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3 Ott 2020 [17:17]

F1 e Red Bull senza Honda:
quali scenari, quali soluzioni?

Jacopo Rubino

L'annuncio della Honda di voler salutare la Formula 1 a fine 2021 è stato uno shock per l'intero Circus. Soprattutto, è ovvio, per la Red Bull che sarà costretta a cambiare power unit, per sé e per la sorella minore AlphaTauri. Ma partiamo dalle certezze: "Avendo firmato l'ultimo Patto della Concordia, Red Bull mantiene l'impegno a lungo termine in questo sport", ha sottolineato il team principal Christian Horner. Mica scontato, perché la prospettiva di ritrovarsi senza motore poteva (potrebbe) innescare scenari ancora più complicati. "La loro decisione ci pone delle inevitabili sfide, come squadra, ma eravamo qui già prima e con la nostra forza saremo ben preparati a reagire in modo efficace, come dimostrato in passato", ha rassicurato Horner. "Adesso ci prenderemo il tempo che ci è consentito per valutare e trovare la soluzione più adatta, per il 2022 e oltre".

Bisogna fare una premessa: non c'è tempo per sperare che entro quella data ci sia un altro fornitore pronto ad arrivare in F1. Neanche se ci fosse subito un concreto interesse, magari di quel gruppo Volkswagen che più volte è stato alla finestra, ma senza mai lanciarsi nell'arena. Anche se da lì proviene Stefano Domenicali, futuro amministratore delegato della categoria regina, che ha lavorato in Audi e poi è stato CEO di Lamborghini.

È un impegno che richiede una lunghissima preparazione, come suo malgrado la stessa Honda ha confermato partendo una stagione più tardi rispetto alle rivali Mercedes, Ferrari e Renault. Queste erano le uniche tre opzioni in griglia nel 2014, lo scenario si ripeterà nel 2022. Peccato, perché il ritorno dei giapponesi aveva portato aria fresca, aumentando la varietà del Mondiale. È però fazioso scagliarsi contro gli attuali 1.6 turbo-ibridi voluti dalla FIA, per motivare questo forfait: è stata una decisione dei vertici aziendali, slegata dai risultati in pista (che ormai erano più che positivi), figlia di altre priorità come il desiderio di investire sulla mobilità "green". Senza questi regolamenti, la Honda nel 2015 in F1 non sarebbe comunque tornata. Ma è giusto pensare al futuro ciclo tecnico, fissato per il 2026, e a come attirare un maggior numero di motoristi. Anche indipendenti, per essere meno sensibili alle strategie delle grandi case.

Tornando a oggi, la Red Bull sembra costretta a dover riallacciare i rapporti con la Renault, la quale con la McLaren di nuovo equipaggiata dalla Mercedes si ritroverà senza scuderie clienti. Il regolamento, in un caso del genere, "impone" ai francesi di essere la soluzione. Nel 2021 la power unit transalpina ha compiuto indubbi progressi, la Red Bull motorizzata dal vecchio V8 aspirato Renault ha dominato con Sebastian Vettel dal 2010 al 2013, ma le parti si lasciarono in malo modo a fine 2018, quando intanto la Toro Rosso (oggi AlphaTauri) era stata usata da banco prova Honda, che cercava il riscatto dopo il disastroso triennio insieme alla McLaren.

In poco più di un anno, Honda ha poi raccolto 5 vittorie: quattro con la scuderia maggiore e Max Verstappen, che ha spesso lodato il lavoro dei nipponici (e mai quello della Renault), una clamorosa a Monza con l'AlphaTauri e Pierre Gasly, giusto un mese fa. Non è da escludere che Verstappen possa aver voglia di guardarsi in giro, mancando un pilastro del progetto in cui ha creduto firmando fino al 2023. Ma queste sono solo ipotesi.

Per adesso non c'è stato alcun contatto, Renault in ogni caso ha aperto la porta agli ex partner: "Assolveremo a ogni dovere che emergerà da questa circostanza", ha confermato il responsabile Cyril Abiteboul ad Autosport. Collaborare di nuovo con Red Bull sarebbe strano, "ma bisogna guardare al bene di questo sport". La scadenza per una richiesta formale è quella della prossima primavera. Sempre che il gruppo austriaco non tiri fuori il coniglio dal cilindro, con qualcosa che non immaginiamo.
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