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14 Nov 2018 [16:29]

Button-mania… ma la
vittoria è di squadra

Marco Cortesi

Jenson Button è il campione Super GT. Il pilota britannico ha meritato il successo, ma ha contato su un compagno in forma super, Naoki Yamamoto, stella in crescita del plotone Honda, con ambizioni da leader. Ci deve essere qualcosa di speciale in un pilota che, dopo essersi ritirato dalla Formula 1, si rimette in macchina per il Gran Premio di Montecarlo 2017 chiamato a sostituire un campione come Fernando Alonso impegnato nella 500 Miglia di Indianapolis. Ci vuole impegno e forza mentale. Bisogna avere ancora il fuoco. Diciamolo, Jenson Button in realtà non è mai stato pronto a ritirarsi.

Anzi, sia il fisico sia la testa, negli ultimi due anni sono rimasti quelli del campione. Di uno che ha ancora la fame necessaria per puntare a qualunque obiettivo e restando a piedi si sente frustrato, limitato. La decisione di partecipare al Super GT è stata un salto nel buio per Button, che è entrato in un campionato molto distante dalle altre serie nazionali GT o Turismo. Un DTM al cubo, con un livello tecnico altissimo, non calmierato dall’organizzazione e dalle mono forniture, e una battaglia, anzi una guerra, tra tante Case costruttrici di auto e gomme.

Con in più l’aspetto dell’endurance e una policy delle bandiere blu un bel po’ differente da quella europea. Nel Super GT si è sempre al cento per cento, sempre in qualifica, con situazioni di traffico dalla complessità incredibile, e anche le vetture della classe inferiore, quando sono in lotta, ci pensano tre volte a lasciare strada. Sono tante le variabili sconosciute anche a chi ha corso in Formula 1.

Per Button, come per tutti i “gajin” occidentali l’impatto è stato forte: nella prima gara di Okayama ha annaspato, perdendo posizioni, e anche se i tempi sul giro sono stati di alto livello, ha faticato a tenere il passo del compagno Naoki Yamamoto. Il quale, fortunatamente per il team Kunimitsu, era in totale stato di grazia. Il trentenne giapponese è famoso per conoscere una sola modalità di guida: attacco totale. Sempre a tavoletta, senza tirare il fiato. Anche per questa sua caratteristica si è compensato al meglio con Button, ma anche da solo ha stupito quest’anno, centrando, quarto pilota nella storia, la doppietta tra Super GT e Super Formula.

E’ sempre difficile scindere le qualità dei piloti, specie in un campionato in cui il livello generale è così estremo. Ma si potrebbe dire che Button è stato la mente, con una condotta di gara sicura e dei tempi eccellenti sul giro secco, e Yamamoto è stato il braccio, andando sempre al massimo e picchiando con la clava quando è servito. Button esce dal campionato facendo vedere di essere ancora un talento mondiale. Yamamoto vuole porsi come punto di riferimento principale della Honda, diventare l’uomo di riferimento per gli anni a venire. Aver retto, se non vinto, il confronto con una star europea, porterà acqua al suo mulino. Certo, in casa ha tanta concorrenza, a partire dal giovane Tomoki Nojiri, che insieme a Takuya Izawa avrebbe altrettanto meritato il successo.

Adesso però è Button-mania, giustamente, e molti sperano in una riconferma anche per l’anno prossimo, in cui potrebbe già arrivare una vettura rinnovata e con il motore anteriore come le rivali. Non si sa quanto Button voglia inserirsi e abbracciare la mentalità del sol levante, sposando questo tipo di gare a lungo termine. Ma nel 2019 tanti apprezzerebbero di rivederlo.
TatuusDALLARA