Da Roma - Michele Montesano
Nella prossima stagione, la
Formula E tornerà a parlare anche un po' d’italiano grazie a
Bridgestone, quale fornitore unico di pneumatici delle nuove
monoposto Gen4. Il costruttore giapponese ha infatti dovuto lavorare, affrontando nuove sfide, per preparare gomme in grado di sopportare una potenza di 600 kW, la trazione integrale e una velocità massima di 335 km/h.
A sviluppare i nuovi
Potenza Gen4, nelle specifiche
All Weather e Typhoon per la pioggia, ha contribuito in maniera determinante anche il centro di ricerca e sviluppo
Bridgestone di Roma, a Castel Romano.
Proprio nella struttura italiana abbiamo incontrato
Emilio Tiberio, Executive Officer of Bridgestone Corporation, Chief Technology Officer e Member of the Board di Bridgestone, per approfondire il lavoro svolto sulla nuova generazione di pneumatici e il ruolo della tecnologia italiana nel programma Formula E.
Quanto è stato importante il centro di sviluppo di Roma nello sviluppo dei nuovi pneumatici per la Formula E Gen4?
“È un polo fondamentale. Abbiamo lavorato alla progettazione congiuntamente con Tokyo, sfruttando le sinergie tra i due centri e arrivando di fatto allo stesso prodotto. La cosa che ci ha maggiormente inorgoglito è stata constatare quanto gli pneumatici sviluppati e prodotti qui a Roma siano identici a quelli realizzati a Tokyo. A seconda della location in cui verranno disputati gli E-Prix, saremo poi noi di Roma o il team di Tokyo a fornire gli pneumatici. Per Bridgestone, questo rappresenta un pilastro importante nell'ambito della Formula E”.
Bridgestone dispone quindi di una rete globale di centri che lavorano sullo stesso progetto?
“Esattamente. L'unica eccezione è il polo americano, che rimane completamente dedicato alla IndyCar”.
A Roma, oltre al centro di sviluppo, avete anche un simulatore molto avanzato. Quanto ha contribuito la simulazione al progetto Formula E?
“La simulazione ha avuto un ruolo fondamentale. In generale disponiamo di tecnologie molto avanzate sia a Roma che a Tokyo e le abbiamo utilizzate in tutte le fasi dello sviluppo. Siamo partiti dalle mescole, sviluppandone più di 20, e attraverso la simulazione siamo poi riusciti a convergere su una mescola per il pneumatico da bagnato Typhoon e su una per il Potenza All Weather”.
Avete poi verificato sul campo la coerenza tra gli pneumatici sviluppati in Italia e quelli realizzati in Giappone?
“Non abbiamo effettuato il test ad Aprilia, dove abbiamo il nostro circuito di prova. Siamo andati noi da loro e abbiamo provato sia le gomme sviluppate a Roma che quelle sviluppate e realizzate in Giappone. Abbiamo riscontrato una consistenza e una somiglianza davvero incredibili tra i due pneumatici”.
Bridgestone arriva in Formula E con una lunga esperienza nelle monoposto, dalla Formula 1 all'IndyCar. Quanto è diversa la progettazione di uno pneumatico per una monoposto elettrica rispetto a una vettura termica?
“La coppia della monoposto Gen4 è incredibilmente più alta rispetto a quella di una Formula 1. È una caratteristica tipica dei veicoli elettrici che riscontriamo anche nello sviluppo degli pneumatici per le vetture stradali. La motorizzazione elettrica comporta inoltre un peso maggiore e, di conseguenza, aumentano sia l'abrasione sia la deformazione del battistrada e della mescola”.
Come avete affrontato queste sollecitazioni?
“Abbiamo lavorato sul matching tra il disegno del battistrada e la mescola. Non sono mai stati sviluppati separatamente, ma sempre insieme. È una caratteristica del nostro metodo di lavoro che ritroviamo sia negli pneumatici della IndyCar e delle altre formule alle quali partecipiamo, sia nello sviluppo degli pneumatici destinati ai veicoli di serie”.
Per la prima volta nella serie elettrica ci saranno due tipologie di pneumatici: il Potenza All Weather e il Typhoon da bagnato. È stata una decisione di Bridgestone oppure della Formula E?
“È una scelta dettata dalla Formula E. Nello sviluppare uno pneumatico da bagnato, considerati i precedenti, non avevamo riferimenti diretti. Siamo quindi partiti da un vero e proprio foglio bianco. L'obiettivo era innanzitutto garantire la sicurezza, fin dalle prime fasi dello sviluppo, ma anche lo spettacolo e, soprattutto, condizioni il più possibile uguali per tutti i team”.
Questa soluzione dovrebbe permettere di gestire meglio anche le differenti condizioni meteorologiche che caratterizzano i vari E-Prix?
“All'inizio della storia della Formula E, vuoi per il calendario vuoi per le location utilizzate, non ce n'era particolare bisogno. Con il passare delle stagioni, però, ci sono state alcune gare sul bagnato che, pur essendo spettacolari, sono state piuttosto difficili da gestire. Con questa nuova generazione di monoposto ci sarà sicuramente molto da divertirsi”.
Un altro aspetto particolare è che in Formula E non sono previste soste ai box per cambiare gli pneumatici. Quanto ha influito questo elemento sulla progettazione e sulla durabilità del battistrada?
“Chiaramente lavoriamo con un margine. Cerchiamo sempre di avere un buon margine sia in termini di durabilità e usura sia per quanto riguarda la performance. È però necessario trovare il giusto bilanciamento, perché aumentando la massa dello pneumatico si perdono diversi fattori, a partire dalla resistenza al rotolamento”.
La riduzione della resistenza al rotolamento è un elemento fondamentale?
“Assolutamente sì, l'efficienza energetica è particolarmente importante. Anche per questo lo spessore del battistrada è stato ridotto proprio per ottimizzare la massa e migliorare l'efficienza dello pneumatico”.
Avete quindi lavorato anche sulla struttura dello pneumatico per contenere il peso, senza sacrificare le caratteristiche necessarie alla Gen4?
“Sì, l'obiettivo è proprio trovare il giusto bilanciamento. Se aumentiamo la massa dello pneumatico abbiamo conseguenze sulla resistenza al rotolamento e quindi sull'efficienza complessiva. Per questo abbiamo ridotto lo spessore del battistrada, così da ottimizzare la massa mantenendo le caratteristiche necessarie in termini di prestazioni e durata”.
Ora arrivano i primi test con le Gen4. Che cosa vi aspettate dalle prove?
“Adesso facciamo sul serio. Sono entusiasta all'idea di iniziare questa nuova fase ma, allo stesso tempo, sono sicuro e fiducioso del lavoro che abbiamo fatto. Abbiamo sviluppato questi pneumatici con grande attenzione, sfruttando le competenze dei nostri centri di Roma e Tokyo. Ora sarà la pista a dirci quanto siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati”.