formula 1

Giro di qualifica a Suzuka
La FIA prova a limitare i danni...

Massimo Costa - XPB ImagesMalissimo a Melbourne, un pochino meglio a Shanghai grazie alla conformazione del circuito cinese....

Leggi »
formula 1

Pronta la Monumental del Madring,
la curva più lunga del Mondiale F1

Il Madring ha compiuto un altro importante passo in avanti nella sua costruzione con la pavimentazione della Curva 12, un el...

Leggi »
Regional European

Test a Hockenheim - Pomeriggio
Francot chiude al comando

Massimo CostaNel pomeriggio del secondo giorno di test, ma per 25 piloti si è trattato dell'unico giorno disponibile, su...

Leggi »
Regional European

Test a Hockenheim - Mattino
Al Dhaheri leader, Olivieri terzo

Massimo CostaLa pioggia ha dato il benvenuto a piloti e componenti delle squadre nel secondo giorno dei test FREC a Hockenhe...

Leggi »
Regional European

Ecco perché solo 5 piloti saranno
in pista il 1° giorno dei test ufficiali

Massimo CostaE' ufficialmente iniziata la stagione 2026 del Formula Regional European Championship. Ad aprire il sipario...

Leggi »
World Endurance

Famin nominato vicedirettore
delle competizioni di ACO

Michele Montesano - XPB Images Il riposo può attendere. Pochi giorni dopo aver lasciato l’incarico di vicepresidente di Alp...

Leggi »
4 Nov 2009 [11:18]

Il caso Toyota
Quando la F.1 non fa rima con business

Le grandi aziende non amano giocare, specialmente se il gioco è d'azzardo, e se la roulette è russa. Con la decisione di Toyota di eliminare il programma Formula Uno, è emerso ancora più prepotente il distacco tra i grandi costruttori e gli uomini che in loro rappresentanza hanno agito in Formula 1, e che nell'ora dei Consigli di Amministrazione hanno pagato dazio. Più di una persona si era chiesta, quando John Howett dichiarò "Toyota non accetterà mai un tetto al budget", quanto Akio Toyoda potesse essere d'accordo con una linea di pensiero del genere, tanto più quando, nonostante l'azzeccata trovata del doppio diffusore, la prima vittoria tardava a venire.

La F.1 sta vivendo da qualche anno il più grande successo di sempre, con eventi di grande visibilità, dai grandi numeri. Una Formula Uno in cui però, almeno in apparenza, chi sta guadagnando non coincide con chi ha investito per molto tempo. C'è un netto scollamento tra la F.1 dei grandi manager e chi, detto brutalmente, ci ha messo i soldi. Il successo mediatico e politico non ha posto in un bilancio se non fanno rientrare dagli investimenti. Ad esempio, ci si chiede quanto i successi clamorosi di Abu Dhabi e Singapore (anche grazie ai concerti che forse hanno un po' gonfiato i numeri) abbiano effettivamente impattato sulle vendite delle auto per i grandi costruttori impegnati nel mondiale. Sul core business che, specie in momenti di crisi, è quello che conta in un consiglio di amministrazione.

L'uomo della strada vede le gare, magari restando particolarmente entusiasmato, ma non compra perché è affascinato dallo show, dal contorno, come si entusiasma per l'ultima puntata del Grande Fratello, nulla di più. Si rimane a bocca aperta per una grandeur fine a sé stessa, per un trionfo indiscutibile, ma in buona parte autoreferenziale. Da qui le gare in capo al mondo, agli orari più strani, che scalfiscono i mercati superficialmente. Specie se, spesso e volentieri, non si riesce a portare in pista un pilota nazionale, preferendo muoversi nell'ottica promozionale di questa o quella serie minore anziché di chi paga lo stipendio. In USA si dice che chi vince la domenica debba vendere il lunedi. D'altronde un tifoso di Dale Earnhardt Jr non comprerebbe mai una Toyota, sua marca rivale. Difficile pensare lo stesso per il pur ottimo Timo Glock, che è solo un esempio per fare capire la china che le cose hanno preso.

Marco Cortesi
TatuusTRIDENTWSKF4ItaliaF4 SpanishEurocup3G4RacingCampos RacingRS RacingCetilar