovano", aveva anche aggiunto. Sembrava un po' eccessivo scomodare Leclerc e Vettel, che anzi hanno guidato al meglio per evitare l'onta dell'eliminazione immediata in Q1. Domenica la partenza del monegasco è stata quasi commovente, per grinta e capacità di guadagnare posizioni, poi vanificata da una SF1000 col fiatone in rettilineo e da un lungo pit-stop per un problema idraulico.

"La macchina ha perso potenza rispetto all'anno scorso, la nostra più delle altre. Nella passata stagione alcuni limiti erano coperti dal propulsore", ha ricordato Binotto. Ma anche qui, toccando un campo minato: non si sono mai placati i malumori degli avversari per il propulsore 2019, considerato irregolare, e per l'accordo segreto con la FIA raggiunto in inverno. Da lì, il V6 ibrido del Cavallino è diventato il peggiore del Mondiale.

A Monza, nel prossimo round, con questo deficit motoristico si rischia un'altra Caporetto. Ma almeno in qualifica non ci saranno più mappature dedicate, asso nella manica Mercedes: "Sono curioso di vedere come cambieranno gli equilibri, avremo anche un pacchetto specifico", ha affermato Binotto. Ma è inutile aspettarsi miracoli, sull'autodromo brianzolo che per la prima volta ospiterà la F1 a porte chiuse. Senza tifosi, quindi, i quali saranno quantomeno risparmiate delusioni dal vivo: "Siamo i primi a essere dispiaciuti, lo siamo anche per loro", ha insistito Binotto parlando dell'attuale momento. "La responsabilità me la prendo io per primo, da team principal. ma la squadra malgrado la tempesta lavora unita. Dobbiamo trasformare la frustrazione in determinazione.

"Stiamo guardando al futuro, siamo concentrati nello sviluppo sul 2021 e sul 2022, cercando di far meglio di questa stagione". Peggio di così, in effetti, sembra difficile. Ma è davvero scontato che la rivoluzione regolamentare 2022 permetta alla Ferrari, a questa Ferrari, di tornare dove le compete?
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